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Che cos’è la dipendenza da smartphone secondo la psicologia

Siamo ormai nel pieno del XXI secolo, un’epoca dominata dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale e dai social network. In questo contesto, lo smartphone è diventato un oggetto quasi insostituibile: uno strumento che tutti possiedono e che, se manca, rischia di escludere completamente dalla vita sociale.

Oggi il telefono non serve più soltanto per telefonare, come accadeva in passato, ma permette di organizzare eventi, viaggi di gruppo, partecipare ad attività sportive, lavorare e restare costantemente connessi ovunque ci si trovi.

Si tratta senza dubbio di un mezzo straordinario, che ha rivoluzionato il modo di comunicare e di vivere. Tuttavia, accanto ai numerosi vantaggi, esistono anche alcuni aspetti critici: lo stress legato alle notifiche continue, le ripercussioni sul sonno, la sensazione di perdere più tempo di quanto si immagini e, soprattutto, il rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza.

Phubbing: quando il telefono prende il posto delle persone

Tra i fenomeni più diffusi legati all’uso eccessivo dello smartphone troviamo il phubbing, termine che nasce dall’unione delle parole inglesi “phone” e “snubbing” (snobbare). Indica il comportamento di chi ignora le persone presenti per concentrarsi sul proprio telefono, spesso per sfuggire a una situazione imbarazzante o scomoda.

Il phubbing viene spesso vissuto come una strategia “innocua”, quasi un modo per non apparire scortesi. In realtà, può avere un forte impatto sulle relazioni interpersonali, generando distanza emotiva verso gli altri e senso di esclusione verso se stessi.

Nomofobia: la paura di restare senza smartphone

Entrando più nel dettaglio del concetto di dipendenza, la psicologia utilizza il termine nomofobia, che deriva dall’espressione inglese NO MObile PHOne PhoBIA(Nomophobia). Si tratta della paura irrazionale di rimanere senza telefono, senza connessione o senza possibilità di accedere alla rete.

Numerosi studi mostrano come questa condizione sia particolarmente diffusa tra le persone con tratti di personalità più estroversa e impulsiva, che tendono a ricercare continui stimoli esterni. Tra i sintomi più comuni della nomofobia si riscontrano tremori, sudorazione eccessiva, pensieri ossessivi e, nei casi più intensi, veri e propri attacchi di panico.

Comportamenti e conseguenze dell’uso incontrollato

Oltre ai sintomi emotivi e fisici, la dipendenza da smartphone si manifesta anche attraverso comportamenti quotidiani difficili da controllare. Tra questi rientrano l’impulso costante a controllare notifiche, messaggi e livello della batteria, l’abitudine a dormire con il telefono acceso — comportamento che altera la qualità del sonno e può provocare mal di testa — e l’utilizzo del dispositivo in momenti inappropriati, come durante le lezioni universitarie, in bagno o nei momenti di socialità con amici e familiari.

Un aspetto particolarmente delicato riguarda le relazioni interpersonali. È paradossale pensare che i social network — come WhatsApp, Instagram, X e altri — permettano di entrare in contatto con un numero enorme di persone, ma allo stesso tempo possano favorire la riduzione di legami autentici e profondi. Sempre più spesso, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, le connessioni virtuali sostituiscono quelle reali, alimentando un senso di solitudine e isolamento emotivo.

Come prevenire la dipendenza da smartphone

Per prevenire o ridurre la dipendenza da smartphone è possibile adottare alcune strategie pratiche ed efficaci che permettano a chiunque ne sia affetto di uscire finalmente dal circolo vizioso. Tra queste rientrano la disattivazione delle notifiche non essenziali, il nascondere o limitare l’uso delle applicazioni più utilizzate, la creazione di zone o fasce orarie “phone free” e la sostituzione del tempo passato davanti allo schermo con attività offline come sport, lettura o hobby creativi.

Queste abitudini aiutano a riappropriarsi del “qui e ora” e a ristabilire un rapporto più sano con la tecnologia. Tuttavia, nei casi in cui la dipendenza risulti particolarmente invasiva e comprometta la qualità della vita, è importante non sottovalutare il problema e rivolgersi a uno psicoterapeuta. Un supporto professionale può aiutare a comprendere le cause psicologiche profonde e a ritrovare un equilibrio, liberandosi dal vincolo di uno strumento inanimato ma estremamente potente.

Giulia Marton

Immagine generata con AI

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Giulia Marton

Classe 2003. In cerca della propria voce tra le mille sfumature della comunicazione. Studio Scienze della Comunicazione, ma vivo anche di musica, montagna e sogni che fanno rumore. Mi chiamo Giulia e sono un work in progress: introversa ma ma curiosa, riflessiva ma affamata di esperienze. Raccolgo passioni come pezzi di un puzzle, cercando quella che mi somigli davvero.
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