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Folletti ed ebrei: l’Antisemitismo dietro la magia

Tra le creature tipiche della narrazione fantastica, il folletto è senz’altro tra quelli che non ispirano molta simpatia.

Piccolo, suscettibile e facile agli scherzi, il folletto affonda le radici della sua identità nel folklore britannico, che lo creò protettore del focolare prima, demone notturno poi.

Infatti il goblin – questo il nome inglese più diffuso – è descritto nelle più recenti saghe fantasy come una creatura capricciosa e malevola, avida e senza alcuno scrupolo.

Se è vero che ogni racconto di fiaba ha in sé una memoria storica, com’è nata la figura malevola del folletto?

La risposta purtroppo è assai poco felice. I tratti caratteriali e culturali dei goblin – spesso associati erroneamente ai nani – sono riconducibili agli stereotipi che per secoli sono stati affibbiati alla popolazione ebraica

I ritratti poco lusinghieri degli ebrei non sono – ahinoi – una novità nel panorama letterario, basti pensare a Il mercante di Venezia di Shakespeare o all’Oliver Twist di Dickens. Entrambe le opere dipingono l’ebreo di turno come un personaggio losco, disgustoso e malvagio, che ha a cuore solo i soldi e i propri interessi.

Lo stereotipo dell’ebreo avaro nacque tra l’XI e il XII secolo, quando le comunità giudaiche iniziarono a insediarsi tra gli occidentali europei. Raffinati, colti ed esperti di economia, gli ebrei si dimostrarono fin da subito i candidati migliori per amministrare gli affari delle comunità, occupandosi di gestire soldi e beni vari. 

Quando la Chiesa proibì ai cristiani di richiedere interessi in caso di prestito – ritenendolo disdicevole e immorale – il divieto non fu esteso agli ebrei, che continuarono a finanziare i cristiani, soprattutto gli aristocratici.
Tutto ciò a lungo andare generò astio nei loro confronti, confinandoli nell’odiato ruolo di usurai, anche perché i “buoni cristiani” non avevano alcuna intenzione di affidare lavori onesti ai viziosi giudei.

Tra il XVIII e il XIX secolo gli ebrei lottarono per avere maggiori diritti e libertà, ma gli stereotipi nati nel medioevo furono difficili da debellare. Sappiamo, ovviamente, che quelle stesse maldicenze furono alla base della campagna antisemita dei Nazisti, che li accusarono di aver portato la Germania alla profonda crisi economica in cui si trovava. 

Ma cosa ha a che fare tutto ciò con i goblin, direte voi?
Ebbene, pensiamo innanzitutto al modo in cui vendono descritti i folletti nella saga di Harry Potter, che trae a sua volta ispirazione dai nani de Il Signore degli Anelli. Bassi di statura, con enormi nasi cadenti, è difficile non associarli alle grottesche caricature pubblicate dalla propaganda nazista su opuscoli e giornali.

Non è un caso che nani e folletti parlino una lingua tutta loro e siano i depositari di preziosi tesori. Non è forse questo che disprezzavano degli ebrei le malelingue cristiane? 

Certo, è plausibile che gli autori delle due amatissime saghe non abbiano scritto di queste creature con intenti puramente antisemiti – posto che J.K. Rowling non si sta comportando bene ultimamente. Riscrivere un codice fiabesco così ben radicato nell’immaginario popolare è quasi impossibile, tuttavia c’è da chiedersi per quanto ancora si possa portare avanti questa caricatura piena di stereotipi e di connotazioni negative senza provare a infonderle nuova luce.

Claudia Moschetti

Vedi anche: Caro Harry, si rimane con te fino alla fine

Claudia Moschetti

Claudia Moschetti (Napoli, 1991) è laureata in Filologia Moderna e scrive per un sito universitario. È, inoltre, recensora presso il blog letterario Il Lettore Medio e redattrice per il magazine La Testata. Dal 2015 collabora alla fiera del libro gratuita Ricomincio dai libri, di cui è anche organizzatrice.
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