Scat’Gatt’Orchestra, una svolta musicale

Oggi ho avuto modo di parlare con Daniele La Torre della Scat’Gatt’Orchestra mi ha raccontato di loro con molta passione e, perciò, ho deciso di farli conoscere anche a voi, almeno un po’.

Partiamo dal nome – Scat’Gatt’Orchestra – Daniele mi racconta che nasce dalle intenzioni iniziali; infatti, quando decisero di metter su l’orchestra, dieci anni fa, vollero affrontare un repertorio divertente, “con lo spirito della banda di gatti del cartone Aristogatti: scanzonati, nomadi… spensierati insomma!”

Il progetto però, con il cambiare degli elementi e dei personaggi, ha preso un’altra forma, andando verso altre scelte musicali. “Ricercando le composizioni d’autore più desuete, scrivendo musiche inedite, alla ricerca di un tipo di identità che non riflettesse l’idea di musica come svago.” 

La miccia che ha fatto scatenare il fuoco, mi spiega Daniele, è stata l’incontro con Daniele De Santo. “Spesso ero l’unico a voler remare verso un’altra direzione, ma soprattutto a cercare di rendere possibile un certo modo di fare musica, creando i presupposti per laboratori self-made, scambiando libri, visioni, giocando ad essere creativi più che imporsi come realtà produttiva che dovesse per  forza di cose trovare la realizzazione nella condivisione altrui. Con Daniele è iniziato questo percorso più netto. Ho trovato una forte spalla che con me ha avviato  un altro tipo di indagine sui materiali e soprattutto che mi ha sostenuto nell’idea che essere un gruppo non significa solo appartenere ad una cerchia di persone. Sarebbe troppo lungo da spiegare, ma Daniele è stato necessario per compattare tutto e dare anche a me stesso un ordine nelle mille idee. Fondamentale poi è stato l’approccio con il quale Salvatore Torregrossa, Nico Sergio Sommese, Annarita Di Pace hanno iniziato a definire con me la rotta del gruppo. Si sono aggiunti nel tempo Antonio Cece, Saverio Giugliano, Ciro Riccardi, Fernando Marozzi, Luca Cioffi, Marco Fazzari, Alessio Castaldo. Tutti musicisti bravissimi che hanno contribuito ad una crescita umana e culturale del gruppo prima ancora che musicale.

La Scat’Gatt’Orchestra è un gruppo strumentale per cui, dati i tempi che corrono il rischio di non essere apprezzati o essere di largo consumo è ampio; però loro hanno deciso di reagire ispirandosi ad una produzione musicale colta, convinti che questo approccio sia il più autentico che possano offrire. “Ispirarsi a grandi musicisti o alle grandi tradizioni è il faro.”

Una band senza equilibrio che accosta composizioni di varia natura al repertorio. Con l’obiettivo di produrre sempre di più musica che sia riflesso di un’identità precisa, di un contesto preciso, di un epoca precisa. “L’equilibrio è ciò che vogliamo dire”

Al pubblico piacciono molto, mi rivela Daniele, le poche volte che hanno fatto concerti Napoletani, sono stati tutti in location importanti per cui i feedback sono stati sinceri. “Credo che il pubblico oggi sia più da accostare a una categoria di consumatore specifica. Noi cerchiamo di fare musica per i curiosi e soprattutto di non avvicinarci troppo alle tendenze di massa. Siamo sicuramente felici di incontrare un pubblico predisposto più che porci come giullari che ti fanno “zompettiare” un po’. Senza essere polemici: gli anni che viviamo sono saturi di questi prodotti.”

Ci sono molti brani anche di ispirazione orientale, questo perché amano questa genere, in particolare Luca Cioffi, il percussionista, che ha un background di conoscenze a riguardo molto peculiare. Daniele tende a precisare però che la tendenza principale è quella di abbracciare stilemi “world” – cioè della musica del mondo – e farli loro.

Se vi ho almeno un po’ incuriositi vi aggiungo che la Scat’Gatt’Orchestra è in uscita con il loro primo progetto discografico, un progetto totalmente autoprodotto.

Essendo molto retrò, si tratta di un concept album: Rari Nantes.

Il 14 settembre ci sarà la prima presentazione al Real Sito di Carditello per il Festival Bocconi di Storia.

“Un modo per poter dire la nostra sui temi in voga, senza voler essere troppo retorici o didascalici.”

Insomma, se vi interessa una musica controcorrente che ha voglia di una svolta, non potete mancare.

Per un viaggio musicale che solca i confini del tempo!

 

Federica Auricchio

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