Curami con la musica

La musica ci accompagna dal nostro primo giorno di vita e, parliamoci chiaro, non ne possiamo fare a meno.

Ma non tutti conoscono i benefici che dà sia al corpo che allo spirito.

“La musica è mistero. Può dare conforto all’anima. Può infiammare e far irritare. È una delle più importanti cose inutili del mondo” affermava il musicista brasiliano Caetano Veloso e non aveva tutti i torti: può dare conforto all’anima ma, senza che ce ne accorgiamo, anche al nostro corpo. Ma in che modo?

Indifferentemente dal tipo di musica che si ascolta, il nostro cervello rilascia una maggiore quantità di dopamina che induce il nostro corpo a rilassarsi ed avere anche più fiducia in noi stessi ogni giorno.

Grazie anche all’aiuto dell’ossitocina (ormone dell’amore) ascoltiamo più e più volte i nostri brani preferiti. Meglio del sesso, no?

Si registra un aumento del battito cardiaco e modifiche sulla pressione sanguigna, modifiche tali da renderla stabile riducendo il rischio di malattie cardiache.

Non a caso, gli sportivi prima di una competizione si isolano ascoltando musica e, grazie ad essa, acquistano energia per la gara da svolgere.

Come ribadito prima, il genere musicale è indifferente, ma il diritto di prelazione lo possiede la musica classica.

Secondo alcuni studi effettuati, la musica classica favorisce il sonno; una buona dormita riesce a stabilizzare il sistema immunitario.

Favorisce l’apprendimento in tutte le sue forme rendendo gli alunni più concentrati e più attenti sulla lezione.

Collegato alla memoria e alla concentrazione è quello che viene definito “Effetto Mozart”.

Questo effetto, teorizzato dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher alzerebbe temporaneamente il QI intellettivo di un individuo dopo aver ascoltato la Sonata in re maggiore per due pianoforti KV 448 di Mozart.

Altro esperimento importante fu effettuato con la sonata KV 448 / 375a su una bambina epilettica.

Ascoltando questa sonata per 10 minuti ogni ora al giorno, la durata degli attacchi della bambina è calata da 317 a 178 secondi e la frequenza degli episodi da nove in quattro ore ad una in quattro ore.

Le melodie del compositore viennese aiuterebbero a recuperare l’udito ed a sviluppare il cervello umano.

Molti hanno trovato, però, questa teoria un mito, dato che ogni genere musicale rilascia dopamina aiutandoci a migliorare le nostre prestazioni cognitive. Sono riconosciuti effetti sorprendenti con pazienti colpiti da ictus.

Un ictus colpisce, nella maggior parte delle volte, l’area visiva del nostro cervello facendo perdere il senso della visuale e dello spazio in un punto specifico.

L’ascolto dei propri brani preferiti inoltre aiuterebbe a riattivare alcune funzioni visive.

La musica può aiutarci a star moralmente meglio, ma a volte ha anche l’effetto opposto; questo perché una canzone può rievocare momenti felici con una persona a noi cara che non c’è più oppure momenti nostalgici che vorremmo rivivere almeno una volta nella vita.

Infine, la musica può aiutarti a capire chi sei e cosa vuoi. Con me ci è riuscita e per questo le sarò eternamente grato.

Antonio Vollono

 

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