Baciati dalla morte: la paralisi notturna 

di Rebecca Grosso

No, ti prego, non di nuovo.
Se solo riuscissi a dormire per una notte, anche una sola, senza svegliarmi almeno tre volte forse non starei così male al mattino. Eppure non chiedo tanto, vorrei mettere in pausa i pensieri per qualche ora, almeno di notte, e invece sono qui, faccia a faccia con il soffitto, ancora. Ho un colloquio di lavoro domani, non posso permettermi di dare una cattiva impressione, non so quando si ripresenterà un’occasione simile. Meglio rigirarmi, devo dormire.
… Perché non ci riesco?
Mi sforzo intensamente concentrandomi sul braccio, per alzarlo e mettermi sul fianco, ma non riesco a spostarlo di un millimetro. Non posso controllare neanche le gambe, né le dita. Sono completamente paralizzata.
Ho paura. Che mi sta succedendo? Che faccio?
La mia camera di colpo cambia aspetto. La luce dei lampioni sulla strada proveniente dalla finestra si affievolisce, l’aria si fa stantia, marcia, la stanza sprofonda nelle tenebre.
Un intenso tremore mi scuote dall’interno. Grido con tutte le mie forze, ma sento le urla sopprimersi in gola diventata arida, lasciando posto ad un respiro incontrollato, ansimante. In un attimo mi rendo conto di non avere scampo.
Un tonfo proveniente dalla cucina amplifica i miei sensi, mentre il mio corpo è ancorato alle lenzuola, immobile e pesante, come non fosse mio.
Passi. Uno… due… tre… quattro… qualcuno sta venendo a prendermi. Lo so, lo capisco in un istante. La consapevolezza di essere in trappola mi fa cadere nell’oblio. Percepisco ombre, sento il fruscio di alberi lontani chilometri, il ticchettio di un orologio, le campane della chiesa di paese che scandiscono ore interminabili. Poi scricchiolii, lamenti e nuovi passi echeggianti lungo il corridoio.
Il terrore mi pervade. Se solo riuscissi ad alzare anche un minimo la testa… capirei chi sta per varcare la soglia della mia stanza.
Ma no, non ho bisogno degli occhi, la sento… è già qui.
Uno stridio persistente mi invade i timpani, un brusio sempre più intenso, ronzio di uno sciame di insetti che sento già avvolgermi.
Le sue vesti carezzano il pavimento, le sue orme vi si imprimono come dita sui tasti di un pianoforte. Suona una macabra ninna nanna dal centro della stanza avvicinandosi.
Do… re… mi… fa… sol… è arrivata. Allunga le sue dita scure e scheletriche, mi accarezzano i capelli, è sopra di me, ma ormai anche i miei sensi sono atrofizzati.
Sto per scorgere il suo volto, mentre lei graffia il mio con unghie simili ad aculei. Un velo di tenebra mi oscura la vista, mentre lei sfiora il collo con il naso e si avvicina alle mie labbra. È venuta a prendermi.
La morte mi ha baciata.

Mi sveglio.

La scena a cui hai appena assistito è un tipico episodio di paralisi nel sonno.

Si tratta di una particolare condizione di cattiva sincronia del nostro organismo che può manifestarsi durante l’addormentamento, quando si parla di paralisi ipnagogica, o più frequentemente al momento del risveglio, in questo caso si ha una cosiddetta paralisi ipnopompica. La paralisi notturna è un fenomeno di dissociazione – parasonnia – che può avvenire quando è in corso la fase REM del sonno, caratterizzata dall’immobilità muscolare, in concomitanza di un passaggio dalla veglia al sonno o viceversa. Durante il sonno REM, infatti, si verifica una paralisi fisiologica che ha il compito di impedire al dormiente alcun tipo di movimento indotto dall’attività onirica, che avviene esattamente durante questa fase. (Per approfondimento sul sonno e le sue fasi: https://www.latestatamagazine.it/2018/07/09/dormire-meno-svegliarsi-meglio/)

Talvolta può succedere che al momento del risveglio i muscoli non abbiano ripreso completamente tono, per cui ci si ritrova in uno stato di veglia in un corpo completamente immobilizzato.

I sogni invadono così la realtà, generando allucinazioni che si fondono con l’immagine della stanza in cui stiamo dormendo, che riusciamo a vedere perfettamente grazie ai muscoli oculari, gli unici ad essere attivi durante la fase REM.
Ciò che rende le paralisi notturne esperienze traumatiche per il soggetto sono proprio le visioni che si verificano durante le stesse e la percezione della loro veridicità, aggravate da contenuti onirici violenti o spaventosi.
In passato, le “vittime” di queste esperienze testimoniavano la visione di spiriti, streghe o mostri, influenzate probabilmente dal mito e il folklore che hanno da sempre gravato sull’aspetto scientifico, poco approfondito, della faccenda.
Ai giorni nostri, sembrerebbe essere sempre più probabile l’impressione di una presenza estranea nell’allucinazione del soggetto assimilata però a un ladro, un assassino o uno stupratore. Ciò avvale la tesi secondo cui l’aspetto terrificante delle paralisi nel sonno sia del tutto personale e dovuto a una condizione di iperattività dell’amigdala, una ghiandola del cervello deputata alla gestione delle emozioni, in particolar modo della paura.

Sebbene a qualcuno piaccia alimentare il mistero circa questo fenomeno, facendolo rientrare nella sfera del paranormale, in realtà il nostro corpo fornisce tutte le spiegazioni necessarie per comprendere le peculiarità delle sensazioni provate durante una paralisi di questo tipo.
Mentre nei sogni si percepiscono immagini diverse e disorganizzate, che rendono inverosimili le proprie visioni, durante una paralisi notturna i circuiti del cervello inviano segnali tipici dei sogni in uno stato di veglia, che vengono avvertiti come se provenissero dall’esterno. Si viene così ingannati dal contesto reale – la camera da letto dei soggetti – entro cui si collocano le allucinazioni, simulando la veridicità delle proprie percezioni.

Un altro elemento comune è la sensazione di avere qualcuno o qualcosa sul petto, che può essere spiegata dall’iperventilazione che causa il risveglio in un corpo paralizzato. La stessa mancanza di ossigeno dovuta alla respirazione irregolare causerebbe un implemento della sensibilità uditiva, che amplificherebbe i rumori d’ambiente trasformandoli in suoni totalmente diversi e sgraditi – porte che sbattono, fruscii, ronzii di insetti.

Si stima che circa il 40% della popolazione abbia sofferto, almeno una volta nella vita, di questo disturbo. Nel caso in cui ci siano episodi isolati di paralisi del sonno, è possibile evitarli mantenendo un ciclo di sonno regolare, essendo essi causati da periodi di stress, depressione e soprattutto carenza di sonno; non è una semplice coincidenza infatti che le vittime siano spesso studenti adolescenti, adulti con ritmi lavorativi inadatti o che svolgono attività che tengono la loro mente costantemente in tensione e anziani, categorie di persone che risentono spesso di difficoltà legate a un’insufficienza di riposo.
Ci sono casi in cui risulta necessario invece l’intervento farmacologico: quando si parla di SP (Sleep Paralisys) dovuta a patologie più gravi, come la narcolessia o il morbo di Parkinson, che andranno risolte risalendo alla radice del problema, o di RISP (Recurrent Isolated Sleep Paralisys) per cui vengono somministrati antidepressivi, al fine di placare l’ansia e gli attacchi di panico che sono spesso causa delle paralisi ed inevitabile conseguenza.

 

In foto L’incubo (Le Cauchemar) – Eugène Thivier

 

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