Effetto Mandela: quando la mente gioca brutti scherzi

E se un ricordo ben chiaro nella mente, in realtà, non fosse mai esistito?
Questo fenomeno è condiviso da diverse persone e ha un nome: effetto Mandela.
Il nome nasce proprio dal caso di Nelson Mandela negli anni 2000. Si diffuse, infatti, l’idea che morì in prigione negli anni ‘80 con funerali trasmessi in televisione. In realtà, Nelson Mandela fu liberato nel 1990 e la sua morte avvenne nel 2013.
Ma perché accade questo nel nostro cervello?
La mente umana registra ogni pensiero o dettaglio, anche quello più insignificante che nessuno noterebbe, ma anche lei può sbagliare.
Il falso ricordo, o anche detto effetto Mandela, è un fenomeno psicologico in cui diverse persone condividono un evento distorto, che sia storico o culturale. Insomma, si è convinti che qualcosa sia avvenuto in maniera diversa dalla realtà, e questo viene inserito nel cervello e alimentato da credenze o idee esterne.
La psicologia cognitiva suggerisce diverse ipotesi sulla causa di tale fenomeno, per esempio il fatto che la memoria non registri perfettamente tutti gli eventi, ma ricostruisca ricordi man mano che vengono richiamati alla mente. Anche la suggestione sociale ha un ruolo importante per l’effetto Mandela, infatti tendiamo a incorporare un’informazione, anche se è sbagliata. Altro motivo potrebbe essere “colmare i vuoti” del cervello con ricordi parziali o alternativi alla realtà, che appaiono giusti.
Nel 2009 Fiona Broome capì che sia lei che altre persone ricordavano erroneamente che Mandela fosse morto in prigione negli anni ‘80, quando invece è accaduto nel 2013. Fu così che venne nominato tale fenomeno.
Se vi state chiedendo quanto sia grave l’effetto Mandela, la risposta è molto semplice. I falsi ricordi sono normali e fanno parte della memoria umana, ma dimostrano quanto possiamo essere sicuri su qualcosa e sbagliare ugualmente.
Addirittura, si è studiato questo fenomeno relativo a propaganda, disinformazione e dinamiche dei social media. La psicologa Elizabeth Loftus ha esaminato la possibilità, e soprattutto la facilità, di impiantare falsi ricordi attraverso suggestioni. Infatti, alcune persone, se indotte, possono ricordare eventi mai accaduti.
Questo diventa particolarmente inquietante applicato, per esempio, alle testimonianze nei processi giudiziari.
Insomma, l’effetto Mandela è un fenomeno che tutti abbiamo provato ed è la dimostrazione che la memoria non è sempre affidabile e, soprattutto, è influenzabile dagli agenti esterni.
Martina Maiorano
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