Donne e letteratura

Quante sono le autrici presenti nei libri scolastici?
I dati parlano chiaro; il 91% dei programmi universitari di letteratura italiana è composto da autori.
Come riportano i dati raccolti da Marianna Orsi, nel saggio FADING AWAY: WOMEN DISAPPEARING FROM LITERATURE TEXT BOOKS (In Female Cultural Production in Modern Italy a cura di Sharon Hecker e Catherine Ramsey – Portolano), solo uno scarso 9% resta alle autrici.
Le donne sono assenti anche dai libri: qui, come risulta da una indagine sulle antologie di letteratura italiana, la rappresentanza femminile va dal 2,74% all’8,83%.
Nei programmi scolastici italiani le scrittrici sono marginali, o quasi assenti; nel campo della letteratura straniera le cose non vanno meglio. Jane Austen e Viriginia Woolf risultano le presenze più ricorrenti.
Ma chi decide cosa si deve studiare?
Le case editrici scolastiche, i curatori delle antologie e i docenti universitari, con gli insegnanti che collaborano ai manuali rappresentano i “costruttori” del canone pratico. Sono loro a decidere quanto spazio dare a ciascun autore, quali brani inserire, quali figure presentare come centrali o marginali.
Nel 2022 Johnny L. Bertolio ha pubblicato con la Loescher, Controcanone, con il sottotitolo “La leetteratura delle donne dalle origini a oggi” (con percorsi tematici su altri “esclusi dal canone”).
Il 9 aprile 2026, è invece stato da lui pubblicato, il saggio “L’ha scritto lei, ma … Perché a scuola non si studiano le autrici”.
Un percorso attraverso il quale Bertolio mostra come il canone della letteratura italiana sia il risultato di scelte culturali, politiche e di genere.
Si tratta di un impianto costruito nell’Ottocento maschilista, patriottico e coloniale.
Di chi sono le responsabilità?
Come aveva sostenuto in passato la Murgia:” Le donne che scrivono sono […] sottovalutate dai loro stessi colleghi scrittori. […] C’è un costume maschile diffuso nel giornalismo, nell’editoria e nelle università, che ha delegittimato e delegittima tuttora le nostre scrittrici e la loro opera”.
Marina Zancan, pioniera degli studi accademici sulle scrittrici in Italia ha ribadito come gli studi di Croce – un attentissimo lettore di opere prodotte da autrici italiane ed europee – siano suddivisibili in due fasi, o meglio due movimenti nel funzionamento della tradizione critica e storiografica italiana.
La prima si sviluppa dal 1905 al 1915, dall’anno della fondazione della rivista «La critica» alla stampa dei primi volumi della «Letteratura della nuova Italia»; la seconda fase comprende i lavori sulla poetessa cinquecentesca Isabella Morra del 1929, fino alla pubblicazione delle «Lettere familiari» di Veronica Franco.
Se è vero che egli ha dedicato i suoi studi anche ad autrici occorre però ribadire che le leggeva attraverso categorie considerate femminili quali:
- Grazia
- Sensibilità
- Delicatezza
- Emotività
- Moralità domestica
mentre per gli autori si trattava di tenere in considerazione altri parametri quali:
- Forza creativa
- Filosofia
- Universalità
- Grandezza storica
Non è troppo tardi per riscrivere la storia, ridare voce a chi ha contribuito a costruire una letteratura universale fatta di voci femminili, non solo di uomini.
Marika A. Carolla
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