Sarajevo, l’assedio nella guerra in Bosnia ed Erzegovina

Quando si parla di guerra, nulla all’orizzonte fa sperare a qualcosa di buono.

Ne Il Ponte Tradito: Religione e Genocidio in Bosnia, Michael A. Sells scrisse:

“[…] Durante una delle “selezioni” condotte dai militanti serbi a Sarajevo, un vecchio serbo di nome Ljubo si rifiutò di lasciarsi separare dai suoi amici e vicini musulmani; fu picchiato fino alla morte sul posto”.

L’assedio alla città di Sarajevo, 5 aprile 1992- 29 febbraio 1996, fu il più lungo e logorante della storia bellica di fine Ventesimo secolo. La guerra in Bosnia ed Erzegovina scoppiò a causa della grande frammentazione etnica dei territori riuniti sotto il governo Jugoslavo, formatosi dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Alla morte del dittatore Tito, che era riuscito a contenere le varie spinte nazionalistiche, la situazione degenerò.

Come spesso accade le maggiori conseguenze le dovettero pagare i civili, per colpa delle morti e delle migrazioni forzate la popolazione fu ridotta a 334.664 unità, ovvero il 64% della popolazione pre-bellica.

 

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