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Giocare i numeri in Cina sarebbe troppo facile!

di Teresa Labriola

Quando si pensa ai popoli orientali mettendoli a confronto con quelli occidentali la prima cosa che ci viene in mente è la loro intelligenza, la loro capacità di essere sempre una spanna in più, sopra le righe, proprio come ci mostrano i video su Facebook dei bambini asiatici che risolvono il cubo di Rubik battendo i record mondali, che parlano già sette lingue o che sono dei geni della musica anche a quattro anni.

Da civiltà che sembrano così avanzate, come ad esempio quella cinese, ci si aspetterebbe una cultura che promuova la razionalità, l’impegno per raggiungere i propri obiettivi e la regola di fare affidamento solo su se stessi, senza aiuti esterni. Di certo non si penserebbe mai e poi mai che la mentalità di un popolo che vive con regole così ferree possa basarsi sulla superstizione: eppure è così, la continua ricerca dei favoritismi della dea bendata è presente nella vita dei cinesi come la pasta è presente nella quotidianità degli italiani.

Questa tendenza si riscontra soprattutto con i numeri che in Cina possono essere associati alla buona o alla cattiva sorte in base alla loro somiglianza con parole positive o negative, ovvero: dato che l’otto (八) si pronuncia ““, è un buon numero perché associato alla parola “fortuna” (發) che si pronuncia “” (in dialetto cantonese), quindi con iniziali di parola facilmente confondibili e praticamente la stessa intonazione della voce. Il numero otto è uno dei più importanti e ricercati, spesso è richiesto nei numeri di telefono alla creazione di una nuova scheda o nelle targhe delle automobili appena acquistate, basti pensare che i cinesi sono disposti a pagare anche molto più del dovuto per averlo!

Anche il numero sei (六 “liù“) è di buon auspicio grazie alla sua omofonia con “liscio e senza intoppi” (流 “liù“), ancor meglio se accompagnato dall’otto, infatti insieme creano una “facile fortuna” nell’ordine 688 “liù bā bā“, combinazione molto richiesta per esempio negli alberghi durante la prenotazione di una stanza.

Non abbiamo però solo numeri fortunati, il peggiore che si possa incontrare è il quattro (四) pronunciato ““, praticamente quasi uguale alla parola “” cioè “morte” (死). Se mai vi troverete a fare un giro in qualche grattacielo nelle grandi città cinesi noterete che non esiste il quarto piano, abbiamo il terzo e subito dopo il quinto, cosa che succede proprio a causa di questa omofonia che si crede porti sfortuna. Inoltre ricordate di non accostare mai al quattro anche il due e l’uno (四二一): insieme suonerebbero in maniera quasi identica alla frase “morte e nient’altro” (死而已 “sî ér yî“), cosa che nessuno, né cinesi né italiani, vorrebbe sentirsi dire!

 

 

 

La Redazione

Ciao! Sono la Redazione de La Testata – Testa l’informazione. Quando non sono impegnata a correggere e pubblicare articoli mi piace giocare a freccette con gli amici.
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