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Addio a Piero Angela, pioniere della divulgazione scientifica italiana

“Buon viaggio papà.” Queste le parole con cui Alberto Angela annuncia la scomparsa del padre.


Per 70 anni è stato lui ad accompagnare gli italiani in un lungo viaggio nella cultura e nella scienza fino ad intraprendere oggi il suo ultimo viaggio.

«Una delle prime occasioni di avvicinarmi alla scienza la ebbi quando mi regalarono l’Enciclopedia dei ragazzi, dieci bei volumi con un mobiletto contenitore. Il mio volume preferito, il più consunto, era quello dei Perché?. Probabilmente lì è nato il piacere di capire», nasce da qui l’insaziabile sete di conoscenza di Piero Angela, da quel “perché” che è alla base di tutto, nel passato, nel presente e nel futuro.

Nato a Torino il 22 dicembre 1928, intraprende la sua carriera in Rai come cronista del Giornale Radio nel 1951 per poi passare al telegiornale nel ’54 con la nascita della televisione.

Dal 1968, influenzato dalle lezioni documentaristiche del regista Roberto Rossellini, realizzò una serie di documentari dal titolo Il futuro nello spazio.

È a partire dal 1981 che ha inizio la serie Quark, il cui titolo venne spiegato dallo stesso Angela nella prima puntata del programma: “… lo abbiamo preso in prestito dalla fisica, dove molti studi sono in corso su certe ipotetiche particelle subnucleari chiamate appunto quark, che sarebbero i più piccoli mattoni della materia finora conosciuti. È quindi un po’ andare dentro le cose”.

Nel 1995 il programma diventa Superquark, raddoppiando la durata della precedente serie.

Dagli anni 2000 partono le collaborazioni con il figlio, Alberto, con cui ha dato vita a Ulisse, programma a puntate monografiche riguardanti scoperte storiche e scientifiche.

In 70 anni di lavoro lascia alle spalle decine di programmi, dodici lauree honoris causa, una quarantina di libri, la medaglia d’oro della cultura italiana, le onorificenze della Repubblica Italiana e numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.

Piero Angela ha fatto la rivoluzione attraverso la cultura, plasmando nuove proprietà di linguaggio a favore della gente e della conoscenza. Con la sua sconfinata sapienza e la sua pacatezza ha portato la divulgazione e la scienza nelle case degli italiani, incapaci di staccarsi da quel viso pulito e da quel garbo che ormai è cosa rarissima in televisione e nell’umanità.

“Se penso mai alla morte? Sento che il conto alla rovescia va avanti, ma bisogna solo accettare quella che è la vita. Abbiamo una possibilità su miliardi di nascere, e dobbiamo esser felici di aver vissuto, siamo stati fortunatissimi. E quindi va anche accettato che, ad un certo punto, il biglietto sia scaduto”.


È questa la sua visione della morte, unita alla convinzione che nessuno, dopo un po’, si sarebbe ricordato di lui.
Forse queste sono le uniche parole su cui dobbiamo dissentire, perché ci accompagneranno sempre quella curiosità, quella creatività, quella voglia di indagare la profondità delle cose e quell’umanità a cui ha cercato sempre di sensibilizzare.

Prima di morire, lascia una lettera, meglio definibile come un testamento.

“Cari amici, mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana.
Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano.


Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia.


È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati.


A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato.
Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese.
Un grande abbraccio,
Piero Angela”


Con questo scritto ringrazia tutti i suoi collaboratori, e si mostra grato alla sua stessa vita. Ma emblematiche sono le sue ultime parole, quelle che ognuno di noi dovrebbe sempre tenere a mente. Afferma di aver fatto tanto, affidando a tutti noi una grande eredità e soprattutto una grande responsabilità.

Sta a noi ricostruire un’Italia difficile, rieducando alla civiltà e alla conoscenza il mondo che ci circonda. È compito nostro prendere in mano il suo lavoro e renderlo eterno. E noi ripartiremo proprio da lì.
Immensamente grazie, grande Piero, nel cuore degli italiani oggi e per sempre.

Maddalena D’Angelo

Maddalena D'Angelo

Un po' troppo timida, particolarmente sensibile, esageratamente romantica, mi definirei così. Sono Maddalena D’Angelo, classe ’99 e studentessa di Filologia moderna. Parola d’ordine? Creatività. Mi piace trasformare il mondo fuori e mostrare il mondo che ho dentro. Ho sempre vissuto con la penna in mano, con le scarpette da punta ai piedi e con mille idee in testa, ma non sto qui a raccontartele, scoprile leggendo i miei articoli!
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