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5 curiosità sulla nascita della fotografia

L’arte della fotografia, ovverosia dello “scrivere con la luce” nacque ufficialmente nel 1839, dopo la presentazione all’Accademia di Francia del dagherrotipo di Louis Daguerre.

L’idea dello sviluppo di immagini venne ai primi dell’Ottocento da Joseph Nicéphore Niépce e da suo figlio Isidore, ma fu Louis Daguerre a mettere a punto il prodigioso strumento. 

Il dagherrotipo, a differenza della fotografia vera e propria, non catturava immagini riproducibili, ma permetteva solo di osservarle sotto un angolo particolare che riflettesse al suo interno la luce. Per proteggere il dagherrotipo dall’annerimento veniva custodito sotto vetro, in un cofanetto d’ottone, pelle e velluto. Curiosi di saperne di più?

La prima riproduzione

Il primo dagherrotipo fu creato su una lastra di rame ricoperta con una vernice bituminosa. Realizzato nel 1826 da Joseph Niepce stesso, catturava l’immagine di una tavola apparecchiata vista da una finestra. Dopo 8 ore di esposizione, ecco il risultato:

Joseph Nicéphore Niépce, Public domain, via Wikimedia Commons

La camera ottica

Per sviluppare l’immagine si esponeva la lastra di rame ai vapori di iodio nella camera ottica, come vedete nel disegno. Successivamente, veniva trattata con vapori di mercurio, che mischiandosi allo ioduro d’argento dava forma all’immagine. Infine, la lastra di rame veniva immersa in una soluzione di cloruro di sodio per fissare l’immagine, che poteva poi essere lavata e asciugata.

Niente sorrisi

Il dagherrotipo richiedeva un lunghissimo tempo di posa, che poteva durare anche ore. Questo, insieme alla solennità del momento, è uno dei motivi per cui le persone nei ritratti non sorridono mai… come ad esempio il noto scrittore Edgar Allan Poe, qui sotto ritratto in un dagherrotipo del 1848.

Un dagherrotipo di Edgar Allan Poe, scattato circa nel giugno 1849 a Lowell nel Massachusetts. Wikipedia

I colori

Se si parla di fotografia moderna, i primi scatti a colori risalgono al 1930. Ma il discorso è diverso in materia di dagherrotipo. Infatti, nonostante i molti tentativi di ottenere immagini a colori, non fu mai possibile raggiungere risultati soddisfacenti. Perciò, veniva chiesto spesso a pittori e miniaturisti di colorare le immagini a mano attraverso un processo elettrolitico.

L’ambrotipia

La popolarità del dagherrotipo ebbe breve durata. Verso la metà dell’Ottocento un nuovo processo fotografico prese il suo posto, l’ambrotipia, che catturava le immagini su lastre di vetro. Ideato da Frederick Scott Archer intorno al 1849 e presentato all’attenzione pubblica nel 1852, il procedimento richiedeva meno tempo del dagherrotipo, nonostante fosse altrettanto complesso.

Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

Ecco un esempio. Riuscite a cogliere qualche differenza nella resa?

Claudia Moschetti

Copertina: deejay.it

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Claudia Moschetti

Claudia Moschetti (Napoli, 1991) è laureata in Filologia Moderna e scrive per un sito universitario. È, inoltre, recensora presso il blog letterario Il Lettore Medio e redattrice per il magazine La Testata. Dal 2015 collabora alla fiera del libro gratuita Ricomincio dai libri, di cui è anche organizzatrice.
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