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La cosa più preziosa che puoi ricevere è la prevenzione

La Nottingham Trent University (NTU), a Nottingham, Inghilterra, ha presentato un wearable, un dispositivo indossabile che monitora e individua in tempo reale cambiamenti nelle cellule tumorali.

Non il primo presentato sul mercato: il suo predecessore è il cerotto piezoelettrico a ultrasuoni, in grado di rilevare anomalie di circa 3 millimetri di larghezza del tessuto mammario

Ero poco più che un’ adolescente quando ho fatto il mio primo controllo dal senologo: quel giorno indossavo una maglia da calcio rossa con un lupetto nero e un pantalone sportivo nero. Ero in 2° liceo.

Mentre i miei compagni di classe parlavano della loro estate tra feste, gite a largo e amori, io tacevo, io restavo in silenzio: quell’estate mia madre scoprì di avere un tumore e di dover subire un’operazione; alla fine la squartarono come un vitello dal seno fin dietro a una scapola. Le raschiarono via la parte malata lasciandole un seno più piccolo dell’altro.

E a distanza di mesi io sotto la doccia, reduce da ciò che aveva vissuto mia madre, scoprivo di avere un nodulo vicino al seno sinistro, della grandezza di una nocciola, che poi ho scoperto fosse solo una cisti di grasso. Mia madre non era stata fortunata quanto lo ero stata io, lei ritornava dalle radioterapie stanca, diafana, senza anima.

Mi sentivo in colpa pur non avendo colpa di nulla. Non io. Lei aveva sempre tenuto sotto controllo la sua salute, eppure da un anno all’altro qualcosa era andato storto, qualcosa era esploso in lei. “Diamine, che fortuna!”, pensai quando di rientro dal classico controllo di routine le avevano detto che avrebbe dovuto organizzare la sua convalescenza post operatoria: “l’abbiamo preso giusto in tempo signora”, quanto odiai questa frase e ogni qual volta la sentivo, un peso schiacciava il mio petto, il mio stomaco, il mio sesso, mi sentivo come una pallina strizzata tra i denti di un cane.

A distanza di anni ne è uscita, più o meno indenne, ma a cadenza annuale ora, dapprima mensile, poi bimestrale, poi semestrale, si sottopone a visite, controlli, analisi specialistici – dall’ospedale si rientra sempre con il terrore sotto il braccio -. 

Se non avesse scelto la prevenzione, chissà ora dove sarebbe e se ci sarebbe. Se avesse scelto di ignorare quel controllo gratuito, quella mammografia, forse io non avrei più potuto abbracciare mia madre e mi sarei maledetta a vita per non aver creduto nelle malattie silenti.

Ed è da allora che faccio io in primis e la mia famiglia in secundis, della prevenzione la maggior alleata: che sia una sciocchezza o un evento gravoso, ciò che ci capita, il suo corso o il suo decorso, son anche dettati dalla nostra capacità di reazione e dal trarre insegnamenti. 

Seppur banale, è così reale e attuale la famosa espressione che recita “prevenire è meglio che curare”; mai sottovalutare, mai lasciar correre, mai chiudersi a riccio nella propria paura. Man forte sono i controlli annuali, le visite specialistiche, le ecografie, le mammografie; negli ultimi anni la scienza sta continuando la sua ascesa verso il progresso: la novità del momento è il wearable della Nottingham Trent University.

Sarà (è un dispositivo già prodotto, ma prossimo ai test clinici) un dispositivo di piccole dimensioni che potrà essere inserito in un reggiseno già acquistato, oppure del tutto incorporato in un reggiseno creato appositamente. Il dispositivo rileverà il liquido presente nelle cellule del tessuto mammario (le cellule tumorali sono più dense e meno ricche di acqua rispetto a quelle sane): i dati saranno a portata di click, siccome una volta raccolti verranno inviati sullo smartphone della paziente.

«Il tumore al seno può crescere molto velocemente», spiega Yang Wei, ingegnere elettronico alla NTU: «A volte un millimetro in sei mesi, altre volte due millimetri in sei settimane. Con questo dispositivo riusciremo a monitorarne la velocità di crescita». (Fonte: https://www.focus.it/scienza/salute/dispositivo-indossabile-tumore-al-seno )

Un ulteriore passo in avanti per noi e per la salute del nostro corpo. Un’ ennesima arma nelle nostre mani. La cosa più preziosa che possiamo ricevere è la prevenzione. Non sprechiamo il dono che noi siamo, #preveniamo.  

Antonietta Della Femina

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Antonietta Della Femina

Classe ’95; laureata in scienze giuridiche, è giornalista pubblicista. Ha imparato prima a leggere e scrivere e poi a parlare. Alcuni i riconoscimenti e le pubblicazioni, anche internazionali. Ripete a sé e al mondo: “meglio un uccello libero, che un re prigioniero”. L’arte è la sua fuga dal mondo.
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