La voce antica della Sicilia rivive attraverso il canto dei carrettieri siciliani

Intonato lungo le strade o nelle soste, il canto dei carrettieri siciliani racconta storie d’amore, di partenze e di vita quotidiana.
Molto prima dei motori e dell’asfalto, le strade della bella e amara Sicilia erano percorse dal passo lento dei carretti e da una voce che intonava un canto, il canto dei carrettieri siciliani. Questo canto popolare è una delle testimonianze più intense e autentiche della cultura e della tradizione orale dell’isola delle teste dei mori.
Il canto dei carrettieri siciliani non era un semplice intrattenimento; era un vero e proprio compagno di viaggio: i carrettieri, mestiere oggi scomparso, trasportavano merci da un paese all’altro percorrendo chilometri in solitudine. L’unica compagnia e orologio plausibile era il canto: dava voce alla fatica del lavoro, alla nostalgia per la casa e la famiglia lasciata alle spalle e celebrava l’incertezza del viaggio.
La caratteristica del canto dei carrettieri siciliani
Non un testo unico o una melodia fissa, il canto dei carrettieri era molto spesso improvvisato e modellato sull’esperienza personale di chi cantava. Le voci – canto solistico e a cappella – dovevano farsi sentire a distanza, attraversare i campi e richiamare l’attenzione dei paesi vicini. Il canto si trasmetteva esclusivamente a voce, senza spartiti o testi scritti e spesso i carrettieri nei momenti di sosta presso i fondaci si sfidavano nel canto, valutando la capacità poetica e la potenza vocale.
Le origini
L’uso del carretto per il trasporto di beni agricoli si è sviluppato in Sicilia tra il XVIII e il XIX secolo ed è proprio in questo periodo che si fa nascere il canto dei carrettieri siciliani: inizialmente nato per accompagnare il viaggio e farsi sentire da lontano, negli anni è divenuta un’espressione artistica vera e propria.
La sua caratteristica, mai codificata in maniera rigida, ha permesso ai carrettieri di palesare l’improvvisazione: questa libertà era strumento di affermazione personale e di riconoscimento sociale. Secondo alcuni studiosi, questo canto conserva tracce di forme molto antiche di espressioni vocali delle sorelle Spagna e Francia e di suoni esotici della cultura mediorientale.
Un canto dei carrettieri siciliani per celebrare Santa Rosalia
Nel cuore di Palermo, durante la festa di Santa Rosalia, la Santuzza patrona della città, il sacro e il profano si incontrano e anche in quest’occasione il canto dei carrettieri siciliani è presentato come emblema della musica popolare. Che sia durante la processione o nei momenti più conviviali, la Santa, che nel 1624 mise fine secondo la leggenda alla peste a Palermo, viene celebrata dal popolo anche attraverso il canto.
Il canto dei carrettieri siciliani non è solo una forma di intrattenimento popolare, ma una memoria, una memoria viva, che racconta l’identità di un popolo lungo strade polverose e con la sola compagnia del rumore delle ruote.
Antonietta Della Femina
Immagine generata con AI
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