Perfezione o pressione?

Questo articolo fa parte di una serie prodotta da alcune alunne della prof.ssa Benedetta De Nicola, nell’ambito di un progetto studentesco che convoglia storia e scrittura per imparare a scrivere con fonti certe e applicare le regole del giornalismo e dell’info-narrazione divertendosi.
Oggi presentiamo un articolo di Marika Bonamassa, seconda liceo.
“Tra passerelle e Angeli perfetti, il mondo della moda porta la bellezza a perfezione irreale”
Su una passerella sotto le luci dei riflettori, tra scatti di fotografi e gli applausi dei presenti tutto sembra perfetto. Troviamo ragazze dai corpi scolpiti, sorrisi magnetici, con indosso abiti da sogno che mostrano quello che la società crede essere la “perfezione”. Ma dietro questa immagine impeccabile, in realtà si nasconde una verità molto più cupa e ben diversa da ciò che ci viene mostrato all’esterno. Essa è fatta di pressioni, insicurezze che in molti casi provocano sofferenze profonde.
Una di queste sofferenze che negli ultimi anni è diventato tra i fenomeni più discussi è quello dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). Con questo termine, si fa riferimento ad un disturbo o disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. In questi casi, l’alimentazione può assumere caratteristiche anche ossessive che possono portare l’individuo a compro mettere la caqpacità di consumare un pasto in modo “regolare” e di mantenere normali abitudini con il cibo. Tutto ciò può compromettere non solo la salute fisica della persona ma anche quella psicologica.
Tra i principali tipi di disturbi troviamo: anoressia nervosa, bulimia, alimentazione incontrollata e obesità. Con una frequenza più elevata ad essere colpite dalla DCA, sono le giovani donne, ma si verificano anche casi in età infantile e adolescenziale. Dietro a questi comportamenti si nasconde un grande disagio formato da paure e insicurezze, che portano a riversare colpe contro sé stessi. Il problema non riguarda solo il singolo individuo, ma alcune volte può essere scaturito da fattori esterni legati alla persona. Di questo, ci ha dato prova il mondo della moda che ha avuto per molti anni il ruolo di diffusione di ideali di bellezza irrealistici, i quali hanno portato alla diffusione di canoni estetici su cui basarsi.
Il periodo più estremo fu tra gli anni ’90 e i primi 2000, durante cui molti marchi famosi di moda come quello di Victoria’s Secret, usavano, come riportato da alcune modelle, un “codice da seguire”, per fare in modo che le modelle mantenessero quei canoni estetici surreali. Abbiamo molte testimonianze di modelle famose che hanno subito a livelli estremi questa pressione andando poi incontro a problemi psicologici o a disturbi alimentari.
Una delle testimoni a raccontarci di questo è stata Erin Heatherton, che ha iniziato a sfilare e posare per Victoria’s Secret nel 2008, per poi diventare un Angelo dal 2010 al 2013. Nel 2016 in un’intervista rilasciata al Time aveva confessato di aver lasciato la famosa azienda di intimo perché le era stato chiesto di perdere peso prima degli show podcast di otto episodi Fallen Angel del New York Post in cui ha svelato per la prima volta le “misure drastiche” adottate per continuare ad adattarsi agli standard imposti dall’azienda, in cui era imposto l’obiettivo di perdere almeno un chilo al giorno. Tra altre modelle che hanno parlato degli standard irrealistici del marchio troviamo Bridget Malcom che ha ricordato dei suoi “allenamenti sfiancanti” due volte al giorno “nonostante fosse affamata”, del disturbo alimentare che l’ha accompagnata negli anni da Angel e delle assurde richieste dei suoi agenti.
Queste storie delle ex modelle di Victoria’s Secret non devono essere dimenticate ma anzi analizzate al meglio per farci comprendere a pieno che in realtà la perfezione è solo un concetto orribile, amplificato dai media e dalla società per farci credere che il valore di qualcuno includa solo l’aspetto fisico. Ma questa idea a cui l’uomo si attiene, porta con sé solo cause che alla fine conducono solo alla distruzione di se stessi.
Perché nessun ideale estetico imposto vale più della salute mentale e fisica di una persona.
Marika Bonamassa
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