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Se mi svegliassi con le ali chissà se avrei paura di essere libera

A un certo punto comincia l’estate e cominciano pure le cose che abbiamo immaginato.

Seguimmo insieme la lezione di anatomia patologica e a parte una piccola occhiata, non mi rivolse e non le rivolsi mai la parola. Poi sparì. Ma come spesso accade, restò nella mia testa.

Chiara e forte.

Lorena è vittima di un assurdo che avrà forse chiamato amore.

Fa parte della mia natura scindere la realtà in due mondi; uno immaginario e un altro fatto di sicurezze. Nel primo non soffro mai, nel secondo ho paura. Poi passa. Poi ritorna. È ciclica. Si tinge di tinte che raramente abbia visto. Passato il momento di distrazione puff ritorna.

Ritorna e continua indisturbata tra le mura di casa. E abbiamo pure dovuto coniare un termine; femminicidio. Femminicidio, per dire l’assurdo. E poi, inventarcene altri per descrivere il dolore dei sopravvissuti, diversamente reduci perché risparmiati, ma comunque, segnati per sempre. 

Lorena Quaranta avrebbe dovuto discutere la sua tesi, ma la notte tra il 30 e il 31 marzo è stata uccisa dal fidanzato. Lo oggi è ufficialmente dottoressa in Medicina e chirurgia. La voce di Vittoria, sua amica e collega, è diventata la sua voce. La commozione qui è chiara e si avverte forte la presenza di Lo

Ciao Lo. Se mi svegliassi con le ali chissà se avrei paura di essere libera. Se al posto di accettarle con brio, proverei a tagliuzzarle in tutti i modi, e se guardandomi allo specchio, e scoprendomi diversa, non riuscirei a vedermi così, come sono.

Quelle piume mi creerebbero più ansia che altro; sapere di poter volare alto e vedere tutte quante le cose in modo diverso mi porterebbe a nascondermi per la sola paura di scoprire chissà cosa

Il loro peso mi piegherebbe in due. La verità, la vera verità, è che se mi fossi svegliata con le ali non sarei qui a pensare pensare pensare…. Starei, piuttosto, volando con te da ore e ore e ore, alla scoperta dell’acqua, giocando con le gocce di pioggia e ridendo di felicità. Sola felicità. 

Non mi sono svegliata con le ali. Non mi sono svegliata in un cielo eterno di infinite nuvole bianche. Fuori piove ed io odio gli ombrelli.

Forse le ali le abbiamo già, e lo sappiamo bene, le teniamo nascoste e facciamo finta di non averle. Ora vado. Ciao Lorena.

Tra una botta che prendi e un botta che dai non smettere mai di volare sempre un po’ più su

Così come che per te. Qualsiasi amore non fa per me.

Francesca Scotto di Carlo
In copertina Francesca Scotto di Carlo, postproduzione di Giovanni Allocca

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Francesca Scotto di Carlo

Ventinove anni, napoletana. Di sé dice di essere un «cumulonembi», testarda, indistruttibile, assertiva. Scrittrice, umanista, attivista, è una di quelle persone con la voglia di cambiare il mondo, un passo alla volta.
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