Un sorriso rivoluzionario, una mostra sull’ironia femminile

Un sorriso rivoluzionario è una mostra tutta al femminile che vede come protagoniste 8 donne e le loro diverse sensibilità, mostra che si svolgerà nella sede di Fatti d’Arte ad Aversa e che avrà inizio il 7 marzo.
Un sorriso rivoluzionario, mostra a cura di Giovanni D’Alessandro, avrà inizio il 7 marzo e proseguirà fino al 21, e si svolgerà nella sede di Fatti d’Arte ad Aversa, in Piazza Bernini, 41. La serata di opening inizierà alle ore 18:30, e verrà arricchita dalla presenza di Dolores Gianoli: attrice, mimo, cantante e danzatrice Italo-Ivoriana nata a Napoli.
La mostra è totalmente gratuita ed il ricavato della vendita del catalogo sarà dato integralmente a sostegno dell’associazione “Officina Femminista”.

Un sorriso rivoluzionario, le artiste in mostra
Sono 8 le artiste in mostra ad Aversa nella rassegna Un sorriso rivoluzionario, che si svolgerà dal 7 al 21 marzo, ognuna con il proprio modo di fare ironia e con la propria sensibilità di affrontare le tematiche. Le opere esposte sono le seguenti:
- Luisa Anna Alterio – Esistere – Resistere;
- Clelia Le Boeuf – Soluzione per passare inosservata ad un colloquio di lavoro;
- Rita Castiello – Pensare stanca, apparire riposa – Solo quello che pesa;
- Agnesca Kiersztan – Neanche bella – Conviene essere;
- Germain Muller – Adoro essere il tuo zerbino – Sono una rompiscatole;
- Rosaria Piscopo – Kingsdom of Irony;
- Enrica Pizzicori – E’ strategia – Sono perfetta sul filo;
- Rita Zunno – Selfie con Toy boy – Questa è da lavare.
Il ruolo dell’umorismo nella lotta per l’uguaglianza
Il dibattito sul ruolo dell’umorismo nella lotta per l’uguaglianza di genere è stato a lungo diviso.
Da una parte il pensiero femminista ha guardato con diffidenza all’ironia, considerandola una forma attenuata di protesta e quindi poco efficace contro le strutture materiali del patriarcato.
D’altro canto, riconosce nell’umorismo femminile uno strumento critico e sovversivo capace di mettere in crisi i codici culturali dominanti, ed è questa visone che la mostra Un sorriso rivoluzionario sposa.
Secondo questo punto di vista, la comicità elaborata dalle donne non è una rinuncia alla lotta, ma una strategia capace di agire su due piani: da un lato smaschera e delegittima i meccanismi del maschilismo, dall’altro contribuisce a immaginare e normalizzare nuovi linguaggi e nuove rappresentazioni.
In questo senso, figure come Monica Vitti — pioniera nell’uso di una comicità capace di ribaltare i ruoli tradizionali — e le riflessioni di Michela Murgia aiutano a capire come la battuta o la satira possano funzionare come piccoli atti di rottura contro le norme di genere.
Da un punto di vista storico, infatti, la comicità è stata uno spazio in cui vi erano principalmente uomini, in cui le donne erano spesso oggetto della battuta più che soggetti creativi. L’ingresso delle artiste sulla scena rappresenta quindi un gesto di appropriazione simbolica del palcoscenico.
Decisiva è stata la capacità di ridere di sé: non come auto-denigrazione, ma come riappropriazione del diritto di raccontare e definire la propria immagine, sottraendola allo sguardo stereotipato e svuotando quei cliché del loro potere.
Mettere in luce il sessismo tramite l’ironia femminile
L’ironia femminile agisce anche in modo più sottile, mettendo in luce il linguaggio sessista e la misoginia interiorizzata che lo sostiene. Termini come “effemminato”, usati come insulto, rivelano una cultura che svaluta qualità associate al femminile, riducendole a caricature prive di autorevolezza.
Tramite la satira, queste contraddizioni emergono con chiarezza, mostrando l’assurdità dei modelli imposti.
Il potere trasformativo di questa forma di umorismo sta proprio nella sua capacità di liberare non solo le donne, ma anche gli uomini dalle rigidità del sistema patriarcale.
Ridere di certi ruoli e aspettative crea infatti uno spazio condiviso dove riconoscere quanto siano limitanti per tutti. In questa prospettiva, l’ironia non è un diversivo, ma un vero e proprio strumento politico e culturale: un gesto che incrina le vecchie rappresentazioni e apre la strada a un immaginario più libero, inclusivo ed egualitario.
Irene Ippolito
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