Come la tecnologia ha trasformato la nostra memoria

Quand’è stata l’ultima volta che avete memorizzato un numero di telefono, forse sarà stato il 2001? E, probabilmente, non avrete neanche bisogno di questo articolo per capire come la tecnologia, soprattutto quella mobile, abbia cambiato il modo stesso di vivere. Ma non siete curiosi sugli effetti che ha avuto sul nostro cervello, sul modo di ricordare eventi o informazioni, o di come adesso continui a funzionare?

Fare affidamento su una costante fonte di informazione come Google o avere la sicurezza di ritrovare tutte le nostre foto sul drive ha profondamente cambiato il modo in cui impariamo, le capacità nel restare attenti, ma soprattutto ha influenzato il funzionamento della nostra memoria a breve termine e la memoria-lavoro.

Infatti, mentre la memoria a lungo termine ha capacità di immagazzinamento pressoché illimitate, il problema sta attualmente nel fissare i dati passeggeri nella memoria a breve termine perché una semplice distrazione potrebbe spazzarli via. E, trovandoci in un contesto di sovraccarico di informazioni, tutto questo è quasi impossibile: è come se noi fossimo un bicchiere pieno e ad ogni nuova goccia dovremmo perderne un’altra.

Tutto ciò funziona ancor meglio nel momento in cui sappiamo di poterci affidare ad una memoria esterna alla nostra per ricordare e rivivere i momenti al posto nostro, o a dei sapienti motori di ricerca per sopperire alla mancanza di informazioni. 

Questo ha, ovviamente, anche un forte impatto sociale, perché nelle società premoderne tutti i buchi nella memoria venivano riempiti parlando e chiedendo a chi, nel proprio gruppo sociale, aveva conoscenze diverse dalle proprie. Insomma, invece di chiamare il dottore, preferiamo cercare su Google.

Come si evolverà questo fenomeno in futuro? Ci sono alcuni studi sui millennials che dimostrano quanto facciano affidamento al loro smartphone per ricordare al posto loro, al punto che tendono a dimenticare per esempio che giorno è o dove abbiamo lasciato le chiavi, tanto quanto lo farebbe un adulto dopo i 55 anni.

Insomma, da una parte sta a noi cominciare a leggere e vivere esperienze a pieno, senza troppo supporto dei nostri dispositivi, dall’altra dobbiamo aspirare a un tipo di tecnologia che non ci renda troppo dipendenti da essa.

 

Carolina Niglio

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