Arte & CulturaPrimo Piano

La ferita della conoscenza: la poesia di Renée Nicole Good

La poesia di Renée Nicole Good nasceva da un punto fragile e luminoso allo stesso tempo, come una fenditura nella materia del mondo da cui filtrano memoria, corpo e pensiero.

Nei suoi versi non c’è mai un confine netto tra ciò che è vissuto e ciò che è appreso, tra ciò che si studia e ciò che si sente: tutto confluisce in una lingua pulsante, densa di immagini, capace di trattenere il respiro delle cose. La sua scrittura sembrava muoversi come una mano che esplora al buio, toccando superfici diverse — la carne, la fede, la conoscenza, l’infanzia — senza mai separarle davvero.

La sua morte, avvenuta il 7 gennaio 2026, ha interrotto bruscamente questa esplorazione. Fin dalle prime ore successive al decesso, è emerso il coinvolgimento dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) nelle giornate immediatamente precedenti, elemento che ha contribuito in modo decisivo a rendere il caso opaco e controverso. Le informazioni diffuse sono state frammentarie: è noto che Good fosse stata sottoposta a una procedura amministrativa e che avesse avuto contatti diretti con l’agenzia, ma la sequenza degli eventi, le responsabilità operative e le condizioni in cui si trovava non sono state chiarite in modo definitivo. Questa mancanza di trasparenza ha lasciato aperti interrogativi che restano tuttora senza risposta.

In questo contesto, la poesia di Good è apparsa con ancora maggiore forza come ciò che resta quando una voce viene spezzata: non un documento, ma una traccia viva, un’eco che continua a interrogare chi legge, chiedendo attenzione, ascolto, lentezza — proprio ciò che è mancato nel racconto pubblico della sua fine.

La centralità della poesia nell’opera di Renée Nicole Good è indiscutibile. Pur avendo scritto anche narrativa e testi brevi, è nei versi che la sua voce ha trovato la forma più compiuta e necessaria. La sua poesia non cerca mai l’eleganza fine a sé stessa, ma una verità emotiva che passa attraverso immagini talvolta crude, talvolta di struggente delicatezza. Il corpo è uno dei suoi grandi territori poetici: non un corpo idealizzato, ma un corpo esposto, osservato, attraversato da forze esterne. Alla luce del suo confronto con un apparato istituzionale come l’ICE — fatto di procedure, modulistica, identificazioni — questa attenzione al corpo come luogo di vulnerabilità assume un peso ulteriore.

In questo senso, On Learning to Dissect Fetal Pigs può essere letta anche come una meditazione anticipatrice sull’asimmetria di potere tra chi osserva e chi viene osservato, tra chi seziona e chi è sezionato. Il testo, con cui vinse l’Academy of American Poets Prize, mette in scena l’esperienza della dissezione come gesto di conoscenza, ma anche come atto che priva qualcosa della sua integrità.

Quando Good scrive:

“i want back my rocking chairs, solipsist sunsets & coastal jungle sounds that are tercets from cicadas and pentameter from the hairy legs of cockroaches”

(«rivoglio le mie sedie a dondolo,
i tramonti solipsistici,
e i suoni della giungla costiera che sono terzine di cicale
e pentametri dalle zampe pelose degli scarafaggi»),

esprime il desiderio di un mondo non ancora ridotto a pratica, a pratica amministrativa, a fascicolo. Questa nostalgia per ciò che è “intero” risuona oggi in modo inquietante, se si pensa che negli ultimi giorni della sua vita il suo corpo e la sua identità siano stati trattati come oggetti di procedura, sottoposti a un sistema che tende a classificare prima di comprendere.

In un altro passaggio scrive:

“we cut to learn / and learn to forget what we loved whole”
(«tagliamo per imparare / e impariamo a dimenticare ciò che amavamo intatto»).

Riletti oggi, questi versi sembrano parlare non solo della scienza, ma anche di un ordine istituzionale che, nel nome della gestione e del controllo, spezza le biografie e ne smarrisce il senso umano. Senza attribuire alla poesia un valore profetico, è tuttavia difficile ignorare come l’esperienza della spoliazione dell’individuo davanti a un apparato fosse già iscritta nella sua lingua.

La lingua poetica di Renée Nicole Good è profondamente sensoriale. I suoi versi fanno sentire ciò che spesso viene neutralizzato dal linguaggio tecnico: odori, superfici, consistenze, paura, memoria. Organi interni, fluidi, tessuti diventano immagini dell’anima. In un contesto come quello che ha preceduto la sua morte — segnato da comunicazioni ufficiali impersonali e da un lessico amministrativo — questa insistenza sulla carne e sulla vulnerabilità appare come una forma di resistenza.

L’eredità poetica di Renée Nicole Good risiede proprio in questa capacità di restituire complessità a ciò che i sistemi tendono a semplificare. La sua poesia parla di apprendimento e di perdita, di conoscenza e di smarrimento. Dopo la sua morte — una morte che coinvolge un’agenzia federale e su cui permangono domande legittime — la rilettura dei suoi testi ha mostrato quanto la sua voce fosse necessaria per pensare criticamente il rapporto tra individuo e istituzione, tra corpo e potere.

In definitiva, la poesia di Renée Nicole Good continua a vivere perché non chiede di essere semplicemente letta, ma attraversata. In un tempo che tende a sezionare tutto — corpi, identità, storie, persino le morti — la sua poesia ci ricorda che ogni atto di conoscenza comporta una ferita. È in questa ferita, aperta e luminosa, che la sua voce continua a respirare.

Antonio Palumbo

Immagine generata con IA

Leggi Anche: Renee Nicole Good, la poetessa uccisa dall’ICE a Minneapolis

Antonio Palumbo

Antonio Palumbo, classe 1999, è dottore in Lettere Moderne e attualmente completa la propria formazione con una magistrale in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Insegna Lingua e Letteratura Italiana in un istituto scolastico privato e, appassionato di lettura e di scrittura, dedica il suo tempo libero anche alla fotografia naturalistica e al collezionismo di libri e di monete antiche. Insegue il sogno di visitare il mondo e di scoprire tutto il fascino e la complessità delle diverse culture umane.
Pulsante per tornare all'inizio
Panoramica privacy

Questa Applicazione utilizza Strumenti di Tracciamento per consentire semplici interazioni e attivare funzionalità che permettono agli Utenti di accedere a determinate risorse del Servizio e semplificano la comunicazione con il Titolare del sito Web.