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Adottare un animale dal canile: un gesto dai benefici psicologici

Accogliere un cane o un gatto proveniente da un rifugio non significa soltanto offrire una seconda possibilità a un animale abbandonato: facciamo un piacere anche alla nostra salute mentale. 

Un atto di solidarietà o un vero e proprio cambiamento per il nostro benessere fisico e psicologico? Negli ultimi anni il rapporto tra esseri umani e animali domestici è diventato oggetto di numerosi studi: psicologi ed esperti del settore sottolineano come la presenza di un animale riduca, stress, ansia e senso di solitudine. E quale migliore occasione per lottare contro ognuno di essa, se non offrendo una nuova famiglia e una casa a un animale che ha vissuto esperienze di abbandono o maltrattamento? 

Il legame che nasce con animali, che hanno vissuto in canile o che sono stati abbandonati, è particolare e dal valore emotivo ancora più intenso. Dedicare attenzioni e cure a un animale introduce una routine stabile e a molte persone cambia in maniera radicale la quotidianità e con essa il nostro approccio alla vita. 

Adottare un animale e i benefici per l’essere umano

Tanti gli studi a riguardo, ma i vantaggi di adottare un animale sono molteplici e variano da persona a persona. Non solo sul piano sociale e fisico, ma anche sul piano emotivo, adottare un animale e la sua presenza offrono compagnia quotidiana e conforto emotivo, contribuendo nell’animale e nell’uomo a creare emozioni positive. Prendersi cura di un altro essere vivente aiuta a sviluppare una routine e l’accarezzare o giocare con uno di esso favorisce rilassamento e serenità. 

L’essere attivi anche dal punto di vista fisico con passeggiate quotidiane e con una routine alimentare più equilibrata, riduce in maniera drastica e palpabile, lo stress fisiologico. 

Uno degli studi più rilevanti e citati su quanto la convivenza con animali domestici favorisca giovamenti a livello emotivo e psicologico è quello pubblicato sulla rivista scientifica Animals nel 2019 dalla ricercatrice Emily L.R.Thelwell:

“First year students who were asked to view a presentation about pet therapy before being asked to interact with a therapy dog [36]. The vast majority of the participants said that they missed their pets, that their pets had stayed at home, and that they thought it would be advantageous for therapy dogs to visit campus and help with stress”.

Fonte:https://www.mdpi.com/2076-2615/9/10/846

Mal comune, mezzo gaudio?

Ancor prima delle teorie dello scorso millennio sullo stress e la depressione, il buon Cicerone aveva già compreso quanto importante fosse per l’uomo confrontarsi con il prossimo e rivedere in esso un nostro stesso dolore. È forse proprio questo il legame invisibile che nasce tra molte persone e gli animali abbandonati al momento dell’adozione: si incontrano due fragilità e queste finiscono per curarsi a vicenda

Proprio come dietro le finestre di un’abitazione, anche dietro le grate di un rifugio non ci sono soltanto cani e gatti in attesa di una casa: ci sono storie di abbandono, di perdita e di paura. Ed è proprio adottando animali, spesso ceduti perché impegnativi, che viene su un incontro tra vulnerabilità: l’animale abbandonato ritrova fiducia nell’essere umano, mentre la persona riscopre presenza e affetto

Nessuno salva l’altro: entrambi si aiutano a superare una forma di smarrimento. Molti volontari dei canili raccontano episodi, reali, che confermano questo legame profondo: anziani tornano a uscire di casa grazie alle passeggiate con un cane, famiglie ritrovano armonia attraverso la cura condivisa, persone sole ricominciano a sentirsi importanti per qualcuno. 

Tempo, pazienza e capacità di comprendere paure e comportamenti segnati dall’abbandono creano nel tempo relazioni intense: nei corridoi di un canile, tra code che riprendono lentamente a muoversi e occhi diffidenti, uomini e animali ci ricordano che il dolore condiviso non sparisce, ma può diventare più leggero e può alimentare la “scintilla di speranza” sopita in ognuno di noi. 

Antonietta Della Femina 

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Antonietta Della Femina

Classe ’95; laureata in scienze giuridiche, è giornalista pubblicista. Ha imparato prima a leggere e scrivere e poi a parlare. Alcuni i riconoscimenti e le pubblicazioni, anche internazionali. Ripete a sé e al mondo: “meglio un uccello libero, che un re prigioniero”. L’arte è la sua fuga dal mondo.
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