Il femminismo portato fuori: non solo piazze

Educare, dal latino ex-ducere: condurre fuori.
Condurre fuori dal nostro piccolo antro di seminato il movimento femminista è l’atto di ribellione più possente che possiamo svolgere.
Mi è capitato spesso di sentire, anche da sorelle attiviste, che il “femminismo non si fa sui social”.
Nulla di più decontestualizzato. Pensiamoci insieme: se educare vuol effettivamente indicare un modo di condurre fuori il sapere e, con quel sapere, operare un cambiamento, allora perché, nel 2026, non dovremmo utilizzare gli strumenti a noi forniti dal tempo?
“Come fanno i cittadini di questa nazione a conoscere i contributi positivi che il movimento femminista ha dato alla vita di tutti noi , se non li mostriamo?”, si chiede bell hooks in “Il femminismo è per tutt”.
Bella domanda. E se noi che lo conduciamo fuori, noi attivist* autoghettizziamo la conduzione fuori perché non possiamo utilizzare Instagram, Tik Tok et similia, se noi stesse che ci spendiamo quotidianamente in questa conduzione, non ci rivolgiamo a un ampio raggio di persone, a una costellazione di menti, allora come possiamo pretendere di ottenere un riscontro che sia anche minimamente onesto?
Qui mi soffermo.
Conosco molte divulgatrici e divulgatori social che col proprio contributo, con le fonti alla mano, con letture e discorsi che apparentemente risultano complessi, rendono accessibile i capisaldi del movimento femminista, e non solo. Teresa del Sole (https://www.tiktok.com/@humanforawhile?_r=1&_t=ZN-95xz27DEjWY), studi di genere, pornografia e femminismo, su Tik Tok è limpida, riconoscibile, diretta. Parla con un registro accessibile seppur alto, riesce a comunicare su vari livelli tramite video semplici dal punto di vista visivo. Non eccede, i toni sono pacati, lo studio alla base è evidente. Ovviamente sotto attacco dalla comunità di maschi basici che la travisano, anche con interventi in radio (vedi La “solita” Zanzara con Mr. Cruciani a capo del circolo), in tv. Il motivo? Lei è lucida, intelligente, sagace e capacissima di smontare ogni teoria del complotto antifemminista e questo non va bene. Non va bene perché nel sistema oppresso-oppressore, se l’oppresso è addirittura composto, fa ancora più rabbia.
Aurora Consolo, (https://www.tiktok.com/@aurorafeminist?_r=1&_t=ZN-95xzPMJspS2), potentissima, arrabbiata, ma con ironia. Intelligente, anche qui, alla maniera latina. Lei legge dentro e vede il cuore di maschilismi ancora poco visibili commenta, si valorizza e riflette abbassando l’autostima dei maschietti non decostruiti, basici, che pensando di offenderla dicendole che non ci andrebbero mai a letto.
Mi fa ridere.
La sua tempra è sarcastica e per nulla indulgente, fa bene? Certo, insegna l’internazionalista e il transfemminismo con i fatti, vince battaglie legali contro chi la insulta sui social, mostra i suoi talenti artistici e, ispira. Questo è il suo modo di uscire fuori, di condurre la ribellione fuori dal corpo.
Simona. (https://www.tiktok.com/@propriosimona?_r=1&_t=ZN-95xztOqbdH4). Incavolata bestialmente, lo esprime e di certo si interessa di chi la scredita, ma continua. Si professa misandrica, che letteralmente allude all’odio verso il genere maschile, ma che nella spiegazione effettiva indica un atto di prevenzione, una difesa costante che noi donne siamo costrette ad attivare, quando camminiamo, quando mangiamo, studiamo e viviamo. Il suo odio evidente è identificato come volontà di guerra, ma la realtà è diversa: è stanca, come lo siamo tutt*, di sentirsi in pericolo, di contare le vittime e di essere sola in un mondo di uomini. Te la dipingono cattiva, perché ammettere che c’è un problema è più complicato e poco politicamente corretto.
Maura Bloom, ridi? Assai. Rifletti? Di più. Il processo pirandelliano per eccellenza, vedo la vecchia imbellettata e rido, quella vecchia agghindata come una non della sua età, mi suscita divertimento. Poi mi fermo, la riguardo, mi chiedo perché ha scelto di essere ridicola agli occhi del mondo e, magari, concludo che lo fa perché ha bisogno di uscire dalla massa, perché ama qualcuno che non la ricambia, perché ha paura della morte e dell’invecchiamento che la precede. Non rido più. Maura spinge con la comicità, ribalta stereotipi e usanze del patriarcato, attirando a sé commenti, insulti, dolori e infamità, perché? Perché ha fatto da specchio e lo specchio, se è sporco, nero, rotto, non piace a nessuno, nemmeno alla figura che lo abita. (https://www.instagram.com/maurabloomcomedy?igsh=bmdnMzgxa3RzcGxo).

TUTTO è POLITICO SE SEI UNA DONNA
Quindi?
Tantissime persone, donne in particolare come protagoniste della causa, ma anche uomini decostruiti, in decostruzione, consapevoli del privilegio e volenterosi di bilanciare il divario, prendono uno spazio sui social media, oggi, per poi allargarsi verso i teatri, le piazze, facendosi testimonial, sottolineando che l’educazione transfemminista intersezionale, che il futuro stesso o sarà tranfemminista intersezionale o non sarà.
Per far avverare il futuro, mi faccio Sibilla del presente e scrivo: sfruttiamo i mezzi, tutti i mezzi, le piazze, le aule, le persone, usciamo fuori dalle università, dai collettivi, dalle piazze piene di gente come noi, buttiamoci nella fossa dei leoni, nell’inferno patriarcale, perché è solo in questo modo che potremo prospettarci un cambiamento. Ora, per sempre, col coraggio di stare nella cloaca lurida e viscida della massa putrida di odio verso di noi. Il coraggio, sempre, il dolore, di più, ma allo scopo di
CONDURRE FUORI.
Quindi che dite, “il femminismo non si fa sui social?”.
Benedetta De Nicola – nel mio piccolo, ci provo anche io: https://www.instagram.com/archetipe_narrazioniribelli?igsh=YzV6d3ZheWNwOHI2&utm_source=qr
https://www.tiktok.com/@benedettadenicola?_r=1&_t=ZN-95y1NmQxDSJ



