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Marie Duplessis, la signora delle Camelie

«Era impossibile, infatti, vedere una bellezza più incantevole di quella di Marguerite. […] La testa – una meraviglia – era oggetto di una particolare civetteria. Era assai piccola e la madre, direbbe De Musset, sembrava averla fatta così per farla con più cura. In un ovale di una grazia indescrivibile, mettete due occhi neri sormontati da sopraccigli che formavano un arco cosi perfetto da sembrare dipinto; velate questi occhi con grandi ciglia che quando si abbassavano gettavano un’ombra sul rosa delle gote; tracciate un naso sottile, dritto, malizioso, con le narici un po’ aperte da un’ardente vocazione alla vita sensuale: disegnate una bocca regolare, con le labbra che si aprono graziosamente su denti bianchi come il latte; colorate la pelle di quel velluto che copre le pesche mai toccate da nessuna mano, e avrete l’insieme di questa testa incantevole». 

È con queste parole che Alexandre Dumas figlio descrive Marguerite Gautier, l’incantevole protagonista di uno dei suoi romanzi più celebri, La signora delle camelie.

Titolo quanto mai azzeccato se consideriamo che nel linguaggio dei fiori la camelia rappresenta, appunto, la bellezza perfetta.

Ma chi era Madame Gautier, protagonista indiscussa della vita mondana e dei lussuosi segreti di quella società che Dumas chiama demi-monde?

A quanto pare la bella parigina è ispirata alla storia d’amore che lo stesso scrittore intrattenne per circa un anno con Marie Duplessis, pseudonimo di Rose Alphonsine Plessis, conosciuta a Parigi nel 1844. Una donna dall’incredibile bellezza che ispirò, tra l’altro, numerose opere letterarie, cinematografiche e teatrali. Basti pensare che nel 1853 debuttò La traviata di Giuseppe Verdi in cui, sotto le vesti di Violette Valéry, si nasconde proprio la Duplessis.

Nota quindi in tutto il mondo, Alphonsine trascorse la maggior parte della sua infanzia in un paesino della bassa Normandia, in preda alla povertà più vorace e ad un padre violento ed alcolizzato che la costrinse a prostituirsi già in tenera età.

Dotata però di una raffinata intelligenza, poco più che adolescente Alphonsine riuscì a liberarsi dai soprusi del padre trasferendosi a Parigi dove lavorò prima come lavandaia e poi in una cappelleria.

Eppure, tra questi umili lavori, grazie alla sua eleganza, al suo charme e alla sua verginale bellezza, riuscì ad attirare l’attenzione di un ricco mercante che, diventato il suo amante, le mise a disposizione un appartamento dove poter iniziare una nuova vita.

Un’occasione che la giovane non si lasciò scappare.

«Perché mi sono venduta? Perché un lavoro onesto non mi avrebbe mai dato il lusso di cui avevo un desiderio sfrenato» dirà lei stessa.

E quale migliore città poteva esaudire ogni suo desiderio e placare ogni vanità se non la bella Parigi? E così fu.

Nel giro di poco tempo Alphonsine coltivò numerosi interessi intellettuali dedicandosi alla lettura e allo studio del pianoforte da autodidatta. Nel giro di un anno divenne la cortigiana più bella, più ambita, più nota e soprattutto la più costosa di tutta Parigi.

In men che non si dica caddero ai suoi piedi, l’uno dopo l’altro come mele mature, gli uomini più importanti e illustri di tutta la capitale e non furono pochi gli scandali causati da quella stregante bellezza.

Basti ricordare la relazione che Marie intraprese con il Agéron de Gramont, un aristocratico destinato al successo e una brillante carriera politica nella Francia di Napoleone III che ebbe l’accortezza di farla raffinare impartendole lezioni di piano, danza e comportamento.

Fu proprio in occasione di questa frequentazione che Alphonsine mutò il suo nome in Madame Marie de Duplessis. Il “de” infatti, donava al suo umile cognome delle parvenze aristocratiche mentre il nome fu in onore della Madonna.

Questa deliziosa liaison terminò per volere della famiglia di lui che, pur di allontanarlo dalla donna e mettere a tacere i pettegolezzi riguardo una relazione così sconveniente, lo obbligarono a partire lasciando Marie nello sconforto.

Ma niente paura, il rampollo non fu certo l’unico. Marie infatti si circondò di numeri amanti prendendo l’abitudine di appuntare sui suoi abiti una camelia bianca, simbolo di bellezza e disponibilità, che sostituiva, per cinque giorni al mese, con una camelia rossa.

A lui infatti successe immediatamente Henry Seymour, presidente del più esclusivo circolo parigino, il compositore Franz Liszt all’epoca famosissimo, il conte svedese von Stakelberg e, come accennato prima, Dumas figlio con il quale condividerà un anno di bruciante passione. Di fatti, molti dei loro dettagli amorosi, si trasformarono poi in materia letteraria – sta a voi scoprire quali – che confluiranno nel famoso romanzo.

Dopo circa un anno, a malincuore, lo scrittore interruppe la relazione lasciando l’amata con una lettera poiché conscio del dolore che una relazione del genere poteva causargli.

C’è da dire che nel romanzo Dumas sdolcinò parecchio la cortigiana attribuendole un eccessivo romanticismo che molto probabilmente non le apparteneva.

Successivamente, la Duplessis, convola a nozze con il conte Édouard de Perrégaux, un matrimonio che però si concluse nel giro di un anno costringendo Marie, ormai malata di tubercolosi, a rinchiudersi nel suo lussuoso appartamento dove si spense il 3 febbraio del 1847.

Tre giorni dopo la sua morte, il suo appartamento e tutti i suoi bene furono messi all’asta per pagare i suoi innumerevoli debiti causati da una vita lussuosa e senza freni.

Morì sola, senza coloro che tanto l’avevano amata ma, come scrisse un cronista commentando la sua morte, “Coloro che hanno vissuto nel clamore finiscono sempre nel silenzio”.

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Adele De Prisco

Adele De Prisco, nata nel cuore dell'inverno nel quasi ormai troppo lontano 1995 a Gesualdo, è una laureanda in Filologia Moderna presso la Federico II. Non ama definirsi né raccontarsi, nella maggior parte dei casi non è nulla di quello che pensate voi. Dunque, tutto quello che c’è da sapere sul suo conto lo scoprirete leggendola su La Testata, o forse no.

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