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Tentativo di sopravvivenza numero uno

Avere la pancia gonfia è doloroso, il gonfiore comprime altri organi e altri parti del corpo. È una sensazione che non c’entra affatto con l’avere qualche chilo di troppo. 

Era dopo quell’ultima cena in un ristorante in centro a Martina Franca. Me lo ricordo ancora. Facevo finta di niente. Qualcosa qualcuno mi urlava dentro ferendomi di continuo e senza mai colpire.

Ho scoperto di non essere incinta. Ho creduto di esserlo, e pensavo a quanto in ogni caso sarebbe stato bello. Un ritardo di sei settimane, sedute sul gabinetto, i pantaloni calati sui piedi, test di gravidanza sul lavandino.

Pietrificata in quei minuti di attesa, una parte di me era felice all’idea di un figlio. Poi mi sentivo anestetizzata, poi di nuovo felice. Una parte nascosta della mia mente pensava fosse solo un ritardo.

Ho pianto fino a sentirmi male, spesso senza un motivo apparente; la mattina mentre rifacevo il letto e non riuscivo a sistemare la piega del lenzuolo. Quando mi guardavo allo specchio e mi vedevo brutta. Quando bruciavo la cipolla nell’olio, dimenticandola sul fuoco troppo alto. Ho pianto sulla pagina del libro che dovevo tornare a leggere perché non riuscivo a concentrarmi.

Mi sentivo una brutta e cattiva persona. Avevo paura. A modo mio avevo tutto programmato. Il tirocinio in ospedale, la laurea, i master e poi qualcuno da amare e che mi ami di ritorno. Andare al parco a prendere il sole di domenica e cantare tutto il giorno. Viaggiare per il mondo senza fissa dimora. Sembrare una zingara in cerca di chissà cosa. E poi, casa mia, la vita in bicicletta, il viaggio in Africa, poi quello in India, i concorsi. Un matrimonio a modo mio ed un figlio poi…

Mi sono concessa del tempo e piano piano sono stata meglio. La mia pancia ha smesso di lievitare, le nausee sono scomparse, pian piano ho smesso di preoccuparmi e cominciato ad ammettere di aver avuto problemi con il cibo. C’erano giorni in cui mi dimenticavo di mangiare, giorni in cui mangiavo e col pensiero proiettato al vomito, vomitavo anche l’anima

La vita di ognuno di noi è piena di cose che non raccontiamo. A volte nemmeno a noi stessi, figuriamoci se le andiamo a dire agli altri. Nessuno di noi è immune o salvo.

La verità è che abbiamo tutti quella parte speciale e solo nostra che siamo disposti a condividere solamente con poche persone; persone che scegliamo, sperando di non sbagliare. E allora siate gentili.

Cercate di immaginare che davanti avete qualcuno come voi. Qualcuno che ha sofferto, che magari ha pianto tanto, che non sa cosa fare per risolvere uno o mille problemi. Non giudicate mai il dolore degli altri.

Siate gentili, vi prego.

Francesca Scotto di Carlo
Foto in copertina di Giovanni Allocca

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Francesca Scotto di Carlo

Ventinove anni, napoletana. Di sé dice di essere un «cumulonembi», testarda, indistruttibile, assertiva. Scrittrice, umanista, attivista, è una di quelle persone con la voglia di cambiare il mondo, un passo alla volta.
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