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“Questa mattina mi son alzata” e ho guardato La casa di carta 5

L’avevamo tanto atteso e finalmente è uscito. Il primo volume della quinta parte della Casa di Carta è approdato sul colosso Netflix il 3 settembre scorso.

Personalmente l’ho divorato in un giorno e sono ancora scioccata dagli eventi accaduti.

Lungi da me fare spoiler, mi limito a raccontarvi quelle che sono state le mie impressioni generiche.

Dove eravamo rimasti, innanzitutto?

La quarta stagione ci ha lasciati con il fiato sospeso con il professore scoperto nella sua tana dall’ispettrice Alicia Sierra e la banda ancora fortemente debilitata dall’uccisione di Nairobi per mano del tanto odiato Cesar Gandìa.

La perdita di Nairobi è immensa e penso che siamo tutti d’accordo con questo, così come sicuramente sarà unanime la voglia di vedere Gandìa ucciso. I cattivi che sono tali e che rimangono tali, senza far fuoriuscire nemmeno una minima parte di bontà e di umanità non piacciono, non empatizzano con il grande pubblico che vuole invece vendetta.

L’ex militare è un personaggio senza scrupoli, violento, che farebbe qualsiasi cosa per portare a termine un compito, incurante di avere una famiglia che ha probabilmente bisogno di lui. Nessuna pietà, dunque per le sue sorti!

Tra i cattivi, alcuni vi annoverano Arturo o meglio “Arturito”, ma non sono della stessa opinione: credo anzi che anche lui sia alla ricerca di vendetta per essere stato un ostaggio nella sua stessa Zecca di stato e per essere stato privato della possibilità di crescere il figlio avuto dalla sua segretaria Monica, ora Stoccolma.

Indubbiamente è fastidioso, senza coraggio e spina dorsale, talmente pauroso e codardo da non prendere mai in mano la situazione, preferendo mettere a repentaglio la vita degli altri costringendo loro a fare ciò che lui pensa di dover fare per salvarsi la pelle. Potrei provare quasi un senso di pietà vedendolo, ma poi la repulsione prevale quando molesta le donne, tra cui una degli ostaggi dopo averla drogata o quando tenta un approccio con Monica in maniera alquanto ripugnante.

In quest’ultima stagione però, saremo alle prese con un Artuto quasi impazzito, direi, pronto a bramare quella vendetta che tanto desidera e in prima persona, senza delegare più di tanto. Penso che lo odierete ancora di più!

Ci sarà pertanto uno sviluppo nel vortico Denver- Stoccolma- Arturo davvero sorprendente!

Avendo nominato Denver, direi di soffermarci su di lui. Tralasciando il fatto che sia stato da sempre il mio personaggio preferito, è forse l’unico ad aver compiuto una sorta di cresciuta quasi paragonabile a quelle presenti all’interno dei romanzi di formazione: da giovane attaccabrighe, lo vedremo cresciuto, maturato, più uomo, maggiormente cosciente dei suoi doveri e dei suoi sentimenti. La perdita di suo padre prima e di Nairobi dopo, lo portano ad una concezione di squadra più forte e a perdonare e capire gli stati d’animo degli altri.

Differentemente da Rio che è invece il più debilitato del gruppo a causa delle torture che ha dovuto subire; è quello che più di tutti ha bisogno ancora di capire, di essere aiutato, confortato ed è quindi oscillante e impaurito, cosa che lo porterà a tirarsi indietro nel momento in cui si troverà di fronte a quello che è considerato il nemico numero uno della squadra.

Perché in questa stagione non si tratta più di rapina, ma di una guerra vera e propria, dove appunto solo il gioco di squadra può dare il colpo finale. Ma senza la mente, senza la sua guida, la banda appare vacillante, in alto mare: il professore è l’unico che potrebbe evitare il naufragio, ma deve prima occuparsi di Alicia, ossia di una donna al nono mese di gravidanza che ha perso il marito e che prova dentro di sé delle emozioni molto forti da gestire e quindi inarrestabile, ma anche questa coppia conoscerà dei momenti inaspettati.

Tralasciando gli excursus in cui è presente Berlino che tendono a smorzare un po’ l’azione e che per molti potrebbero essere additati come noiosi nonostante nessuno potrebbe mai ammettere di non voler vedere più il suo personaggio così tremendamente beffardo, direi che questa serie continua a funzionare perché è avvincente, ricca di colpi di scena.

Ti prende, ti travolge, ti porta a guardare tutte le puntate in una sola volta perché ormai sei anche tu dentro il gioco e vuoi giocare fino alla fine.

Certo è che ti aspetti sempre che venga il professore a salvarti, ma la vita non può essere tutta un calcolo perché gli imprevisti sono tanti e non si vive in un mondo di fiaba… La realtà è fatta anche di sconfitte e di perdite che non siamo pronti ad accettare…

E voi, siete pronti? (Ho riletto questa frase come se fossi la voce narrante della serie e quindi di Tokyo, lo ammetto!)

Alessandra Liccardi
Fonte copertina Il Gazzettino

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Alessandra Liccardi

Alessandra Liccardi nasce a Napoli il 19 ottobre del 1995. Laureata in Lettere Moderne alla Federico II e laureanda in Filologia Moderna, ha la passione per i libri, che legge molto velocemente e la musica, infatti ha frequentato una scuola di canto e danze caraibiche. Svolge attività fisica regolarmente perché le piace stare in forma.

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