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Sul set del Bar Luce, Wes Anderson vestiva Prada

Quando pensiamo ai film di Wes Anderson la prima cosa che ci balza alla mente sono le maniacali simmetrie, i colori pastello e i personaggi bizzarri raccontati tra atmosfere oniriche e surreali, miste a fiabe e realtà distorte.

I suoi sembrano quasi universi immaginari ma così incredibilmente reali. Crea dal nulla luoghi e città fantastiche, sempre più astratte, non a caso l’originalità delle ambientazioni e dei personaggi è meticolosa e viene fuori dalla cura sulla scelta del décor e dell’oufit.

Con Wes ogni cosa ha un suo perché, mai niente è lasciato al caso. Potremmo definirlo quasi un regista-stilista. Gli oggetti, gli interni, i costumi, le luci danno vita alle sue trame e tutto è studiato per la costruzione di qualcosa.

L’immaginario estetico del regista è legato, senz’ombra di dubbio, agli anni Sessanta e Settanta del Novecento: prende, spulcia e ruba dal passato per rendere moderno e cool ciò che non lo è più da tempo.

È riuscito, nonostante l’accusa di “fare sempre gli stessi film”, a catturare la nostalgia, quella splendida saudade difficile da spiegare a parole, mettendola a servizio di tutti.

Nel 2015 però Wes Anderson non ha diretto un film, ha progettato un bar: il Bar Luce, un locale ispirato al design dei caffè milanesi degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.

Se avete amato Grand Budapest Hotel e Moonrise Kingdom, allora questa nuova strana invenzione di design è il posto da “visitare” al più presto!

Inaugurato il 9 maggio dello stesso anno nella nuova sede della Fondazione Prada di Largo Isarco a Milano, il Bar Luce potrebbe essere, a detta di Anderson:

«un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi non cinematograficiHo cercato di creare un luogo dove andare cinque volte alla settimana. Da ragazzo volevo diventare architetto, perciò questa per me è stata l’occasione perfetta per fingere di esserlo davvero!».

Non tutti sanno che Fondazione Prada ha lo zampino di Wes Anderson, nonostante sia cuore pulsante e motivo di via vai per gli appassionati d’arte.

Quando si è lì non ci si fa caso, eppure è il primo edificio che si vede prima di entrare in Fondazione. Siamo attratti dalla parola BAR così si chiede la solita bottiglia d’acqua, si dà un’occhiata al bookshop, ci si esalta per il vecchio flipper messo nell’angolo e poi si va via.

E invece le storie malinconiche e i finali dolci-amari sono tutti presenti lì, in quello spazio atemporale in cui si è avvolti da un’aurea atipica e distopica. Potremmo sederci e mangiare un cornetto e accorgerci di avere accanto il Signor Fox, girare l’angolo e trovare appeso a un chiodo il vecchio binocolo di Suzy oppure leggere un buon libro e ascoltare la musica diegetica di un vecchio juke box diventare la colonna sonora di un’esperienza magica.

Non è un caso che Wes Anderson, tra tutti i registi, ha scelto di progettare un bar, non è un caso che proprio l’Italia sia stata scelta come sede per il Bar Luce.

Innanzitutto, gli italiani amano Wes Anderson. Ed è anche vero il contrario.

L’età d’oro del cinema italiano, il neorealismo, ha avuto un’enorme influenza su di lui e in effetti, il Bar Luce è anche un omaggio a quell’Italia del dopoguerra e del boom economico che è stata rappresentata dai mostri sacri del cinema italiano. Wes Anderson afferma esplicitamente di ispirarsi all’atmosfera che si ritrova nei film come Miracolo a Milano di Vittorio De Sica e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti.

Bar Luce è un luogo con una forte cultura pop e vintage insieme. Il soffitto già precedentemente a volta, è stato coperto con una carta da parati che richiamasse lo stile della Galleria Vittorio Emanuele, così anche per i pannelli in legno che simulano i balconi e le finestre della stessa.

Un pavimento rosa con chiazze di rosso, grigio e bianco dà l’impressione di fluttuare tra nuvole di zucchero filato, mentre i tavoli e le sedie sono tutti in colore pastello, firma inconfondibile del regista.

Ogni oggetto, come sempre, partecipa alla costruzione di un luogo sospeso nel tempo dove godersi i giochi di luce e perché no, un pranzo fugace.

Potrebbe sembrare strano che un regista si improvvisi designer di interni per bar ma se lo chiedete a noi, ci è riuscito benissimo!

Se ami il cinema dagli una possibilità.

Il Bar Luce è aperto dal giovedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, in Largo Isarco 2 a Milano.

Serena Palmese

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La Redazione

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