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I diritti conquistati da donne per le donne

“Non sono così ingenua da pensare di voler abolire la prostituzione. La legge dello Stato non deve però tollerare il traffico delle donne e l’iscrizione in liste dalle quali non si può uscire”.

Sono queste le parole della Senatrice Angelina Merlin che fu la promotrice e prima firmataria della Legge 20 febbraio 1958, n.75 che vide l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia, ordinando la chiusura delle case chiuse e combattendo lo sfruttamento della prostituzione.

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, oltre 560 case di prostituzione autorizzate in Italia furono chiuse, furono eliminati i registri speciali delle prostitute e l’obbligo di controllo sanitario.

Chi era la Merlin?

Angelina Merlin nasce il 15 ottobre del 1887 in provincia di Padova.

Laureata in lingue e letteratura francese si dedica all’insegnamento, quando il fascismo le impone di prestare giuramento al regime, lei si rifiuta e viene mandata al confino in Sardegna. Attiva nel partito socialista collabora con Matteotti, Turati. Durante la guerra partecipa alla Resistenza da partigiana, contribuendo a formare gruppi di difesa delle donne. La Merlin è stata una delle 21 donne elette nell’Assemblea Costituente nel 2 giugno 1946. Questa rappresentanza femminile è stata fondamentale per la democrazia italiana, garantendo l’inclusione dei diritti femminili e sociali nella Costituzione. Tutte parteciparono attivamente alla stesura della Carta (in particolare nella Commissione dei 75), battendosi per uguaglianza formale e sostanziale.

Oria Gargano, femminista e fondatrice della Cooperativa sociale Befree, in una intervista ribadiva come:

“ Quello che fece la Merlin non fu l’abolizione della prostituzione in sé, ma proibì lo sfruttamento della donna. […] Quando sono state chiuse queste case chiuse che pagavano le tasse allo Stato, ci furono dei grossi movimenti di protesta da parte anche di persone molto importanti, famose.”

Le case chiuse mantenevano l’ordine privato familiare soddisfando i bisogni dei mariti, rappresentavano la prima esperienza sessuale dei giovani spesso accompagnati dai padri.

Di grande dolore e profondo rammarico sono le numerose lettere che moltissime donne inviarono alla senatrice Merlin sulla fine degli anni 50 del secolo scorso, dove esprimevano preoccupazione per il futuro e su un eventuale impiego, difficile poi da trovare a causa del pregiudizio e dell’isolamento al quale erano destinate.

Si tratta di donne vittime di violenza, raggirate, usate e costrette a una vita di miseria per poter allevare figli frutto di quegli abusi.

Di seguito una missiva presente nel libro Lettere dalle case chiuse  a cura di Lina Merlin e Carla Barberis.

Sulla situazione delle ragazze delle case, le lettere che si pubblicano sono un’eloquente testimonianza. La voce delle sventurate si eleva da queste pagine a esprimere col pathos che circonda la denuncia di una sconfitta, la condanna di una società che le ha condannate. Servano queste lettere a far riflettere colore che, di fronte al problema, si sono dimostrati scettici sulla bontà della mia iniziativa, e a confortare quanti auspicano che il nostro Paese rimuova i pregiudizi che lo legano alle peggiori tradizioni del passato. Linda Merlin.

B., 27 Gennaio 1951

Signora Deputatessa Merlin

Io ò saputo dalle mie compagne della legge che fà per noi prostitute. Io non me ne intendo; sono una povera donna che faceva la serva e sono delle campagne di C. e vorrei tornarci a fare la serva o la contadina non questo mestiere che mi fà schifo. Ero a M. e M. mi faceva terrore e io uscivo poco, avevo paura dei trammi e delle macchine, ma un giorno uscivo e incontrai uno che mi si mise dietro a camminare dietro. 

I miei padroni tutte le sere facevano cene, ballavano e poi si baciavano e anche con le mani non stavano fermi bene e io pensai che fare all’amore non era peccato e mi ci misi con un giovanotto che non parlava come noi di C. Ma un giorno mi portò nella sua camera perché disse «ò male allo stomaco». Ma altroché male lui, mi prese e mi cosò anche mentre io piangevo e dissi «ò paura ò paura». Poi non mi à sposato e mi à fatto fare il figliolo. Io sono prostituta perché i padroni non mi rivolevano e loro erano come me e peggio e si facevano sempre cornuti fra elli, ò paura di venire via per la fame e per chiedere per dono alla famiglia che sono onesti fratelli e sorelle. Però a C. sarei felice, ci sono nata, c’è l’aria sana, gli olivi e la vendemmia e anche i contadini mi volevano bene.

M’aiuti Signora Deputatrice, io voglio salvare mio figlio.

Seguono cognome, nome e indirizzo.

Quali sono i dati attuali in merito alla prostituzione?

Secondo un rapporto Istat, in Italia, la prostituzione è un mercato da 4,7 miliardi di euro. Un business che interessa circa 3 milioni di italiani e che nel 2022 vedeva impegnate 90 mila lavoratrici stabili e 20 mila occasionali, che ricorrevano al sesso a pagamento solo in caso di necessità economiche. 

Le associazioni del settore ritengono spesso i governi direttamente responsabili per le difficili situazioni che vivono molte prostitute, accusando una mancanza di politiche efficaci per sostenere le persone vulnerabili, come sussidi sociali, accesso all’istruzione e assistenza sanitaria.

La strada da percorrere è ancora tanta, ma guardare al passato e vedere da dove tutto è iniziato resta fondamentale.

Marika A. Carolla

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Marika Carolla

Classe 95. Ha conseguito la maturità classica e poi una triennale in Lettere Moderne. Ha pubblicato nel 2016 la sua prima raccolta poetica "Nugae" e proseguito con gli studi, diplomandosi in Regia e Sceneggiatura presso la Roma film Academy. La sua passione per la conoscenza e la scrittura l' hanno spinta a conseguire la laurea magistrale in filologia moderna alla Federico II di Napoli con lode. Scrivere è per lei, dedizione, coraggio, e vita.
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