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L’altra faccia della guerra: Antsy offre sostegno psicologico ai rifugiati

A un mese dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, più di dieci milioni di persone sono state forzate a lottare per la loro vita, lasciando i propri cari e abbandonando tutti i loro beni. 

La solidarietà mostrata da molti paesi per l’accoglienza dei rifugiati di guerra non può però limitarsi alla raccolta di farmaci, abiti e beni di prima necessità.

Un aspetto forse sottovalutato è il supporto psicologico di cui queste famiglie hanno bisogno in un momento tanto delicato. A tal proposito, parleremo dell’iniziativa proposta da Antsy – app per il sostegno psicologico online.

Come ci si sente quando, da un momento all’altro, vedi la tua vita cambiare drasticamente, le tue certezze crollare insieme agli edifici tra cui, fino al giorno prima, passeggiavi tranquillamente? 

Improvvisamente, non avere più nulla a cui aggrapparsi. Intere famiglie sfasciate, disperse chissà dove per proteggersi, alla ricerca della labile speranza di non cadere nel buio, trascinate da questo orrore.

Secondo l’ultimo rapporto dell’UNHCR – Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati – circa 13 milioni di persone sarebbero bloccate nelle aree colpite, impossibilitate a partire a causa di maggiori rischi per la sicurezza, distruzione di ponti e strade, nonché mancanza di risorse o informazioni su dove trovare sicurezza e alloggio.

Oggi, milioni di persone in Ucraina vivono in una paura costante impossibile da zittire, sotto la pressione di pesanti bombardamenti indiscriminati, che le costringono a rifugiarsi nei bunker per ore, giorno e notte, in un circolo di terrore senza fine.

Quasi un quarto della popolazione è riuscito a scappare da tutto questo; il totale dei rifugiati si è distribuito in gran parte nei Paesi confinanti all’Ucraina, primo fra tutti la Polonia, seguito da Romania e Moldavia. L’Italia ha invece accolto circa 54.000 rifugiati, arrivati attraverso bus, furgoni o auto private.

La risposta solidale dei paesi vicini è stata immediata, specie per quanto riguarda le donazioni, raccolte fondi e di beni di prima necessità destinate alle famiglie di rifugiati e per chi ancora si trova bloccato in un paese che non riconosce più. La macchina del supporto deve essere allargata, però, anche a quello snodo fondamentale del benessere che è il sostegno psicologico nei confronti di chi si trova, di punto in bianco, ad affrontare i traumi che porta con sé la guerra. Nasce la necessità di mettere in moto un concreto sostegno psicologico gratuito per i rifugiati, per chi si è trovato lontano da familiari ed amici al fronte, per chi, in cerca di salvezza, si trova a vivere in condizioni di pesante angoscia e di effettiva difficoltà. 

Aleggia, pesante sulle loro spalle, lo shock transculturale – una condizione di disperazione, un senso di profondo smarrimento, l’idea agghiacciante della perdita, il disorientamento che comporta il sentirsi, forse per la prima volta, vulnerabili

Non basta trovare una nuova sistemazione per sentirsi a casa, come fare a ricominciare da zero, senza la vicinanza dei propri familiari, in un nuovo paese, dove si incontra una nuova lingua, una cultura sconosciuta che non porta neanche i sapori rassicuranti della propria cucina?

Così, mentre è in atto l’esodo più veloce dal Dopoguerra, con la crescita inarrestabile del numero di rifugiati che ogni giorno attraversano il confine polacco-ucraino, diventa essenziale mettere in atto un processo di accoglienza multilivello, che preveda anche un servizio di sostegno psicologico efficace, pronto e disponibile in qualsiasi momento.

Non sono sconosciute, infatti, le conseguenze devastanti che può avere sulla psiche una guerra, traumi duri da risolvere che risvegliano e fanno perdurare nel tempo il dolore di aver vissuto sulla propria pelle un’autentica atrocità

Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) spesso caratterizza il quadro psicologico di chi assiste a un evento traumatico come la guerra o è a conoscenza dell’esperienza catastrofica/violenta accaduta a una persona cara in questo contesto. Non è un caso che una parte consistente dei pazienti con diagnosi del genere siano militari, membri delle forze dell’ordine, personale sanitario o vigili del fuoco, maggiormente esposti a situazioni dall’alta carica di rischio. L’incidenza del disturbo si allarga a dismisura in casi di conflitti armati, che per via diretta o indiretta colpiscono una popolazione intera. Se una parte delle persone esposte riesce a superare lo shock iniziale senza necessitare di un supporto aggiuntivo, talvolta la sofferenza e i sintomi annessi si prolungano per oltre un mese dall’esposizione al trauma (specie se persistente nel tempo), interferendo in maniera significativa nella vita lavorativa, sociale o scolastica dell’individuo, comportando la diagnosi di un PTSD.

Occorre allora fronteggiare tempestivamente gli impatti psicologici che la guerra ha sulla popolazione, che possono altrimenti colpirla per più generazioni costituendo un trauma transgenerazionale, con i suoi duraturi strascichi a livello sociale. Appartengono all’immaginario del trauma tutte le vicende vissute di violenza inaudita che nel caso di una guerra in corso diventano una quotidianità al di fuori del reale. La necessità di mettersi in fuga, sfuggire al pericolo di perdere la propria vita, spesso dovendosi separare dai propri cari chiamati a combattere in strada o al fronte costituiscono cicatrici profonde dure da sanare tanto in chi fugge quanto in chi resta.

Abbiamo già avuto modo di parlare di Antsy, la nuova piattaforma per il supporto psicologico online che ti permette di ricevere sostegno quando più ne hai bisogno. Un’ottima alternativa a distanza per chi, per qualsiasi motivo, fosse impossibilitato a recarsi fisicamente da un professionista della salute mentale. Così, mentre centinaia di psicologi e psicoterapeuti volontari si stanno mettendo a servizio della comunità dei profughi di guerra, accogliendoli nelle tende da campo a ridosso della frontiera, viene offerta da questa app l’opportunità di ricevere un video-consulto a distanza in maniera completamente gratuita!

Basterà scaricare l’applicazione sul proprio dispositivo per mettersi in contatto con professionisti ufficialmente iscritti all’albo, disponibili tutti i giorni, dalle 8:00 alle 20:00. Il sostegno a distanza, che sia richiesto sul momento o su appuntamento, è rivolto a chiunque abbia bisogno di supporto per l’attuale situazione sociopolitica, che sia per elaborare il trauma della guerra, che sia per i problemi legati all’intraprendere una nuova vita in un altro paese da rifugiati o che sia per condividere l’angoscia di avere amici, parenti, concittadini sul fronte a lottare per la propria vita e per le sorti del proprio paese.  

Chiedere aiuto, con Antsy, è semplicissimo. Dopo aver scaricato l’App dai digital store, non bisognerà far altro che registrarsi ed avviare un video-consulto in tempo reale. Per usufruire del servizio gratuitamente basterà inserire il codice sconto GUERRA2022. Nel caso si desiderasse, invece, prendere un appuntamento (sempre in maniera gratuita) sarà sufficiente scrivere alla mail customer.care@antsy.health o ai canali digitali della piattaforma, Facebook e Instagram

Rebecca Grosso
Collage in copertina realizzato dalla redattrice

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Rebecca Grosso

Un giorno non avrò bisogno di presentazioni. Niente presuntuose ambizioni, solo una lontana speranza per una persona a cui stanno strette le definizioni. Mi piace selezionare le parole giuste ma il Negroni lo prendo sbagliato. Osservo molto, penso troppo e credo in poche cose di estrema importanza. Lascio un pezzo di me in ogni articolo che scrivo.
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