DisegniExtraPrimo PianoSport & Benessere

Peli superflui: piccoli ospiti indesiderati

Se doveste chiedere a qualcuno, specie ad una donna, qual è la più grande seccatura che la tormenta durante l’estate, risponderebbe quasi sicuramente: i peli superflui.

Sono una vera e propria rogna specie col caldo, quando shorts, gonne e costumi da bagno sono all’ordine del giorno.

La maggior parte si adopera per raderli al suolo, sperando in un loro lontano ritorno. Purtroppo quei piccolini ritornano a fare visita continuamente.

I peli superflui sono un vero cruccio. Un tormento, a volte, per chi desidera una pelle liscia o per chi semplicemente non ha il coraggio di lasciarli lì dove sono. Gonna e peli sembrano fare a pugni nell’immaginario comune.

Ma perchè ostinarsi nell’accettazione di questa versione?

Oggi si cerca, specie tramite social, di diffondere e rivalutare un ideale distrutto ben secoli fa con l’invenzione della depilazione.

Sembra infatti che furono gli antichi Egizi a praticarla per la prima volta.

Ma sradicare un modello tanto inculcato nella nostra società, è impresa ardua se si pensa che le prime a non rivalutarlo sono le stesse campagne pubblicitarie.

Un esempio può essere fatto con lo spot lanciato quest’anno dalla Venus: perché una bambina dovrebbe vergognarsi dei propri peli?

Inizialmente la questione depilazione era legata all’igiene e alla praticità.

Infatti ancora prima degli Egizi, a praticarla furono gli uomini delle caverne. Durante le battute di caccia, molto spesso, venivano colti da acquazzoni invernali che congelavano i peli del loro corpo rendendoli duri e fastidiosi.

Sbarazzarsene era dunque una necessità.

Gli Egizi, invece, sembra che fossero perseguitati dai parassiti. Per questo motivo solevano radersi totalmente, sopracciglia e capelli compresi. Solo successivamente depilarsi divenne una pratica legata all’estetica.

Non a caso, Cleopatra, è stata la pioniera della depilazione femminile nell’antico Egitto.

I metodi utilizzati allora erano rudimentali e cruenti: niente cera calda, o rasoio, che restano comunque delle diavolerie, ma pietre abrasive, conchiglie affilate, composti di resina e di arsenico.

Ma come si suol dire “se bella vuoi apparire un poco devi… morire”. Era così il detto?

La depilazione ha continuato a svilupparsi nel corso degli anni. Questo ha permesso di debellare le rudimentali tecniche, soppiantandole con altre sempre più affinate e meno invasive.

Si pensa al primo rasoio inventato nel 1762: una vera e propria rivoluzione.

Poco dopo arrivarono in commercio le prime sostanze depilatorie in crema e in polvere, rasoi con lame intercambiabili, strisce depilatorie e ceretta.

Già negli anni Cinquanta depilarsi era comune e praticato da molti. Un corpo privo di peli era l’ideale a cui tutti aspiravano: i peli dovevano essere eliminati.

Ma ancora oggi è così? Purtroppo si. Ognuno deve decidere per il proprio corpo. Il pelo può piacere, come inorridire.

La scelta è del singolo non di un’intera società che punta il dito contro chi decide di non seguire la massa. Avere i peli è qualcosa di naturale, non da condannare.

È una scelta libera ed autonoma, così come quella di decidere di eliminarli periodicamente o definitivamente.

Ho passato la mia adolescenza con la paura del pelo che fuoriusciva dal costume e della ricrescita visibile dopo due settimane.

Stavo lì a punzecchiarmi la pelle, ogni tre giorni, con rasoi, pinzette, cera bollente e tanto altro. Mi procuravo rossori e ferite e spesso non lasciavo loro il tempo di guarire: dopo pochi giorni la lama affilata del rasoio ripercorreva la pelle, riaprendo le vecchie ferite e disegnandone delle altre.

Fin quando ho compreso che massacrarsi la pelle con l’unico scopo di sgomberare ogni centimetro del corpo dai peli, era davvero inutile.

Ho continuato a depilarmi, ma con moderazione. Un pelo di troppo non mi ha più impedito di andare in spiaggia o di indossare una gonna.

Anzi, qualche peletto disseminato qua e là sul corpo, mi piace di più.

Crescendo ho capito, che avere i peli non mi rendeva meno bella o meno donna, ma più libera e spensierata.

Enza Galiano

Enza Galiano

Sono Vincenza Galiano. Ma suona meglio Enza. Amo disegnare e già da piccola riempivo di mostruosi scarabocchi le agende di papà e i fazzoletti da cucina di nonna. Oggi frequento l'Accademia di belle arti di Napoli. Continuo ad imbrattare fogli e tutto ciò che mi trovo sotto mano con la speranza di fare dell'illustrazione il mio lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button