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Ricordi: attenzione, maneggiare con cura

Oggi mi sono imbattuta in alcuni ricordi, lettere per la precisione, che avevo riposto con disinvoltura in un libro dell’università.

Li avevo lasciati lì, a leggersi a vicenda le parole, a scambiarsi regole di filologia con parole d’amore.

Le lettere mi sono cadute sui piedi e penso che della carta non abbia mai fatto così male a nessun altro essere umano, una volta ricordato il suo contenuto.

Dubbio amletico: leggo o non leggo?

Io forse sarò una codarda o persino vigliacca, ma quelle lettere le ho strappate in tanti piccoli brandelli, senza leggere neanche una parola. E forse adesso penso che quella parola mi sarebbe servita. Che forse sarei stata coraggiosa.

Quindi, lettori, mi sono chiesta: cosa fare quando il passato ci piomba addosso all’improvviso? Strappare e gettare tutto o immergersi nel viaggio?

Il ricordo del nostro Marcel avrà pure il gusto di una madeleine inzuppata nel tè, ma che fare quando il retrogusto di un ricordo è quello del sangue nel palato?

Chi è il vero coraggioso, chi fugge o chi si lascia trasportare dalla corrente?

Tra l’accadde oggi di Facebook e quello di Instagram, i ricordi li abbiamo a portata di mano, o meglio a portata di ricondivisione, ma quanto sono realmente importanti nel nostro quotidiano?

Partiamo dall’etimologia, la parola ricordo proviene dal latino e significa richiamare in cuore (re= indietr, cor=cuore).

Dal punto di vista scientifico ancora non è del tutto chiaro come funzioni la memoria: a volte il nostro cervello dimentica momenti importanti ma, al contrario, non cancella mai ciò che vorremmo, come in Se mi lasci ti cancello, per intenderci.

Ciò accade perché il 95% dell’attività mentale è gestita dal subconscio che spesso ci porta a ricordare momenti o luoghi a cui siamo affezionati, ma anche situazioni spiacevoli e drammi del passato.

I ricordi vanno dunque maneggiati con cura, come un grosso scatolone con su scritto “fragile”. È giusto pensare al passato perché ci ha resi ciò che siamo oggi, ma la linea tra il pensare e diventare parte di esso è molto labile. A volte ci ancoriamo così tanto ad un pensiero, ad un momento in cui ci sentivamo al sicuro, da perdere di vista il presente e le alternative che esso sta cercando di offrirci. Cercare invano di dimenticare, o strappare lettere e foto non sono certamente le soluzioni corrette ad un nostro malessere, le definirei più che altro un anestetico momentaneo.

Ciò che è importante ricordare è che il passato ci ha resi ciò che siamo: vulnerabili, spaventati, ma fidatevi, anche coraggiosi e ambiziosi.

Non serve fuggire e non serve vivere nel proprio castello immaginario, a volte basta solo stringere la mano di chi vuole aiutarci e ricominciare a respirare.

 

Catia Bufano

Disegno di Simone Passaro

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La Redazione

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