George Orwell is watching you. Cinque curiosità sull’autore di 1984

C’è stato un tempo, o meglio, ci sarà un tempo in un futuro distopico in cui non saremo noi a guardare Il Grande Fratello ma sarà lui a guardare noi.

Di cosa sto parlando? Del romanzo 1984 di uno degli autori più apprezzati della letteratura: George Orwell

Anche se magari non avete mai letto un suo romanzo, il nome vi suonerà sicuramente familiare.

Orwell è stato uno dei più grandi e importanti scrittori del ventesimo secolo, padre di due dei romanzi più famosi al mondo: 1984 e Animal farm.

Ma anche se le sue opere vi sono note, ci sono delle cose di lui che magari non sapete.

Poiché in redazione siamo abbastanza pettegoli, abbiamo deciso di fare delle ricerche (per non dire che ci siamo fatti gli affari di Orwell) sulla vita di questo personaggio, e abbiamo scoperto delle cose molto interessanti.

Curiosi?

Il suo vero nome non è George Orwell

Lo so, sarete rimasti scioccati.

Eppure è così: il suo vero nome è Eric Arthur Blair ed è nato in India.

Quindi no, non si chiama realmente come il Santo patrono dell’Inghilterra e non è un londinese DOC.

Lo pseudonimo di George Orwell venne assunto dallo scrittore dopo che il suo dattiloscritto Senza un soldo a Parigi e a Londra venne accettato da Gollancz e il giovane Blair chiese di essere pubblicato con uno pseudonimo, scegliendo il nome Orwell in omaggio ad un fiume a lui caro in cui era solito pescare.

Ha coniato il termine Guerra Fredda

Ve lo aspettavate? Io no.

Nel 1946, sul numero del 10 Marzo dell’ ”Observer”, Orwell utilizzò l’espressione “Guerra Fredda” per fare riferimento, in realtà, ai rapporti tesi tra Russia e Gran Bretagna.

L’utilizzo del termine come lo intendiamo oggi fu usato nel 1947 da Herbert Bayard Swope.

A dirla tutta, per rendere la cosa ancora più divinatoria, Orwell aveva iniziato ad ipotizzare già nel 1945 ad un Ventesimo secolo vissuto nell’angoscia “dell’ansia nucleare”, pubblicando sul “Tribune” un saggio intitolato You and the Atomic Bomb in cui esprimeva le sue preoccupazioni verso le armi nucleari.

Era molto superstizioso

Fa strano crederlo, eppure è così: George Orwell non passava sotto le scale e non apriva l’ombrello in casa.

Seriamente, il nostro George era allo stesso tempo attratto e spaventato dal mondo dell’occulto e della stregoneria.

Sosteneva di aver visto un fantasma nel cortile della Chiesa di Wllington e all’università di Eaton creò insieme ad un amico la bambola vodoo di un ragazzo più grande che era solito fargli dei dispetti.

Il poveretto non finì bene ed Orwell ha avuto dei sensi di colpa nei suoi confronti per tutta la vita.

Ma non basta: era inoltre convinto che si potesse praticare una magia nera usando solo il nome di una persona e anche per questo si fece tatuare sulle nocche dei cerchi blu che tenevano lontano la sfortuna.

Fu la sua casa ad ispirarlo per Animal Farm

“The Stores” era il nome del cottage in cui Orwell visse insieme alla moglie Eileen O’Shaughnessy e che era oggettivamente una catapecchia: scarsamente riscaldata e col tetto in lamiera.

Ma i due coniugi amavano quel posto e ci rimasero a lungo, guadagnando soprattutto nella vendita di caramelle ai bambini del posto.

Nonostante ciò, fu proprio questo luogo ad ispirarlo per uno dei suoi romanzi più noto, se non addirittura il più famoso: Animal Farm (La fattoria degli animali).

E pensare che il padre non voleva facesse lo scrittore

Come in ogni biografia di un grande autore che si rispetti, anche Orwell andò contro la volontà del padre che voleva per lui una carriera da diplomatico in Birmania.

Fortunatamente, Orwell non lo stette ad ascoltare e seguì la sua strada diventando uno dei più importanti scrittori contemporanei.

Meno male!

 

Maria Rosaria Corsino

 

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