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La questione omerica

La questione omerica è il lungo filone di studi che accompagna i due poemi più famosi che il mondo antico ci ha tramandato, l’Iliade e l’Odissea.

Fin dai tempi antichi i due poemi hanno destato molte domande tra gli studiosi che si sono apprestati a studiare la loro genesi e diffusione, chiedendosi chi fosse l’autore che ha cantato la guerra più celebre che l’umanità abbia combattuto e il ritorno travagliato nella sua patria, di uno dei celebri re che partecipò a quella guerra.

I filologi alessandrini furono i primi che approfondirono in modo scientifico lo studio dei due poemi, a loro infatti, con molta probabilità si deve la divisione in 24 capitoli dei poemi, come le lettere dell’alfabeto greco e conducendo un accuratissima ricerca filologica sui testi, la cui lingua rappresenta un unicum nel panorama letterario antico, frutto della stratificazione di svariate epoche e dei dialetti parlati nella Grecia, ma anche  forme grammaticali uniche, attestate solo in questi poemi.

Ma quindi chi ha scritto l’Iliade e l’Odissea, e come si sono formati i due poemi? 

Alla figura leggendaria di Omero, di cui nulla si conosce della sua esistenza, è stata attribuita la paternità, ma quasi subito i dubbi sono sorti e la possibilità che non fosse un’unica persona l’autore dei poemi è principiata a circolare tra gli studiosi fin dai tempi antichi. 

I poemi, come noi oggi li leggiamo, furono molto probabilmente messi per iscritto durante l’età di Pisistrato ad Atene, ma ovviamente essi circolavano tra la popolazione greca già dal VIII secolo, periodo in cui la maggior parte degli studiosi tende a collocare la loro formazione.

Già gli studiosi greci Xenone ed Ellanico detti chorizontes, separatisti, sostenevano che gli autori fossero due, mentre Aristarco di Samotracia sosteneva l’esistenza di Omero. In particolare dal XVII secolo d.C la critica ha cominciato a studiare attentamente i poemi e sviluppare molteplici teorie su chi fosse l’autore.

Nel 1664 fu l’abate d’Aubignac a riprendere gli studi e decretare l’inesistenza di Omero, affermando che i poemi erano l’unione di canti separati uniti poi insieme, formatisi nel corso del tempo. Anche Gian Battista Vico e lo studioso inglese Robert Wood furono dello stesso parere, affermando che i canti erano stati composti e tramandati oralmente, cantati da aedi alla popolazione che accorreva ad ascoltarli. 

Altro studioso che con le sue ricerche fu di grande importanza per gli studi filologici fu il tedesco August Wolf, anch’egli sostenitore della formazione di canti separati poi uniti e non per opera di un solo autore, il suo contributo principale fu lo studio dei cambiamenti e dell’evolversi dei canti fino alla fissazione scritta. 

Fu l’impegno all’inizio del ‘900 dell’americano Milman Parry e del suo assistenza Albert Lord, a dare una svolta agli studi sui poemi, essi si concentrarono sulla lingua, individuando le cosiddette espressioni formulari, ossia frasi che si ripetevano all’interno dei poemi e che erano esempi evidenti del periodo di oralità in cui i poemi si erano formati e poi circolati per opera di cantori erranti. Le loro ricerche si concentrarono in Albania e Jugoslavia,in cui sopravvivevano ancora al loro tempo, forme di poetica orale, per studiare le possibili somiglianze con l’epica arcaica nei modi di trasmissione tra aedi e tra la popolazione.

Oggi la maggior parte degli studiosi tende a negare che Omero sia l’autore dei poemi e anche la sua storicità, alcuni ipotizzano che possa essere esistito un cantore più bravo di altri a cui poi è stata attribuita la paternità dei poemi. L’Iliade e l’Odissea sono fondamentali per capire come circolava la cultura nel mondo antico e chi erano i depositari di questo sapere nella fase più antica del mondo greco. 

Beatrice Gargiulo 

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Beatrice Gargiulo

M. Beatrice Gargiulo, studentessa di archeologia, ama l’arte, la storia e dedicare il tempo libero alla lettura.
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