Cinque misteri che non conosci sulle opere d’arte (parte 2)

I quadri hanno un loro fascino e la loro fama attraversa i tempi.

Ma assieme alla storia portano con sé i propri misteri. Ecco cinque misteri e curiosità su opere d’arte che forse non conosci.

La ronda di notte è alla luce del giorno

La celebre tela di Rembrandt La guardia civica in marcia, meglio conosciuta con il titolo di La ronda di notte, per quanto il titolo indichi uno scenario notturno, rappresenta una scena svoltasi in pieno giorno. Durante il restauro del 1947, infatti, venne rimosso un sottile strato di fuliggine dalla superficie della tela; ciò permise di scoprire che la scena, sebbene la tela abbia un titolo notturno e prima avesse appunto dei toni cupi, era ambientata in pieno giorno, riscoprendo giochi di colore che prima non erano accessibili allo spettatore.

Il simbolo della forza nell’alfabeto ebraico

In un affresco della Cappella Sistina sono rappresentate le figure di Davide e Golia. Osservando bene la posizione in cui i due sono ritratti, alcuni studiosi si sono domandati come tale postura potesse avere una tale potenza icastica, fino a scoprire il mistero che si cela nell’affresco. Davide e Golia, infatti, formano con i propri corpi la lettera dell’alfabeto ebraico chiamata Gimel, che nella tradizione mistica della cabala rappresenta la “forza”.

Come vendicarsi per un tradimento

Uno dei più famosi quadri di Gustav Klimt ritrae Adele Bloch Bauer e fu commissionato al pittore dal marito di Adele, l’industriale dello zucchero Ferdinand Bloch Bauer. Ferdinand aveva scoperto che sua moglie Adele e Klimt erano amanti. Non pare dunque strano che avesse deliberatamente deciso di far trascorrere ancora più tempo insieme ai due? Eppure aveva architettato un piano tutto suo per far naufragare la relazione adultera… La speranza di Ferdinand era che Klimt iniziasse a detestare Adele a forza di fare schizzi per poterla ritrarre. E Ferdinand ci vide giusto; il lavoro per la realizzazione dell’opera fece sì che la fiamma tra i due amanti si spegnesse.

La profezia sulla fine del mondo

La ricercatrice italiana Sabrina Sforza Galizia ha proposto un’interpretazione insolita dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci. Sostiene infatti Sforza Galizia che nel dipinto sarebbe celata una profezia della fine del mondo, che dovrebbe avvenire il 21 marzo del 4006. Sforza Galizia è giunta a tale conclusione decifrando il codice matematico e astrologico del dipinto, ma questo non sembra essere l’unico mistero celato dall’opera. Osservando la posizione delle mani di Cristo e degli apostoli, assieme ai pani presenti sul tavolo, si può notare una disposizione che permette la formazione di uno spartito musicale. Ponendo mani e pani come note sul pentagramma se ne può addirittura ricavare un breve motivetto.

Il mondo in giallo

Come è noto, il giallo è il colore dominante di quasi tutti i dipinti di Vincent Van Gogh. Dopo una serie di studi, il professor Paul Wolf ha spiegato che un effetto collaterale di un farmaco per l’epilessia, di cui Vincent sarebbe stato assiduo consumatore, altera la percezione del colore, creando una visione sempre orientata verso il giallo. Il mondo per Van Gogh potrebbe quindi essere stato quello che noi oggi possiamo osservare nelle sue tele.
Tuttavia esiste una seconda versione di questa storia: il pittore era, tra l’altro, un assiduo consumatore di assenzio, alcolico che contiene tujone, il cui consumo smodato potrebbe causare una percezione dei colori orientata verso il giallo.

Francesca Caianiello

 

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