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Henné, amore mio: il toccasana di cui non sapevi di aver bisogno

Appassionate di chiome sane, forti e lucenti, aprite bene le orecchie: se cercavate qualcosa che rivoluzionasse davvero la vostra hair care routine, eccovi accontentate. Ed è tutta naturale.

Avrete senza dubbio sentito parlare della Lawsonia inermis, più conosciuta a noi comuni mortali come henna o henné, una pianta dalla quale, tramite essiccamento, si ottiene una polvere sottile dal potente effetto tintorio.
Solitamente, il colore che lo contraddistingue è un rosso ramato, il quale può essere miscelato ad altre erbe per alterarne la tonalità e l’intensità, come nel caso dell’indigo o dell’amla, se si volesse scurire, o la Cassia obovata, anche detta henné neutro, per smorzare il rosso ed ottenere un risultato più chiaro. 

Utilizzato in moltissime culture indiane e nordafricane, è l’ingrediente principale per tatuaggi temporanei su mani e piedi, come i famosi ed estremamente estetici mandala che noi appassionati, almeno una volta nella vita, abbiamo riprodotto a casa riportando risultati alquanto deludenti.

Ma il meglio delle sue proprietà coloranti, e non solo, viene dimostrato  nella cura  dei capelli.
L’henné, come detto in precedenza, tinge.
Eccome se tinge. Fidatevi di una ex hennina.
Ed è proprio per questo che, soprattutto con l’avvento del bio nel settore cosmetico, sempre più persone hanno deciso di abbandonare definitivamente il chimico per godere delle proprietà benefiche di questa polvere magica.

Sì, perché oltre a donare riflessi ramati più o meno intensi a seconda di quanto lo si tenga in posa, l’henné si lega naturalmente al fusto del capello, andando ad inspessirlo. L’effetto che si ottiene una volta rimosso l’impacco è quello di una chioma più corposa, luminosa, e visibilmente meno danneggiata.
Più si utilizza, più la qualità del capello migliora.
Ma.
Come sempre, c’è un grande ma, che va a toccare temi di armocromia e di quali tonalità facciano risaltare naturalmente il nostro viso, incorniciandolo.

Non è una tinta, non ci dà la sicurezza di ottenere il risultato sperato o che ci valorizzi.
Ogni volta che si ritoccano ricrescita e lunghezze, è sempre un terno al lotto.
Che colore uscirà? Sarà uniforme? Il residuo andrà via dall’asciugamano o rischio l’ira di mia madre?
Domande che, posso assicurare, durante l’attesa della posa sono più che legittime.
È anche  vero che, dopo una preghiera con annesso cero acceso alla Madonna, il risultato sarà, nella maggior parte dei casi, più che ottimale.
Questo all’inizio. Perché, hennando sempre di più, ci si imbatterà nella croce principale di chi sogna un bel rosso irlandese: la stratificazione.

Più andiamo ad aggiungere prodotto sui nostri capelli, più questi risulteranno scuri.
L’henné non schiarisce, nemmeno sul colore naturale, il processo è irreversibile, a meno che non si ricorra alla decolorazione o al più delicato – ma non innocuo – color remover.
Si può provare a rallentare il processo accorciando i tempi di posa dell’impacco, smezzando con la cassia, o aggiungendo il balsamo per creare la Sherazade, una maschera riflessante più leggera rispetto all’henné puro.

Fonte: La Saponeria


I più impavidi hanno provato tecniche di destratificazione che sfiorano l’ortodosso, sottoscritta compresa.
Maschere di olio di cocco e burro di karité, spray con acqua e camomilla, curcuma e cannella che hanno unicamente tinto di giallo la cute l’una e profumato di biscotto l’altra.
Certo, il colore scarica, ma ci vuole molto tempo per tornare ad una base abbastanza neutra.
Tutto, poi, per ricominciare da capo e raggiungere, seppur per un effimero lasso di tempo, il colore dei sogni.
 
E sarò folle, ma a parlarne mi sta tornando voglia di pasticciare con cucchiaio e ciotola, rigorosamente in legno per non alterare la composizione chimica di quella polvere che sì, porta tante magagne, ma anche grandi soddisfazioni.

Provare per credere.

Ilaria Aversa

Ilaria Aversa

Classe 1996, Ilaria Aversa nasce a Sorrento in un lunedì di giugno. Fortemente convinta che la pasta sia il suo unico credo, si è laureata in Storia dell'Arte, dimostrando di sapersi concentrare ed impegnare seriamente, ogni tanto. Ama prendersi poco sul serio, infatti la sua massima più ricorrente è "Almeno sono simpatica". O, almeno, lo spera.

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