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Zitte non ci stiamo più: per questo esiste l’otto marzo

L’otto marzo si celebra la Giornata Internazionale della Donna.

Strettamente collegata alla Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che cade il 25 novembre di ogni anno, l’otto marzo serve per ricordare le lotte che le donne hanno affrontato e continuano ad affrontare ogni giorno per far valere i loro diritti.

In Italia la conosciamo tutti come la Festa della Donna, che viene celebrata per ricordare la necessità del riconoscimento di uguali diritti tra donne e uomini. Ma come è nata questa “festa”?

Era l’otto marzo del 1911, un gruppo di operaie di un’industria tessile di New York stava scioperando ormai da giorni, per protestare contro le terribili condizioni di lavoro in cui si trovavano a vivere. Quel giorno i proprietari dell’azienda decisero di bloccare le uscite, per tentare di fermare le proteste. Scoppiò però un incendio e 134 lavoratrici persero la vita.

Passarono poi gli anni.

Era sempre l’otto marzo, questa volta del 1917, era in corso la Rivoluzione russa di febbraio e molti operai uomini protestavano contro lo Zar russo. Fu quel giorno, durante la Prima Guerra Mondiale, che alcune donne operaie si unirono per protestare insieme agli uomini. Era la prima volta nella storia che le donne protestarono per i propri diritti.

Chiedevano quello che chiedevano gli uomini o ciò che, gli uomini, già avevano: suffragio universale e esercizio di funzioni pubbliche.

Chiedevano quello che ancora oggi continuiamo a chiedere noi donne: parità salariale ed eliminazione delle discriminazioni sessuali.

Durante il Novecento furono molte le donne che iniziarono a protestare per reclamare i diritti femminili.

Ma la festa della donna venne istituita anni dopo. Fu il Partito Socialista Americano a lanciare l’idea di una giornata dedicata alle donne che lottano, che non restano in silenzio. La prima Giornata della Donna venne festeggiata il 23 febbraio del 1909, durante la seconda Conferenza Internazionale Socialista che si tenne in Danimarca. Solo nel 1921 venne scelta un’unica data internazionale comune, nella quale festeggiare tutte le donne, per ricordare le loro gesta, il loro reclamare diritti necessari e a loro fortemente dovuti. La data dell’otto marzo venne scelta in memoria delle operaie newyorkesi che persero la vita nel 1911.

Il simbolo scelto per questo giorno è, come ben sappiamo, il fiore della mimosa. Scelta non solo per il periodo di fioritura, tra febbraio e marzo, che cade proprio in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, ma anche per le caratteristiche del fiore stesso che, nonostante all’apparenza appaia delicata e soffice, è in grado di resistere ai bruschi cambiamenti di temperatura del periodo, affrontando il freddo con la sua fortissima delicatezza.

Gli anni ed il tempo trascorso hanno portato alla perdita del ricordo dei motivi per i quali questa giornata venne istituita, ma è importante ricordare che questi diritti non sono ancora stati raggiunti e che le proteste femminili non hanno ancora raggiunto tutti i loro obiettivi. Pertanto, è necessario continuare a lottare per essi, tutte insieme.

Sono più di cento anni ormai che le donne lottano per ottenere quello che gli uomini già hanno, che cercano di far ascoltare la propria voce, ma non è ancora abbastanza.

L’otto marzo serve a ricordarci da quanto tempo lottiamo e perché lottiamo.

Martina Casentini

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Martina Casentini

Mi chiamo Martina Casentini, sono nata e vivo a Velletri (Roma), studio giornalismo e dal 1995 percorro la mia strada con una penna in mano. Ho messo la testa a posto, ma non ricordo dove. Mi piacciono i gatti, la cioccolata, il mare, le storie che hanno un lieto fine e tutte quelle cose che mi fanno venir voglia di scrivere.

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