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Davanti al dolore degli altri

“Noi” – e questo “noi” include tutti quelli che non hanno mai vissuto nulla di simile a ciò che loro hanno affrontato – non capiamo. Non ce la facciamo. Non riusciamo a immaginare davvero come è stato. Non possiamo immaginare quanto sia terribile e terrificante la guerra; e quanto normale diventi.

Non capiamo, non immaginiamo. È questo ciò che pensano con convinzione tutti i soldati, e tutti i giornalisti, gli operatori umanitari, gli osservatori indipendenti che si sono ripetutamente esposti al fuoco e hanno avuto la fortuna di eludere la morte che ha falciato chi stava loro vicino. E hanno ragione.

Davanti al dolore degli altri è un saggio della scrittrice e intellettuale statunitense Susan Sontag. Questa opera torna sulle sue vecchie riflessioni esposte in precedenza Sulla fotografia (1977) e affronta il tema della guerra, della sofferenza e dell’orrore di cui questa condizione si fa portavoce. 

Esaminando lo shock che tali conflitti hanno causato, l’autrice arriva al nodo cruciale della sua riflessione ovvero “il valore etico” delle immagini di sofferenza e all’impatto che essa hanno sul resto dell’umanità, che alle volte non sortiscono il valore necessario affinché possano incidere nella mente umana e non ripetersi più.

Il saggio si apre con una riflessione sul valore della fotografia e la sua capacità di incidersi nella mente dell’ osservatore. Essa diviene la traccia di qualcosa che è stato posto davanti all’ obiettivo, le fotografie si rivelarono superiori a qualunque dipinto nel fornire un momento di un passato svanito o di un caro estinto. 

Proprio nel 1922 Walter Lippmann scrisse:

”Le fotografie hanno sull’immaginazione odierna lo stesso tipo di autorità che ieri aveva la parola stampata, e in precedenza la parola pronunciata. Sembrano del tutto reali”.

Sontag ribadisce il ruolo fondamentale della lente analogica prima e oggi digitale può raccontare il vero, anzi deve farlo, ma in casi specifici come una guerra, il materiale raccolto dai fotografi , che ai loro occhi potrebbe avere la forza di smascherare il conflitto, acquista davvero una grande importanza. Ma se tale protesta è assente, la stessa fotografia contro la guerra può essere letta come un’immagine che mostra il pathos, o l’ eroismo, l’ ammirabile eroismo, di una lotta inevitabile che può concludersi soltanto con la vittoria o la sconfitta.

C’è anche un altro aspetto che la scrittrice sottolinea più avanti, l’eccesso stesso della fotografia posta continuamente al servizio delle manipolazioni consumistiche, lo shock di alcune scene che può divenire familiare. E se ciò non avviene, resta pur sempre la possibilità di non guardare

Quindi, quale sarebbe lo scopo di certe fotografie? Quale dovrebbe essere la reazione di chi le osserva?

Purtroppo quando non si vive in prima persona una situazione complessa, orrorifica e violenta come una guerra, si è portati a sentirsi lontani dalle tribolazioni degli altri e questo anche perché si è consapevoli di non avere le forze, il potere di riuscire a fermarla. La compassione è un’ emozione instabile. Ha bisogno di essere tradotta in azione, altrimenti inaridisce. 

A ciò si aggiunge una concezione tutta nuova di fare informazione, intesa come intrattenimento, la società attuale è definita “società dello spettacolo”, i cittadini moderni guardano con cinismo alla possibilità di essere sinceri rispetto a ciò di cui sono partecipi.

Così, non resta che riflettere.

Non c’è nulla di male nel fare un passo indietro e pensare. Come hanno affermato molti sapienti, nessuno può pensare e al tempo stesso colpire un altro essere vivente.

Marika A. Carolla

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Marika Carolla

Classe 95. Ha conseguito la maturità classica e poi una triennale in Lettere Moderne. Ha pubblicato nel 2016 la sua prima raccolta poetica "Nugae" e proseguito con gli studi, diplomandosi in Regia e Sceneggiatura presso la Roma film Academy. La sua passione per la conoscenza e la scrittura l' hanno spinta a conseguire la laurea magistrale in filologia moderna alla Federico II di Napoli con lode. Scrivere è per lei, dedizione, coraggio, e vita.
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