I Cavalieri dello Zodiaco: quando la mitologia greca diventa animazione epica

La saga di I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya) non è soltanto un classico del fumetto e dell’animazione giapponese: è la prova di come un autore possa prendere una tradizione millenaria e trasformarla in una narrazione epica e profonda che parla alle generazioni contemporanee.
Masami Kurumada, l’autore del manga originale pubblicato tra il 1985 e il 1991, costruisce un universo in cui gli dèi greci non sono leggende lontane, ma presenze vive che intrecciano il loro destino con quello dei protagonisti.
Miti, stelle e lotta per la giustizia
Il cuore della storia — sia nel fumetto sia nella serie animata, resa popolarissima in Italia negli anni Ottanta — è una trama epica di scontri, valori eroici e tensioni cosmiche: giovani guerrieri scelti chiamati Saint combattono sotto le insegne delle costellazioni per proteggere Atena, la dea greca della saggezza e della guerra giusta, incarnata da Saori Kido nella saga classica.
Questi guerrieri indossano armature chiamate Cloth legate alle costellazioni (non solo quelle dello Zodiaco, ma anche molte altre), e il loro potere deriva dal Cosmo, una forza interiore che ricorda la connessione tra mortale e destino cosmico. Questo elemento di “energia universale” non è mitologico in senso stretto, ma richiama l’idea classica che gli astri influenzano il cammino dell’uomo, un tema caro all’astrologia e alla visione greco-romana del mondo.
Dal mito di Pegaso alla scelta dei guerrieri
Il protagonista Seiya, Cavaliere di Bronzo di Pegaso, prende il nome da una delle creature più celebri della mitologia greca: Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue di Medusa dopo che Perseo l’eroe la uccise. Nella leggenda, Pegaso simboleggia la forza libera e indomita dei cieli, mentre nella serie il suo potere è incarnato nella furia e nell’audacia del suo portatore.
Questa appropriazione e rielaborazione mitica non si limita alle costellazioni: Saint Seiya inserisce nel suo universo figure divine come Poseidone, il dio del mare, o Ade, signore degli inferi, come antagonisti principali nelle saghe successive, dando loro motivazioni e ruoli narrativi che rispondono alla logica drammatica dell’opera, non sempre aderendo in modo fedele ai miti originali.
Tra generazioni divine e guerrieri terreni
Nella serie i singoli dei dell’Olimpo — Atena, Poseidone e Ade in primis — combattono attraverso eserciti schierati di guerrieri potenti che riflettono, con nomi e simbolismi, figure della tradizione mitologica (come Scilla tra i Generali marini di Nettuno).
È importante notare che Kurumada non si limita a trasporre i racconti greci “così come sono”: piuttosto, li rilegge e li piega alla logica narrativa di un manga d’azione. Il concetto di “Saint” non esiste nella mitologia classica come ordine di guerrieri di Atena, così come la guerra tra divinità e umani in termini di “lotta per il destino dell’umanità” è un’idea originale dell’autore.
Questa libertà creativa è l’elemento che ha reso Saint Seiya tanto affascinante: la sensazione di guardare i miti greci come se fossero vivi nel XX secolo, calati in un mondo in cui gli eroi indossano armature luccicanti e scatenano tecniche di potenza cosmica.
Nel manga e nell’anime dei Cavalieri dello Zodiaco risiede la forza di una narrazione che sa rendere eterna la mitologia greca attraverso il linguaggio dell’azione, dell’amicizia e del sacrificio. Non si tratta solo di prendere riferimenti antichi: è il modo in cui quei simboli vengono proiettati in un mondo moderno (o moderno-fantastico visto che pur essendo ambientato nel ventesimo secolo, ci sono diversi elementi anacronistici nella serie) che trasmette ai lettori e agli spettatori una sensazione di continuità tra mito e contemporaneità. E forse è proprio questo ponte tra epoche a spiegare il successo duraturo dell’opera, da quando debuttò sulle pagine di Weekly Shōnen Jump fino alle nuove generazioni animate su piattaforme come Netflix.
Marco Della Corte
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