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L’ ippoterapia: quando il cavallo diventa cura

Nessun paziente disteso su un comodo divano e nessuno psicoterapeuta con un quadernetto per gli appunti seduto su una rigida poltrona; è possibile fare terapia anche unendo natura, relazione e movimento attraverso l’ippoterapia. 

Il calore del corpo dell’animale, il ritmo lento dei suoi passi, il silenzio, mai realmente silenzioso, che si crea tra essere umano e cavallo: l’ippoterapia comincia spesso così, lontana dalle tristi mura bianche di un Ospedale. Non è un’esperienza da vivere a cuore leggero, è una vera e propria tecnica riabilitativa che coinvolge emozioni e corpo, il linguaggio e la cura. È la dimostrazione di come talvolta la medicina possa passare attraverso la forza gentile della natura (vedi lo shinrin-yogu, il “bagno di foresta”). 

Quando e come nasce l’ippoterapia

Nata dall’osservazione del rapporto profondo tra uomo e cavallo, l’ippoterapia non è una scoperta recente: già nell’antica Grecia, Ippocrate di Coo, autore dell’omonimo giuramento medico, descriveva questa pratica e i suoi benefici per la salute del corpo e della mente:

“l’equitazione praticata all’aria aperta fa sì che i muscoli conservino il loro tono”; ancor prima di lui, i benefici legati alla pratica dell’equitazione “si trovano nella scienza araba ed un primo testo di pedagogia dei maestri Ittiti del III millennio a.C.”

L’Arca di Seprio

Una consapevolezza quindi lunga millenni, ma che ha trovato spazio come disciplina scientifica solo nel secondo dopoguerra del secolo scorso: negli anni 50 Lis Hartel, colpita da poliomielite e con una paralisi dalle ginocchia in giù, riuscì a vincere una medaglia olimpica nell’equitazione. Il suo caso attirò l’attenzione della comunità Medica che a partire dagli anni successivi l’ippoterapia venne integrata nei percorsi di riabilitazione neurologiche e motorie, fino a ottenere riconoscimento ufficiali in diversi sistemi sanitari. 

Una terapia multidisciplinare

L’ippoterapia è ben diversa dall’equitazione sportiva: il paziente non monta per imparare a cavalcare, ma per ricevere veri e propri stimoli terapeutici. Il cavallo, guidato da operatori esperti, riproduce attraverso il movimento tridimensionale la camminata umana così stimolando in maniera attiva muscoli, coordinazione ed equilibrio nel paziente. L’approccio è personalizzato e può includere diverse attività di contatto o di momenti di relazione con l’animale. Le sedute coinvolgono un’équipe composta da educatori, istruttori specializzati e fisioterapisti. 

Evidenze scientifiche e benefici certificati dell’ippoterapia

Numerose ricerche effettuate soprattutto negli ultimi decenni hanno analizzato l’efficacia dell’ippoterapia, soprattutto in ambito neurologico: studi condotti su pazienti con paralisi cerebrale hanno evidenziato miglioramenti significativi nella postura, nella coordinazione e nell’equilibrio. Risultati positivi sono emersi anche nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico e dal punto di vista psicologico: nel primo caso con progressi nella comunicazione, nella gestione delle emozioni e nell’interazione sociale, nel secondo con la riduzione di ansia e stress e un miglioramento dell’autostima e della fiducia in sé stessi. 

Dove praticare l’ippoterapia in Campania?

In Italia l’ippoterapia è stata introdotta in maniera ufficiale a partire dagli anni ‘70; in Campania vari sono i centri di ippoterapia ai quali affidarsi. Eccone alcuni: 

Antonietta Della Femina 

Antonietta Della Femina

Classe ’95; laureata in scienze giuridiche, è giornalista pubblicista. Ha imparato prima a leggere e scrivere e poi a parlare. Alcuni i riconoscimenti e le pubblicazioni, anche internazionali. Ripete a sé e al mondo: “meglio un uccello libero, che un re prigioniero”. L’arte è la sua fuga dal mondo.
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