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Storia della Porta di Ishtar a Babilonia 

La Porta di Ishtar o Ištar fu scoperta nel 1887 dagli archeologi Robert Koldewey e Walter Andrae, ed è la monumentale entrata della città di Babilonia situata oggi in Iraq.

Le porte che permettevano l’accesso alla città di Babilonia, posizionata vicino al fiume Eufrate ed oggi dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, erano otto e questa in particolare era situata sul lato nord, introduce alla via Processionale, su cui si affacciano i principali edifici ed era dedicata alla dea Ištar. 

Ištar era la principale divinità del Pantheon babilonese, il cui culto era particolarmente sentito da questo popolo, essa infatti era dea dell’amore ma anche della fertilità, rappresenta però anche la guerra, era raffigurata come una donna, delle volte alata in riferimento all’oltretomba e con un leone o dei gufi come animali simbolo, poteva anche essere associata ad una stella ad otto punte. 

Quando iniziarono gli scavi che durarono dal 1902 al 1917 circa, la città era in gran parte sepolta e si era perduta memoria di questa monumentale porta, che faceva parte di un’opera di mura fortificate, un vero e proprio capolavoro artistico realizzato nel 575 a.C dal re Nabucodonosor II, quando l’impero Babilone era all’apice del suo splendore e della potenza, egli fece anche costruire i famosi Giardini pensili e templi. Il suo inaspettato ritrovamento fu quindi motivo di grande stupore ed emozione da parte degli archeologi, i quali scavarono anche la via Processionale ed altri edifici circostanti. 

La struttura si presentava in stato frammentario e la maggior parte dei mattoni che la costituivano erano crollati, gli archeologi decisero quindi di recuperare ogni singolo componente e di metterlo in 900 casse che furono poi spedite a Berlino nel 1918, dopo la prima guerra mondiale e gli archeologi provvidero, dopo un accurato restauro, a ricostruire interamente il monumento all’interno del Pergamon Museum nel 1930, dove tuttora è possibile vederla. 

La porta alta 14 metri e larga 11 era formata da due porte, una più grande e dietro un’altra di dimensioni ridotte, era realizzata con mattoni in argilla interamente smaltati di un vivo blu e disegni di divinità rappresentate in forma di animale e coperta da un tetto in legno di cedro, inoltre vi era anche un’iscrizione in caratteri cuneiformi voluta da Nabucodonosor II, in cui il re si rivolge al popolo per informarlo sulla costruzione della porta e la sua importanza. 

Altri mattoni ritrovati, appartenenti a strutture contigue, contenevano disegni di leoni posizionati come decorazioni su strutture lungo entrambi i lati della Via Processionale, lungo cui si svolgevano le processioni per celebrare il nuovo anno e palme stilizzate situate nella sala del trono di Nabucodonosor II, anche questi sono stati ricostruiti e visibili a Berlino.   

Ai bordi sono presenti elementi decorativi come Rosette e cornici di mattoni sul tono del giallo, gli animali raffigurati con smalto di colore oro, marrone e grigio per risaltare sul fondo blu, erano un drago attributo del dio Marduk, tra i principali venerati tra i babilonesi creatore dell’Universo e chiamato Mushussu con testa e coda di drago, corpo di leone e le zampe anteriori di aquila ed un uro simbolo della dea Adad divinità della pioggia, raffigurati sulle mura con funzione apotropaica, per proteggere dal male e dai nemici la città. 

La Porta di Ishtar continua tutt’oggi ad affascinare ed era considerata tra le opere architettoniche più belle dell’antichità, possiamo quindi immaginare che effetto sortiva sugli antichi abitanti e visitatori quando posavano lo sguardo su di essa nel pieno del suo splendore. 

Beatrice Gargiulo 

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Beatrice Gargiulo

M. Beatrice Gargiulo, studentessa di archeologia, ama l’arte, la storia e dedicare il tempo libero alla lettura.
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