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Nessuno ti capisce quando parli? Forse perché non sai parlare

La lingua italiana ha delle regole ben precise, da rispettare assolutamente se si vogliono raggiungere traguardi importanti. La corretta pronuncia, gli accenti, i raddoppiamenti fonosintattici possono fare la differenza tra il successo e la sconfitta.

Pensi stia esagerando? Io non credo.

Sei vuoi fare l’attore, il doppiatore, il giornalista televisivo, lo speaker radiofonico, entrare nel mondo del cinema, dello spettacolo, del grande pubblico, allora avere una dizione perfetta è indispensabile. Un attore che non si esprime perfettamente in dizione, molto probabilmente non farà neanche il provino. Sei fuori in partenza. Meglio evitare…

Non si mettono di certo in discussione le proprie radici linguistiche. L’Italia è unica nel suo genere, proprio grazie alla stragrande varietà di dialetti locali. Nelle mie zone (io sono di Roccadaspide, nel Cilento) addirittura tra paesi limitrofi, a pochi chilometri di distanza, avvengono alcuni mutamenti fonetici.

Amate il vostro dialetto, amate le parole che discendono da nonno a figlio, da generazione a generazione, amate, respirate e studiate quelle parole che sentite dai vostri nonni, zii, amici o da semplici giocatori di briscola. Perché vi posso assicurare che in quelle parole, in quel dialetto, vi è più storia di quanto possiate mai immaginare.
Ma amare e studiare il proprio dialetto non esclude imparare e pronunciare come Dio comanda la lingua italiana.

Allora, veniamo a noi.
Prima di ogni altra cosa è di vitale importanza capire di cosa stiamo parlando.
L’ortoepìa (dal gr. ὀρϑοέπεια, comp. Di ὀρϑός «retto, corretto» e ἔπος «parola») è la corretta pronuncia di una lingua, considerata sia nel proprio sviluppo orale sia in rapporto con la scrittura, ma senza riferimenti a eventuali difetti di fonazione dovuti a imperfezioni organiche, né agli effetti dovuti a una dizione più o meno accurata.
Per dizione, invece, si intende il modo in cui vengono pronunciate le parole e l’articolazione dei suoni che costituiscono il linguaggio. Si intende anche l’insieme dei meccanismi della fonetica articolatoria e, contemporaneamente, la fisiologia della produzione del linguaggio orale.

Come ben sappiamo nella lingua italiana abbiamo cinque vocali ma, a livello fonetico, ne abbiamo sette. Questo perché la E e la O possono essere pronunciate sia aperte è, ò, sia chiuse é, ó.
Ecco alcune regole fondamentali con degli esempi (queste sono solo alcune delle numerose regole della dizione italiana, si consiglia quindi, di studiare un buon manuale di linguistica)
La E si pronuncia aperta (è):

nel dittongo -ie- (es. ièri, cavalière, bandièra, diètro)
Eccezioni: nei suffissi dei diminutivi -iett- (es: magliétta); nei suffissi dei nominativi in -iezz- (es. ampiézza); nei vocaboli chiérico e bigliétto.

quando è seguita da vocale (es. .fèudo, costèi, idèa)
Eccezioni: nella desinenza -ei del passato remoto (Es. chiedéi); nelle preposizioni articolate néi, déi, péi;

quando è seguita da una consonante dopo la quale seguono due vocali (es. gènio, egrègio, prèmio)
Eccezioni: in frégio e sfrégio; seguita da -gui, -gua, -guo (es. perséguo, séguito)

La E si pronuncia chiusa (é)

in posizione atona, cioè dove non cade l’accento tonico (es. véderé, maré vélocé)
nei monosillabi atoni (es. mé, né, té, vé, pér)
Eccezioni: ré (nota musicale)

La O aperta si pronuncia ad esempio nel dittongo -uo- (es. fuòco, scuòla, nuòra) oppure nei vocaboli tronchi in -o comprese le forme verbali del futuro (es. però, falò, farò, andrò, dirò).
La O chiusa si pronuncia, ad esempio, alla fine delle parole non accentate (es pero, poco, bello); nei monosillabi che terminano in consonante (es. col, non, col).

Oltre alle regole della E e della O vi sono anche quella delle S e Z sorda (come ad esempio in serpente o in lezione) e sonora (o come ad esempio /roʃa/ o /dzona/-).
La S sorda si pronuncia all’inizio della parola se seguita da vocale (es. Sara) o da consonante doppia (es. stretto); se è preceduta da una consonante qualsiasi (Es. transitare)
La S è sonora, ad esempio, se seguita da consonante sonora (es./ʃbranare/) ecc.

Z rappresenta le affricate sorde (ts) e sonore (dz). È sorda, ad esempio, se preceduta dalla lettera L; se è seguita dalla vocale I a sua volta da un’altra vocale; nei vocali che termina in -ezza, -ozza, -uzzo.
La Z è sonora, invece, nei suffissi dei verbi in -izzare (es./organid’dzare/); se è la letta iniziale di una parola ed è seguita da due vocali (/dzaino/); ecc, ecc.

Con raddoppiamento fonosintattico (o raddoppiamento sintagmatico o, ancora, rafforzamento fonosintattico) si intende il raddoppiamento subito nella pronuncia dalla consonante iniziale di una parola legata alla precedente.
Il raddoppiamento avviene, ad esempio, quando:

la consonante è preceduta da una parola tronca (es. la città nnuova)
la consonante è preceduta da un monosillabo forte (uscente in vocale, non in dittongo discendente), (es. andiamo a ccasa)
quando la consonante è preceduta dalle parole: come, quando, qualche, sopra. (es. qualche vvollta, come vva?, sopra lla tavola)

Come ho già detto in precedenza queste sono solo alcune delle numerose regole della dizione italiana.
Ma, dopo aver consultato un buon manuale, imparato le regole fondamentali, potrai fare pratica con diversi esercizi. La dizione è sicuramente la parte più noiosa della lunga e faticosa scalata verso il successo, ma con il giusto metodo e il giusto approccio alcuni esercizi potranno anche rivelarsi divertenti.
Premetto che non sarà per nulla facile, ci vogliono ore e ore, giorni, settimane, mesi (dipende sempre quanto ti eserciti) per raggiungere la dizione perfetta.
Non ti scoraggiare, tieni duro, e non mollare!

Impara le regole, prendi un libro e segna quando le E sono aperte o chiuse, così come le O, quando la S e la Z sono sorde o sonora, segna i raddoppiamenti e controlla se hai fatto bene consultando il DOP (dizionario di ortoepìa e pronuncia, che potrai consultare facilmente online) basterà inserire la parola e ti uscirà la sua trascrizione fonetica.

Non parlare in dialetto. La cadenza del dialetto è fuorviante per una parlata neutra e pulita.

Leggi i testi ad alta voce e in modo totalmente “asettico” e “diritto”, proprio come un robot.

Prendi un testo qualsiasi, un libro, un articolo, e leggilo sillabando ogni singola parola, senza preoccuparti del senso del testo. Mi raccomando, leggi bene ogni sillaba, soprattutto l’ultima.

Aggiungi una “t” ad ogni parola, mentre leggi. Questo esercizio serve per sostenere le parole fino in fondo, senza mangiarti l’ultima sillaba e senza dare cadenze dialettali. Bisogna sempre mantenere lo stesso volume di ogni parola e di ogni sillaba.

Un altro esercizio molto utile per togliere le cadenze è quello di leggere con una matita o una penna tra i denti. Sforzati di leggere correttamente tutte le parole tenendo la matita stretta fra i denti. (Dopo aver utilizzato la matita non la prestare a nessuno, visti i tempi).

Gli scioglilingua possono essere vostri fedeli compagni. Sono davvero un ottimo esercizio per l’articolazione.
Eccone 5 pronti per te. ATTENZIONE ALL’ULTIMO!

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.

Trentatrè trentini entrarono a trento tutti e trentatre trottorellando.

Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti tu?

Strillando e strepitando sette streghe stralunate strimpellando stradivari mille strofe srotolando striminzite e stropicciate sregolavano strutture sragionando e sradicando.

Rismineralizzando gli imperminerali desmineralizzati si desmagnetizerebbe materia che si sarebbe potuta iperdesmineralizzare senza processi disarticolarizzantesi in rismineneralizzazione iperdesmineralizzantesi.

Ti consiglio di eseguire gli scioglilingua in piedi. Il peso del corpo deve cadere al centro, né sul piede sinistro né su piede destro e i piedi divaricati devono essere distanti circa venti centimetri.
La respirazione deve essere DIAFRAMMATICA (le spalle e il petto restano fermi e la pancia si deve gonfiare). Ti consiglio, inoltre, di non svolgere gli esercizi a stomaco pieno. Ma attenzione a non andare in riserva d’aria. Se durante l’esercizio non hai più fiato e devi contrarre gli addominali per averne ancora, significa che stai andando in riserva d’aria. Se inizia a girarti la testa, o avverti uno strano formicolio, siediti e riposati, aspetta 10/15 minuti prima di riprendere l’esecuzione.

Registrarsi mentre si legge o mentre si parla è un ottimo metodo per fare passi da gigante.
Riascoltarsi, infatti, aiuterà a capire quali sono gli errori e di conseguenza dove focalizzarti per migliorare.

Imita. Non sto scherzando. Imita chi parla bene, ascolta i doppiatori (quelli bravi). Imita le diverse parlate, fai finta di commentare una partita, di fare il telecronista, di illustrare le previsioni del tempo, di interpretare un ricco nobile con la puzza sotto il naso, imita chi ti pare e piace, ma divertiti a farlo!

Ma soprattutto esercitati COSTANTEMENTE!

Parlare correttamente oggi è importantissimo, sia che tu voglia fare l’attore, il doppiatore, lavorare nel mondo dello spettacolo, sia che tu voglia parlare in pubblico.
Non aver paura di parlare correttamente davanti agli amici o ai parenti. All’inizio saranno lì a prendersi gioco di te ma alla fine ti guarderanno con occhi diversi. Penderanno dalle tue labbra, non vorranno fare altro che ascoltare la tua voce. Saranno pronti ad andare in guerra pur di sentirti parlare.

Venderebbero la madre pur di… va bene scherzo, sto esagerando.
Ma in ogni caso parlare bene sarà per te una marcia in più.

Questo te lo posso assicurare!

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Mariangelo D'Alessandro

Mariangelo D'Alessandro nasce il 1 aprile 1995 a Salerno. Si diploma al liceo scientifico Parmenide di Roccadaspide e si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne a Napoli, dove attualmente studia. Collabora con la Testata - Testa l'informazione fin dai suoi albori come redattore e attore. Nel febbraio del 2018 pubblica il suo primo romanzo "MDA".
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