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Jova Beach Party: siamo sicuri che sia ecologico?

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti (detto anche Jova) è un artista italiano molto famoso. Salito alla ribalta negli anni ’90, Jova ultimamente ha fatto discutere con un suo tour decisamente particolare: il Jova Beach Party.

Per chi non conoscesse bene questo lato dell’artista, Jovanotti è vegetariano e diverse volte si è espresso a favore dell’ambiente. Fin qui, tanto di cappello. Ma, ultimamente, un alone si è abbattuto sulla sua buona reputazione. Il Jova Beach Party, appunto.

Opinione pubblica, scienziati, associazioni ambientaliste si sono scagliati contro un tour che ha del quantomeno insolito. Jovanotti ha pensato bene di escogitare un modo straordinario per poter sensibilizzare la popolazione sull’ambiente. Come? Ma con diversi concerti, rigorosamente sulle spiagge italiane.

Il controsenso del tutto illogico è dietro l’angolo. Immaginiamo che un artista sia, diciamo così, sensibile alla tematica del rischio di estinzione dell’orso polare. Immaginiamo che questo artista decida, per sensibilizzare una platea che ai suoi concerti in realtà ci andrebbe per la sua musica, e non per altro, di fare un bel tour in Antartide.

Così, per sensibilizzare. E via di ruspe, calpestii di migliaia e migliaia di persone, bottiglie di plastica, cibi, inquinamento acustico. Il tutto in un ambiente estremamente fragile. Però tutto questo verrebbe attuato per sensibilizzare sull’orso polare, che magari ammattisce pure per il suono della musica e il caos. Volutamente, il paragone è estremo. Ma l’illogicità di base è questa.

Jovanotti, ambientalista dichiarato, ha scelto di tenere i suoi concerti in alcune zone italiane fragili e di dominio di alcune specie: il fratino, le tartarughe caretta caretta, moltissimi insetti (tra cui coleotteri detritiveri o predatori, farfalle, falena del Pancrazio, ragni).

Oltre agli animali, l’equilibrio naturalistico è messo in crisi anche dal punto di vista delle piante: tra le tante, è presente il giglio del Pancrazio, che se abbattuto, a sua volta mette in pericolo la falena ed altri animali.

In particolar modo, il tour torna nel comune di Fermo. Già nel 2019 le ruspe avevano distrutto le dune e la vegetazione della spiaggia di Casabianca, per far spazio al palco e al pubblico dell’evento. Nel 2021 fu avviata un’opera di restaurazione che, come tutte le opere di restaurazione ambientale, richiedeva tempo per far vedere i propri frutti.

È solo nel 2022, infatti, che si iniziano a vedere i primi risultati. Peccato che, nonostante l’ordinanza del sindaco che annunciava la protezione dell’area di nidificazione del fratino, il sindaco stesso abbia approvato la data del tour a Fermo.

La colpa di questo tour non è “solo” dell’artista, ma anche delle amministrazioni locali. Non solo Fermo, ma anche Ravenna ha concesso l’evento, permettendo la distruzione di un filare di 65 tamerici, esistente da decenni. Il concerto è stato autorizzato a pochi metri dalla riserva naturale Pineta di Ravenna e dal Parco del Delta del Po.

A scaldare l’atmosfera rientrano anche le partnership con l’evento: WWF e Fileni (allevatori di polli, Jovanotti sarebbe vegetariano). Le polemiche ulteriori sono sorte anche per una dichiarazione offensiva da parte del cantante: Jovanotti ha definito “econazisti” coloro che si sono opposti al suo tour. Capiamo bene che questi presunti econazisti sono, in realtà, scienziati e associazioni ambientaliste (Enpa, Lipu, Legambiente, Italia Nostra, Sigea) che da anni si occupano di ambiente ed animali.

Definire “econazista” una persona o associazione competente in materia è una reazione piuttosto impulsiva che ha costato, e sta costando, un conto abbastanza salato al cantante.

Per esempio, basta notare le reazioni sui social. L’internet è spesso lo specchio della società corrente: pagine e pagine molto famose continuano a pubblicare meme a sfondo caustico sulla ipocrisia di questo tour, sulla sua inconsistenza logica e il suo essere, anzi, deleterio. Qualcuno dirà: e quindi? Sono solo stupidi meme. Sì, ma anche no.

I social sono uno strumento potentissimo di divulgazione, sia nel bene che nel male. Spesso si sottovaluta quanto l’imprenditoria (e l’industria musicale è un imprenditore molto avido) debba valutare anche il suo mercato.

Siamo proprio sicuri che il Jova Beach Party, dopo tutto questo parlare, dopo tutte queste giuste osservazioni, continuerà ad essere svolto, negli anni a venire? Con quale coraggio un cantante, un ospite si presenterà sul palco di Jovanotti? Forse l’opinione pubblica ha più potere di quanto si pensi.

Non pochi scienziati hanno parlato del tour. Giacomo Moro è uno di quelli che potrebbero essere etichettati dal buon Jova come econazisti. Giacomo è laureato in biologia evoluzionistica e ha studiato alla Scuola Galileiana di Studi superiori di Padova. Giacomo è uno scienziato ed ha aperto un canale chiamato Entropy for life. Moro si occupa di divulgazione scientifica, concentrandosi soprattutto su: biologia, evoluzione, ma anche molti altri temi.

Il suo canale ha due video interessanti proprio sul Jova Beach Party:

e

Un altro video molto importante, consigliato dallo stesso Moro, è questo:

La visione di questo video è caldamente consigliata, perché a parlare sono scienziati, tutti laureati in scienze naturali. La spiegazione, razionale, curata e semplice, fa comprendere perché il Jova Beach Party non è altro che deleterio per l’ambiente.

Gli scienziati citano nel video, tra i tanti argomenti trattati, le specie animali (soprattutto il fratino) e vegetali minacciate dall’intervento umano e il problema dei calpestii durante gli eventi. Il video riporta anche la questione di Torre Flavia, un’area definita dall’Unione Europea come importante a livello continentale per la tutela degli uccelli migratori. Torre Flavia era stata scelta come tappa per il Jova Beach Party del 2019, tappa poi impedita e cancellata.

Ebbene, cosa se ne ricava da questa storia? Jovanotti e WWF non ci stanno e rispondono alle polemiche, affermando il primo che le spiagge tornano ad essere più pulite di prima, e il secondo che il fratino nidifica fino a luglio, il tour si tiene ad agosto nelle sue aree di nidificazione, e poi per il fratino è stata riservata un’area accanto al luogo del concerto.

Motivazioni sinceramente spiazzanti, perché rivelano una ingenuità di fondo, o malafede (scegliete voi) riguardo al corso della natura. La spiaggia di Fermo, spiaggia simbolo del fratino, ha impiegato ben tre anni, tre, per poter riacquisire molto lentamente e gradualmente il suo ecosistema. Poi, tornano le ruspe del concerto, e chi si è visto si è visto.

Di fondo vi è l’arroganza di credere che la natura sia sempre e comunque a disposizione dell’umanità, che bastano l’impegno, la forza di buona volontà (se ci sono) per poter rimpiazzare quanto distrutto. Ma la natura ha i suoi tempi.

Jovanotti afferma, poi, che le spiagge torneranno “più pulite di prima”. Ma il concetto di pulizia nulla c’entra con la vastità di specie presenti sulle spiagge e sulla più che probabile erosione di esse. Il concetto di pulizia è, di nuovo, del tutto antropocentrico e antiscientifico.

Quest’estate è stata terribilmente calda e, nonostante gli stadi, le arene, tutte le strutture artificiali possibili ed immaginabili, in Italia un artista decide ancora che, no, la spiaggia ha tempi brevi per riprendersi, i fan si sveglieranno ecologisti tutt’un tratto e gli scienziati e le associazioni ambientaliste sono econazisti. Certo, Jova, hai ragione tu.

Noi nel frattempo ci pensiamo un po’, e valutiamo se credere a chi di scienza ci vive o ad un cantante che proprio non riteneva concepibile fare un bel concerto in uno stadio.

Aurora Scarnera

Leggi anche: Ecofemminismo oppure il legame tra la lotta ambientale e quella di genere

Aurora Scarnera

Classe 1998, frequenta il primo anno di Filologia Moderna presso l’Università di Napoli Federico II. Giornalista pubblicista dal 2020 e cantante occasionale, scrive articoli dai tempi del liceo. Curiosa del mondo, crede fermamente nel valore dell’informazione e nella forza del suo veicolo trasmissivo.
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