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Because the night belongs to writers

Fin dalla notte dei tempi, il buio è sempre stato assimilato al concetto di nascosto, di paura, di recondito.

È nel buio della notte che si nascondono i mostri, quelli reali e quelli fittizi così come è di notte che i nostri pensieri più scomodi prendono vita.

Ma non sempre la notte, o anche, le sue tenebre vengono per nuocere.
Ci sono stati autori che hanno saputo fare della notte il momento, il luogo, la metafora ideale per raccontare il loro viaggio, che sia al termine delle notte o che duri una notte intera.

Durante la quarantena ho avuto modo di leggere numerosi libri e due, che trattano proprio il tema della notte anche se in maniera completamente diversa, hanno attirato la mia attenzione.

Uno è Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, il cui titolo originale Voyage au bout de la nuit cioè “al fondo della notte” rende ancora meglio il concetto che Céline vuole trasmettere all’interno del romanzo.

“Ero bambino allora, mi faceva paura la prigione. È che non conoscevo ancora gli uomini”.

Il fondo della notte di cui l’autore parla è quel fondo buio che si tocca quando in mano non si ha più niente, nemmeno la speranza.
Il viaggio di Céline è un viaggio psichedelico, allucinogeno: ci si trova catapultati da un posto ad un altro, sempre tutti al limite del vivere umano, in condizioni di degrado e miseria che fanno stare male solo a leggerne.

Ed è di notte che Céline fa quelle esperienze e quegli incontri che gli cambiano la vita, in quel segmento di tempo in cui non c’è luce né fuori né dentro.
“La maggior parte della gente non muore che all’ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent’anni d’anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della terra.”

Un altro romanzo che parla di incontri notturni è After Dark di Haruki Murakami, autore di libri come Kafka sulla spiaggia o Norwegian Wood.
Qui la notte è sì reale, anche se molto più illuminata rispetto a quelle di Céline ma è soprattutto la metafora di un buio che avvolge i protagonisti del breve romanzo.

“Si ha impressione che la notte sia diventata più profonda di un grado.”

È un buio interiore che diventa sempre più scuro man man che avanza l’arrivo del giorno.
Capirlo durante la lettura è difficile, arriva come una sorta di epifania una volta chiuso e riposto il libro sullo scaffale.
Può apparire come un semplice racconto ambientato di notte, in cui non si riescono a collegare i diversi fili (come spesso accade nei romanzi di Murakami) e invece è un’analisi attenta, se a sua volta il lettore presta attenzione, a quelli che sono i più torbidi desideri dell’inconscio umano che diventano sempre più profondi man mano che la notte avanza e
che si nascondono, poi, con l’arrivo della luce.

È un libro che attraverso il racconto di vari personaggi ci fa porre delle domande su cosa effettivamente sia per noi giusto o sbagliato, cosa ci troveremmo a fare se incappassimo in una determinata situazione.
Non scale di valori assoluti, ma quello che noi siamo davvero.

Scrivere della notte o di storie ambientate di notte permette in un certo qual modo di entrare in contatto con la vulnerabilità di tutti: personaggi e lettori, perché di notte tutte le corazze cadono e ci troviamo a fare i conti con i dubbi, le domande irrisolte, con le nostre paure e dolori più grandi.
Ma anche quando la notte sembrerà infinita e sempre più buia sarà sempre seguita dal giorno.

“Non ci sarà mai notte tanto lunga da impedire al nuovo sole di sorgere” (Ishiguro, Quel che resta del giorno)

Maria Rosaria Corsino

Vedi anche: Famolo strano: le abitudini eccentriche degli scrittori famosi

Maria Rosaria Corsino

Maria Rosaria Corsino nasce a Napoli il 26 Dicembre 1995 sotto il segno del Capricorno. Laureata in Lettere Moderne, si accinge a diventare filologa. Forse. Redattrice per “La Testata”,capo della sezione di grafica. Amante della letteratura, della musica, dell’arte tutta e del caffè.

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