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Un giro sotto i Faraglioni di Capri e le sue leggende

I celebri Faraglioni dell’isola di Capri, sono protagonisti di antichi miti e leggende, addirittura appartenenti al periodo di Omero

I Faraglioni sono l’emblema dell’isola. È difatti impossibile non pensarci appena la parola Capri viene pronunciata. Affascinano non solo i turisti per la loro maestosità ma anche gli italiani stessi. 

Il complesso è formato da tre rocce: l’altezza di ciascuno è di circa 100 metri. Un tempo, sulla loro cima, venivano appiccati dei fuochi in modo da segnalare la presenza dei massi rocciosi alle navi. Infatti il termine Faraglione deriva dalla parola faro.

Ad ogni Faraglione è stato associato un nome proprio. Il primo, quello unito alla costa, si chiama Stella, sul quale furono rinvenuti antichi resti di una villa Romana. Il secondo, il più piccolo caratteristico per la sua cavità, è detto Faraglione di Mezzo. Il terzo detto Faraglione di Fuori conosciuto anche con il nome di Scopolo celebre perché l’habitat ideale di un raro esemplare di lucertola detta Podarcis Sicula Coerulea dal colore azzurro.

In realtà ci sarebbe un quarto Faraglione, detto il Faraglione Monacone più comunemente conosciuto come Scoglio del Monacone a causa delle sue dimensioni visivamente più piccole rispetto agli altri tre. L’appellativo monacone deriva dal fatto che anticamente sulle sue coste risiedeva la foca monaca. 

La leggenda li vuole protagonisti dell’opera omerica, L’Odissea.
Il poeta credeva che quei massi dalle dimensioni di un gigante, fossero stati scagliati da Polifemo. Non è certa come ipotesi ma l’atmosfera e le coste frastagliate citate all’interno dell’opera, sembrano ricordare l’isola di Capri. Difatti, prima di giungere ad Itaca, Ulisse dovette navigare nel Mediterraneo dove incontrò le Sirene.

Un’altra leggenda vuole che i Faraglioni siano la dimora di queste creature. Per tale motivo si pensa che l’isola delle Sirene, citata da Omero, fosse in realtà l’isola di Capri. 

Testo e illustrazione di Enza Galiano
Vedi anche: Napoli è Partenope

Enza Galiano

Sono Vincenza Galiano. Ma suona meglio Enza. Amo disegnare e già da piccola riempivo di mostruosi scarabocchi le agende di papà e i fazzoletti da cucina di nonna. Oggi frequento l'Accademia di belle arti di Napoli. Continuo ad imbrattare fogli e tutto ciò che mi trovo sotto mano con la speranza di fare dell'illustrazione il mio lavoro.
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