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Il cielo di Kabul piove i nostri fratelli

Sono caduti dal cielo, ma non erano stelle.

Ascolta.

Sono i corpi e le speranze di chi vive, sì, a migliaia di chilometri, ma vicino a te.

Ascolta.

Ascolta il rumore sordo del dolore, ricorda.

Non siamo lontani.

Le persone corrono insieme a un aereo che non le porterà via, corrono, si appendono disperatamente a quello che rimane delle loro speranze e poi, perché non siamo in un film di supereroi, cadono.

Stramazzano al suolo con ogni bagliore di rinascita, una rinascita che da venti anni era in gestazione perenne, sommersa dal tritolo.

“A nessuno importa di noi”

“I talebani sono un gruppo fondamentalista islamico nato all’inizio degli anni ’90, dopo la caduta del regime sovietico in Afghanistan. Saliti al potere nel 1996 dopo una guerra civile, hanno mantenuto il controllo del Paese fino al 2001, anno dell’occupazione militare statunitense. Il loro regime è stato caratterizzato da una rigida applicazione della legge coranica, con il ricorso a esecuzioni pubbliche, mutilazioni e lapidazioni, nonché a una sottomissione pressoché assoluta della donna”.

Fonte RSI NEWS

Dal 1996 al 2001, l’Afghanistan aveva visto il governo dei talebani prendere il pieno possesso delle vite di chiunque vi risiedesse.

Come appurato dal Council for foreign relations (Cfr) , 18 settembre del 2001, esattamente una settimana dopo gli attentati terroristici di New York e Washington, il presidente repubblicano George W. Bush aveva mosso l’esercito contro coloro che tutt’ora sono ritenuti responsabili di dare rifugio ai terroristi di Al Quaida.

Così inizia effettivamente la cosiddetta forever war.

Spiegare ogni passaggio di questo conflitto è qualcosa che non potremo mai riservare a poche righe di giornale, ma ora come ora tenteremo, insieme, di non girarci dall’altra parte, informarci, senza pensare che Kabul è lontana.

Perché Kabul, ora, una missione di umanità che tutti possiamo compiere.

Noi votiamo, noi viviamo in un mondo, noi decidiamo a chi dare fiducia, decidiamo come informarci, come crescere i nostri figli, decidiamo noi come va il mondo.

Nessun altro.

Certo, non posso dire che siamo noi a decidere chi prende Kabul, ma siamo noi a decidere come raccontare questa storia e come vivere il presente tentando di lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.

Quindi, che ci interessi di Kabul.

“Moriremo lentamente nella storia”

Kabul non è stata conquistata a sorpresa, piuttosto la sua presa è stata una sorta di rapido e doloroso simposio di circostanze.

Con l’avvento di Obama, la resistenza ad Al Quaida aveva come unico obiettivo quello di non resistere, ma di vincere. Osama Bin Laden viene ucciso e il primo responsabile delle stragi del 2001 era caduto.

Il presidente Obama, quindi, annuncia il progressivo rientro delle forze americane in patria e l’intento di proseguire tramite vie diplomatiche con i talebani. Nel 2017, però, gli USA erano ancora in Afghanistan e decimila soldati tentavano di addestrare le forze afghane in previsione di uno scontro futuro.

Arriviamo, quindi all’amministrazione Trump che aveva assicurato il completo ritiro dei soldati americani dall’Afghanistan terminando, così, la più lunga guerra mai combattuta dagli Stati Uniti.

Insediatosi, Biden aveva dichiarato una proroga alla simbolica data dell’11 settembre 2021, annunciando anche che essere il quarto presidente in uno stato generale di conflitto lo portasse verso la decisione di non lasciare aperto nessun conto.

Il supporto americano è sempre risultato fondamentale nelle manovre militari, in particolar modo per l’avanzata aerea che si era sempre dimostrata inprescindibile nelle operazioni contro i talebani. La mancanza di un tale supporto, quindi, ha aperto le porte ai talebani che dallo scorso 4 maggio avevano ricominciato a muoversi alla luce del sole compiendo un attentanto.

L’amministrazione afghana, il presidente Ashraf Ghani, ora rifugiatosi in Urbekistan si sono dimostrati ancora deboli tanto da terminare ogni vicenda con la conquista di Kabul, ieri, 15 agosto 2021.

“Non posso fare a meno di piangere”

E proprio mentre noi passavamo la giornata al mare, a Kabul è scesa l’ombra.

Si vedono già molte meno donne per strada, i talebani camminano e le persone tentano la fuga.

Questo racconta la CNN con Clarissa Ward, tra i pochissimi giornalisti occidentali ancora a Kabul.

Non ti sto dicendo di andare sotto il fuoco, non sto pretendendo che tu muoia sotto gli spari, da te, oggi, io voglio comprensione. Desidero che non te lo dimentichi mai, non dimenticare il volto di questa giovane donna e non lasciare mai che la storia seppellisca la tua umanità. Non sarai tu ad imbracciare il fucile, ma ricordati di chi scappa, ricordati perché scappa, ricordati che nessuno scappa se quello che lascia non è l’inferno. Ricordiamoci insieme, ricordiamo di parlare, ricordiamoci di insegnare ai nostri figli, agli alunni, agli amici, che la storia non è il passato, ricordiamoci di urlare, urliamo anche per chi, come queste donne, ora non potrà farlo e ricordiamoci di urlare per loro, ma sopratto CON loro.

Umani, esseri umani, essere umani.

Questo siamo, nonostante dal nostro cielo, oggi, piovono stelle, ricordiamoci dei cieli da cui piovono fratelli.

Benedetta De Nicola

Illustrazione di Martina Polverino

Benedetta De Nicola

La biografia breve è talmente breve che posso solo dirvi che mi chiamo Benedetta De Nicola e interpreto la parte principale nel film drammatico “Volevo studiare, ma ho fondato La Testata”.

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