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Pasolini cosa direbbe adesso?

Le Ceneri di Gramsci è un lascito di Pasolini che ci pone di fronte ad una realtà politica e sociale ancora attualissima.  

Il fenomeno del cambiamento sociale, soprattutto in questo momento, è un problema di fronte al quale l’essere umano rimane sempre in bilico tra passato e futuro.  

Quello che spaventa è il mutamento della realtà di fronte al quale il futuro si presenta sempre più incerto. 

Che cosa è successo davvero alla nostra politica? Perché non riusciamo più a sentirci benignamente rappresentati? Perché ormai la fiducia nello Stato si è trasformata in caos?  

Allora mi chiedo, Pasolini cosa direbbe adesso?  

Il poeta si trova davanti alla tomba di Antonio Gramsci e dialoga con lui descrivendo un maggio autunnale che sembra rappresentare “il grigiore del mondo”. Nascono le riflessioni sulla società contemporanea, in cui l’educazione della popolazione non può avvenire attraverso un’ideologia spenta. Perché la politica, gli intellettuali, la classe dirigente, ovvero l’élite dell’epoca, si fanno portavoce di un mondo che non conoscono, dimenticando da dove sono venuti, avanzo idee distanti e vuote.  

Pasolini colse con profonda sensibilità l’arrivo di un mutamento sociale di cui oggi risentiamo innegabilmente. Colse l’inizio della politica del consumo e dell’omologazione.  

Ieri come oggi, quell’élite, dovrebbe sentirsi dentro le storie ed i bisogni degli uomini e delle donne, per educare a migliorare e non lasciarsi consumare dall’alienazione generale. 

Si è passati innegabilmente da una forma culturale bigotta ad una forma di unificazione malsana che riguarda tutti: il modello americano ha condizionato le scelte di vita e ha imposto nuovi prodotti sul mercato, creando nuove abitudini e nuovi bisogni. Tutto questo dietro la maschera della lotta di classe.  

Si è cercato di abbattere il muro tra borghesia e popolo attraverso il Dio denaro, facendo affogare tutti quei valori che rendevano ancora la coscienza collettiva legata alle sue origini.  

Ad accelerare il processo di omologazione vi è stata prima la televisione, poi la pubblicità e adesso i social media. Abbiamo l’illusione di essere liberi nella nostra espressione, nei pensieri, ma non lo siamo nei contenuti. Ci hanno regalato una finta libertà comprata attraverso l’interconnessione. Siamo sempre connessi al mondo, abbiamo sempre la possibilità di dire quello che vogliamo, ma il problema è sempre il contenuto di quello che diciamo.  

Abbiamo scelto di anestetizzare il nostro spirito critico, perché purtroppo quello che oggi pensiamo è un’illusione. Ci chiedono se sia giusto chiuderci in casa per rispetto della collettività, protestiamo se non possiamo scendere al bar con gli amici, se portare la mascherina o evitare un abbraccio.  

Sono sicura, non piace a nessuno. Ma dov’è finito lo spirito di sacrificio collettivo? Cosa stiamo davvero combattendo se non il risultato di una libertà costruita? 

Credo che oggi Pasolini non sarebbe stupito di fronte a tutto questo. Il negazionismo, il ritorno dei bigotti, degli insipienti armati di contenuti fittizi e lontani dalla realtà. Ci direbbe che dovevamo aspettarcelo, che ci aveva avvertiti, che dovremmo rivedere tutti nostri valori, tutti i nostri contenuti e lottare affinché, anche con i mezzi che abbiamo oggi, questa società e questa politica possano cambiare. Ci direbbe di fermarci, respirare, fare un passo indietro e trovare equilibrio.  

Perché in fondo la politica è lo specchio della società, e se non crediamo più in questa sacra istituzione, evidentemente non crediamo più in noi stessi come collettività.   

Marika Micoli 

Vedi anche: Nessuno ti capisce quando parli? Forse perché non sai parlare

Marika Micoli

Marika Micoli, ho l’età che ho, articolista, terrona, emigrata tra i boschi del centro Italia. Studio Filosofia in magistrale perché la disoccupazione è la mia più grande aspirazione. Mi piace affogare nella cioccolata a suon di Jazz aspettando il socialismo del 1975: in espansione.

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