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La Cannabis salverà il mondo: intervista a Matteo Gracis

Matteo Gracis, Direttore della rivista Dolce Vita Magazine, autore di due libri Canapa, una storia incredibile e Lontano,10 viaggi che cambiano la vita, ha sempre combattuto contro l’ignoranza, cercando di far emergere la verità sulla Cannabis e portando alla luce i benefici sia nel campo medico sia nel settore economico di questa pianta straordinaria.

Ma lasciamo parlare lui.

Qualche settimana fa L’ONU ha dichiarato che la Cannabis non è una droga, cancellandola dalla lista degli oppiacei letali. È un passo in avanti? O c’è tanta strada ancora da fare in Italia per la legalizzazione?

«Non è cosa da poco, anzi. È sicuramente un passo in avanti. Anche se dal punto di vista pratico e tecnico non cambia nulla. Dal punto di vista di presa di posizione è molto importante e avrà delle grandissime conseguenze a livello europeo per quanto riguarda la politica, la cultura e la percezione che si ha della Cannabis. L’Italia è in una specie di pantano dal quale fa fatica a muoversi ma io sono molto ottimista a riguardo. Durante le conferenze e le presentazioni faccio sempre la battuta che poi è una battuta a metà: “Nessuno può interrompere questa rivoluzione, né la mafia, né il Vaticano, né le ruspe”. Le argomentazioni che loro hanno a favore del proibizionismo sono completamente prive di fondo. Noi a proposito del “non affidarci” non aspettiamo la politica. La politica, soprattutto la nostra, ha già dimostrato di arrivare sempre in ritardo nei confronti delle necessità e della volontà dei cittadini. Tanto più quando c’è l’ONU che ci dice ufficialmente che la Cannabis ha proprietà mediche, è una medicina a tutti gli effetti e non è assolutamente una droga pericolosa. Noi andiamo avanti attraverso azioni di disobbedienza civile. E nel 2021 ne vedrete e ne vedremo delle belle, sempre nell’ottica della disobbedienza civile, della non violenza, percorrendo strade democratiche, cercando, però, di forzare una legge ormai obsoleta, insensata, arcaica e ingiusta.»

Quanto ha danneggiato la nostra società questo continuo delegare, questo continuo andare a votare e affidarsi ai politici e alle loro promesse? Se ha danneggiato e quanto ha danneggiato questa sorta di pigrizia collettiva.

«È una cosa che non riguarda solo la Cannabis ma un po’ tutto. Il meccanismo è sempre lo stesso. Nel momento in cui noi ci affidiamo e ci fidiamo, deleghiamo completamente quella scelta e non ci poniamo più dubbi. Siamo convinti che le persone alle quali ci siamo affidate stiano facendo il meglio anche per noi. Questo meccanismo è molto pericoloso e io lo rifiuto totalmente. Corruzione, scandali, tangenti, sono termini che sentiamo soprattutto quando parliamo di politica e quindi come ci si può affidare e come ci si può fidare di queste persone? Per me è impossibile. È chiaro che dobbiamo comunque continuare a credere che ci sia la parte buona nella politica, è sempre sbagliato generalizzare. Ma trovo estremamente ingenuo continuare a fidarci sia di questi rappresentanti politici e sia dei mass media che altro non sono, soprattutto negli ultimi periodi, un megafono del governo e delle istituzioni. Il giornalismo è nato per l’esatto contrario. Il potere, rappresentato dalla politica, è sempre stato analizzato e tenuto sotto controllo dal giornalismo, affinché restasse all’interno di binari etici, morali e legali. Nel momento in cui il giornalismo, che dovrebbe fare da cane da guardia al potere, diventa invece il suo cagnolino allora abbiamo un grosso problema. I pilastri del giornalismo sono l’indipendenza e l’onesta intellettuale. Se vengono meno queste due prerogative, il giornalismo non è più libero e, soprattutto, non è più credibile. L’importante per me è coltivare il beneficio del dubbio, questa è la cosa fondamentale. Il dubbio è il massimo segno dell’intelligenza e dobbiamo smetterla di fidarci e affidarci ma semplicemente di verificare le informazioni e confrontare le fonti.»

Oltre alle dichiarazioni dell’ONU noi abbiamo dei risultati concreti nelle nazioni dove la Cannabis è stata legalizzata: diminuzione del consumo, migliaia di nuovi posti di lavoro, boom economico, benefici nel campo medico. In Italia è davvero solo colpa della politica? O anche i cittadini hanno le loro responsabilità?

«Sempre! Sicuramente. Infatti per quanto mi riguarda  la mia mission nei confronti della Cannabis è sempre stata quella di sensibilizzare l’opinione pubblica più che la classe politica. Perché la classe politica è una conseguenza, uno specchio. Nel momento in cui l’opinione pubblica prende una decisione, la classe politica si deve adeguare. È anche vero che la sovranità la stiamo perdendo giorno dopo giorno però, secondo me, alla lunga riusciremo a difenderci. Nella questione della Cannabis, come dicevo, il mio ruolo è sempre stato quello di sensibilizzare, di creare conoscenze a riguardo e combattere l’ignoranza e i pregiudizi che ancora circondano questa pianta. Il libro, infatti, che ho scritto l’anno scorso Canapa: una storia incredibile serviva proprio a questo: una molotov contro un muro di ignoranza. Io continuo in questo percorso e anche i cittadini dovrebbero fare lo stesso. Informarsi, combattere e far sentire la propria voce per cambiare le cose.»

A proposito del tuo libro, c’è un passaggio molto importante e interessante. Un tempo, addirittura, in Virginia, la reclusione la rischiava chi la Cannabis NON la coltivava. Cos’è successo  in tutti questi anni?

«La cannabis è stata una delle piante più preziose per l’umanità dai suoi albori. La utilizziamo pare dal 10.000 a. C, sicuramente dal 3.000 a.C. come medicina. Poi nel corso di tutti i secoli come cordame, cibi, carta, oli, medicinali. Era più importante dell’oro. Illuminavamo le città nell’800 con l’olio di Canapa. Sfamavamo popolazioni. Ci vestivamo con la canapa, i quadri erano dipinti su tela di Canapa, le caravelle di Cristoforo Colombo arrivarono in America grazie alla Canapa, insomma, di tutto e di più. E fu proprio questo il problema: era troppo preziosa. Era una risorsa naturale talmente preziosa da ostacolare alcune industrie nascenti, che possiamo oggi riassumere in 3 gruppi: l’industria della carta, l’industria del petrolio e le case farmaceutiche. Questi signori individuarono nella Canapa il loro peggior nemico.
Quando queste lobby si sono sedute a tavolino, e ci tengo a precisare che non abbiamo figure astratte ma ci sono nomi e cognomi. Parliamo di famiglie come du Pont, Dunlop, Rockefeller, Hearst. Se poi andate a cercare la storia di qualcuno di questi è facile fare 2+2. Ad esempio per chi è appassionato di motori, sa benissimo che con la Dunlop si fanno i pneumatici. Questi sono fatti con la plastica, un derivato del petrolio. Tutto ciò che noi oggi facciamo con la plastica, si potrebbe fare e si faceva con la Canapa. Capite bene che per la Dunlop la Canapa rappresentava un sassolino nella scarpa non da poco. Contemporaneamente la carta. Fino alla fine dell’800 la carta era fatta soprattutto con la Canapa. Il primo libro stampato la Bibbia di Gutenberg nel 1453 era stampato su carta di Canapa, così come la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Dal quel momento in poi iniziammo a fare la carta con il legno degli alberi. Quelli con cui poi abbiamo disboscato la foresta Amazzonica. E poi le case farmaceutiche, forse il nemico numero uno. Perché la Cannabis rientrava nella farmacopea ormai da millenni, già agli inizi del 900 era utilizzata per oltre 250 patologie. Ma, proprio in quegli anni, le cause farmaceutiche iniziavano il loro percorso di sintetizzazione dei farmaci naturali in farmaci sintetici, molto più remunerativi dei primi.

Quando scoprirono che questa pianta era anche utilizzata come sostanza stupefacente, in più da una minoranza etnica (messicani e africani), trovarono la soluzione su un piatto d’argento. Costruirono attorno alla Canapa una campagna di demonizzazione senza pari, basata sul termine “marijuana” e sull’utilizzo ricreativo e ludico di quella pianta. Nel 1937 il Congresso degli Stati Uniti d’America proibì NON la Marijuana, questo è il passaggio chiave, questa è la prova madre. Loro non proibirono la marijuana, cioè l’utilizzo ricreativo della Cannabis. Proibirono la Canapa, L’INTERA PIANTA. Questa è la prova madre, incontestabile, inconfutabile che il loro problema non era la marijuana dei messicani, bensì la Canapa!

Molti considerano Cannabis ancora una droga, altri per fortuna no. Poi c’è una fetta che non considera la Cannabis pericolosa in quanto sostanza, ma perché potrebbe essere una droga di passaggio. Cosa rispondi a queste affermazioni?

«Questa è uno dei tanti cavalli di battaglia utilizzati dai proibizionisti, per cercare di avvalorare le loro tesi. Tesi che sono state già ampiamente smentite da quegli Stati che hanno già scelto di legalizzare la Cannabis. Il discorso della droga di passaggio è stata smentita sotto tutti i punti di vista. Non è più considerata una droga di passaggio perché viene utilizzata, con successo, per curare dipendenze da oppiacei e alcolici. Cioè la Cannabis viene utilizzata per far uscire le persone da dipendenze più gravi. Chiaro? Quindi è una sostanza di uscita non di entrata.

La più grande sostanza di entrata della storia dell’umanità è una sostanza perfettamente legale e in Italia prova circa 40.000 morti ogni anno: il Tabacco. Quella è la più grande droga di entrata nella storia. Per non parlare dell’alcool.

Se mi vengono a dire che la Cannabis è l’entrata per qualsiasi altra droga, io gli rispondo che allora che un bicchiere di vino è l’entrata per qualsiasi alcolista. E capite bene che è una cosa che non regge. Perché oggi milioni, decine di milioni, consumano l’alcool, in maniera sostenibile, bevendosi un bicchiere a cena, o una birra, durante un aperitivo, senza diventare mai alcolisti. In Italia l’alcool fa circa 70.000 morti ogni anno ed è perfettamente legale. Contro la Cannabis che non ha mai provocato un singolo morto nella storia dell’umanità ed è illegale.

Ma attenendoci alla scienza, una delle pubblicazioni più attendibili e autorevoli del mondo è stata pubblicata dal The Lancet, una rivista scientifica. Qualche anno fa questa rivista ha pubblicato il più grande studio sulle droghe mai effettuato al mondo, sulla pericolosità delle droghe, facendo una classica basata su tre parametri: danno fisico, danno sociale e dipendenza. Il The Lancet mette al primo posto l’eroina, la Cannabis arriva all’undicesimo posto. Il tabacco al settimo posto e l’alcool al quinto posto. Qui stiamo parlando di scienza.  Piccola parentesi che ora possiamo aggiungere come postilla allo studio del The Lancet è che le prime due sostanze (tabacco e alcool) non hanno ad oggi, dal punto di vista scientifico, benefici terapeutici. L’undicesima sostanza invece, la Cannabis, è anche una medicina dal punto di vista della scienza occidentale.»

Parlando sempre di legalizzazione, tu sei fiducioso? Dopo tutte le battaglie, le lotte, dopo tutte le menzogne che hai dovuto ascoltare dai media nazionali, sei ancora ottimista a riguardo? Cosa ti spinge ad andare avanti? È solo l’amore per questa pianta o c’è qualcos’altro?

«Sicuramente il grande amore è diventato incondizionato. Nel senso che oramai la difenderò a qualsiasi costo, sempre! Perché poi mi sento estremamente riconoscente. A me ha dato tantissimo: un lavoro che amo, possibilità incredibili, mi ha insegnato a diffidare delle versioni ufficiali, a mettermi sempre in discussione, a coltivare il beneficio del dubbio ecc. ecc. Io raccolgo grandi soddisfazioni al suo fianco. Come faccio a non essere ottimista? Inoltre gioca a favore della Canapa la situazione ambientale nella quale ci siamo cacciati. Nel momento in cui ci siamo resi conto che il petrolio devasta l’ambiente e possiamo sostituirlo con la Canapa, nel momento in cui ci siamo resi conto che la carta degli alberi è insostenibile ma che possiamo sostituirla con la Canapa, nel momento in cui ci rendiamo conto che tantissima gente vuole tornare a curarsi con meno schifezze chimiche, come gli psicofarmaci, o l’abuso di antibiotici, e vogliamo quindi tornare a disintossicarci, con la Cannabis lo possiamo fare e io vi dico: signori volete continuare a mettere i bastoni tra le ruote? Io sono qui, tranquillissimo, vi aspetto, con il libro in mano. Nel frattempo arrivano le legalizzazioni degli Stati Uniti, l’Onu afferma che è una medicina, nuovi studi scientifici, io mi metto qui, sulla sponda del fiume ad aspettare le carcasse. E non mi fa neanche più rabbia vedere i nostri politici non dire nulla a riguardo, dopo la dichiarazione dell’ONU. Non mi aspetto nulla da loro, non mi stupisce più niente. Ritengo siano dei dinosauri in via d’estinzione, è solo questione di tempo. Le cose stanno cambiando e per quanto il sistema cerchi di contenere queste cose non ce la fa. Non potrà mai farcela. Io rimango ottimista, positivo, sempre!»

La nostra bellissima chiacchierata finisce qui. Ti chiedo di lasciare un messaggio sulla Cannabis, una pianta straordinaria, una pianta che può davvero salvare il mondo.

«Il mio messaggio è di diventare dei testimonial di questa pianta. Innanzitutto di informarvi  come ho fatto io, non fidatevi di me, come ho già detto. Di scoprirla. Perché nel momento in cui si scopre questa pianta, ci si innamora. La Cannabis è una cosa che riguarda tutti, tutti noi. Non puoi dire che non fumi le canne e quindi non ti interessa, non è così. Ci riguarda tutti. Soprattutto perché rappresenta la risorsa più importante che abbiamo a disposizione nella grande sfida contro l’inquinamento globale. È per questo che dobbiamo imparare a conoscerla e diventare dei testimonial di questa pianta, di parlarne in giro. È nato un movimento l’anno scorso che si occupa di questo Cannabis for future, vi invito a entrare in contatto con loro, sono su tutti i Social, e vi invito unirvi in questo percorso, in questa battaglia di sensibilizzazione collettiva.

Questo è quello che dobbiamo fare: diventare dei testimonial di questa pianta e imparare a utilizzarla al meglio. Io oggi la utilizzo come bioplastica, come nutrimento, per vestirmi, la utilizzo per un casino di cose. Fa bene a me, fa bene al mondo e ognuno di noi potrebbe farlo. È questo il mio invito alle persone.»

Mariangelo D'Alessandro

Mariangelo D'Alessandro nasce il 1 aprile 1995 a Salerno. Si diploma al liceo scientifico Parmenide di Roccadaspide e si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne a Napoli, dove attualmente studia. Collabora con la Testata - Testa l'informazione fin dai suoi albori come redattore e attore. Nel febbraio del 2018 pubblica il suo primo romanzo "MDA".

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