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‘A supponta, la bellezza del dialetto napoletano

‘A supponta è una tradizione napoletana, molto sentita, che affonda le sue radici nel passato storico della città partenopea. 

Si tratta di un’abitudine tipicamente familiare, che riguarda perciò lo stretto nucleo e la discendenza che si crea al suo interno.

Il termine napoletano assume diversi significati, che cambiano in base al contesto in cui esso è utilizzato. Tra questi c’è anche il significato gastronomico, ossia: “Fare il fondo”.  Questo è forse l’uso più comune nel quotidiano. Si riferisce a un piccolo spuntino mangiato per “puntellare” lo stomaco quando si ha molta fame ma non è ancora ora di pranzo o cena. Serve a dare energia immediata e a non far “crollare” lo stomaco vuoto.

“M’aggi’a mangià ‘na pizzetta pe’ fà ‘na supponta” (Devo mangiare una pizzetta per tappare il buco allo stomaco).

La parola supponta, secondo quanto si apprende dai linguisti italiani, sembrerebbe derivare dal latino volgare sub-punctare, il cui significato equivale a suppontare, ossia porre a sostegno una punta. In napoletano dunque supponta, anche sopponta e sepponta, significa sostegno, rafforzo.

Ad esempio quando una mamma rinnova, utilizzando lo stesso nome del padre per il proprio figlio, in quel caso si parla di supponta.

In questo scenario, il significato della supponta è quello di perpetuare la famiglia e onorare il ricordo di una persona attraverso il dono del suo nome.

Ricordiamo che nel napoletano d’uso popolare non esistono, in tutte le accezioni ricordate, sinonimi attestati di supponta.

La parola del dialetto napoletano è talmente particolare che non ha eguali, in questo caso sinonimi. Se si vuole dire quella determinata cosa, esprimere proprio quel concetto, esiste una parola sola e nessun sinonimo.

In una società in costante mutamento, la supponta, una delle tante tradizioni napoletane, rappresenta un legame tangibile con il passato, un ponte che va ad alimentare la bellezza della cultura familiare napoletana.

Considerazioni conclusive

La grande vitalità degli usi orali di una parte ancora molto significativa della popolazione, la ricchissima produzione musicale, teatrale, cinematografica, poetica, i molteplici nuovi campi di utilizzo del napoletano, permettono di considerare il napoletano un idioma unico, che può sicuramente arricchirsi ulteriormente. Utilizzare termini antichi, propri della tradizione linguistica familiare, permette di non interrompere il flusso culturale di una città che non smette mai di stupire. 

Gerardina Di Massa

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Gerardina Di Massa

Gerardina Di Massa, sono nata ad Ischia e studio lettere e filosofia. Sono da sempre appassionata alla scrittura e anche alla lettura. Giornalista pubblicista, appassionata di politica e letteratura, “divoratrice di libri”, amo leggerne sempre di nuovi, senza stancarmi mai. Mi piace la scrittura in tutti gli ambiti, che si tratti di cultura o di arte, di argomenti letterari o di storia. Ogni cosa, ogni argomento può e deve insegnare qualcosa.
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