Donatello, Brunelleschi e la leggenda della sfida dei crocifissi

La leggenda della “sfida dei crocifissi” tra Donatello e Brunelleschi continua a risuonare per le vie di Firenze.
La Firenze rinascimentale ha lasciato in eredità alcune delle testimonianze più straordinarie e qualitativamente elevate della storia dell’arte.
Tra le botteghe e le strette vie dell’odierno capoluogo toscano, il talento veniva coltivato e proliferava, costruendo un modello ad oggi ancora irripetibile. Chiunque ami l’arte in ogni sua forma, non può che emozionarsi nel leggere i nomi che in due-tre secoli di storia sono passati per quelle strade, lasciando indietro una bellezza rimasta ancora oggi uno standard di perfezione da ammirare ancora e ancora.
Inevitabilmente, gli incroci tra grandi artisti della storia hanno dato vita, nel corso degli anni, ad alcuni incredibili aneddoti (impossibile, ovviamente, capire quanto ci sia di vero e quanto sia romanzato in queste storie tramandate, ma non per questo risultano meno affascinati per chi le ascolta). Uno tra i più curiosi, che ancora si sente raccontare se ci si trova in città e ci si ferma per una visita a Santa Maria Novella o Santa Croce, riguarda Donatello e Filippo Brunelleschi, due nomi che certo non hanno bisogno di presentazioni. Tutto è ancora più straordinario se si pensa che la storia è arrivata sino a noi grazie al racconto di un altro grande nome del Rinascimento fiorentino, quello di Giorgio Vasari, che ha citato l’episodio nel suo “Vite de’ più eccellenti scultori, pittori e architetti”.
Leggenda narra che Brunelleschi e Donatello fossero legati da una sincera amicizia, ma anche da una spiccata rivalità artistica. Siamo agli inizi del ‘400, e un giorno Donatello, avendo appena finito di scolpire un crocifisso in legno, chiese all’amico Brunelleschi (potete immaginare qualcuno di migliore per un giudizio qualificato?), un parere sulla sua opera. Il verdetto dell’artista fu quanto mai severo e duro: “hai messo in croce un contadino” sentenziò riferendosi alla mancanza di regalità che secondo lui aveva il Cristo scolpito da Donatello. Il Gesù raffigurato dall’artista era deformato dal dolore, sgraziato, realistico e ben lontano dalla rappresentazione classica canonica prevalente all’epoca. Donatello non prese bene il commento, e invitò l’amico a fare di meglio qualora ne fosse stato capace. Brunelleschi non se lo fece ripetere: fu l’inizio della sfida.

Passò un po’ di tempo, e Brunelleschi invitò a casa sua Donatello per pranzo. Quest’ultimo accettò l’invito, passò dal mercato a prendere le vivande (si dice fossero delle uova), e si diresse verso casa dell’amico. Ad accoglierlo trovò un crocifisso in legno talmente perfetto e armonioso nelle sue proporzioni, che per la meraviglia e lo stupore Donatello fece cadere tutto quello che aveva comprato per il pranzo, per l’iniziale disappunto di Brunelleschi che si trovò senza cibo e con le uova a terra da raccogliere. Fu una dichiarazione di resa. “A te è conceduto fare i Cristi, et a me i contadini” concluse Donatello ammettendo la superiorità dell’amico/rivale, per la soddisfazione di Brunelleschi.
A vincere la sfida, però, in realtà è stata l’umanità intera che ancora oggi può godere di questi due straordinari capolavori. L’opera di Donatello è custodita nella basilica di Santa Croce a Firenze, quella di Brunelleschi in quella di Santa Maria Novella. Accolgono ogni giorno visitatori da ogni parte del mondo, portando avanti una rivalità e una amicizia che va avanti da secoli. Due diverse rappresentazioni, due diversi stili, uniti per sempre nella bellezza dell’arte.
Beatrice Canzedda
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