“Colombo”: i Baustelle e Carlo Emilio Gadda

“È una metafora del male naturalmente insito in questo sistema capitalistico. Gli assassini di Colombo non uccidono quasi mai per motivi sentimentali: uccidono per avere più soldi o più potere. Il coro degli assassini della canzone siamo un po’ tutti noi, adulti occidentali, che viviamo in un mondo di apparente benessere ma siamo tutti schiavi del potere, della voglia di arricchirci, e restiamo imprigionati nella richiesta di sicurezza, di difesa ossessiva del proprio orto”.

Francesco Bianconi

Nel 2008 i Baustelle pubblicano Amen, il quarto album della loro carriera musicale, con cui cominciano quell’analisi più spietata della civiltà occidentale che raggiunge il suo apice con il lavoro successivo del 2010 I mistici dell’Occidente. Forse questi due album rappresentano insieme la parabola più viscerale dell’uomo contemporaneo e della società annichilente che lo ingloba e lo rende indifferente carnefice a sua volta divorato da animali più grossi. L’impuro e deprimente benessere che sembra aver toccato la classe borghese italiana non ha fatto altro che generare zombie non più capaci di ribellarsi impegnati a trascinarsi lungo le loro vite e cercando di arraffare quanto più possibile. Tutto è impantanato negli stagni della civiltà e il movimento possibile è solo quello centrifugo.
Ascoltando per l’ennesima volta il disco Amen e in particolare la canzone Colombo ci si accorge dei chiari riferimenti a Gadda dalla citazione del suo eterno incompiuto La cognizione del dolore che permea tutto il brano in chiave ovviamente contemporanea.

“Arriva un investigatore. Ci deduce l’anima.
La nostra cognizione del dolore illumina”.

L’investigatore a cui si riferisce il testo – a partire dal titolo e dal citato John Cassavetes che ha diretto alcuni episodi – è senz’altro il tenente Colombo, iconico e omonimo personaggio della serie investigativa, famoso per i suoi metodi investigativi differenti rispetto al classico schema che prevede indizi svelati e assassino rivelato dopo la summa delle prove. Grazie alla sua geniale intuizione e il suo essere apparentemente distratto e manovrabile riesce sempre a dedurre e a scoprire chi sia il colpevole traendolo in inganno e sfinendolo. Ma investigatore è anche Don Ciccio Ingravallo, il famoso personaggio gaddiano che si muove attraverso le pagine di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana che condivide con il primo quell’aspetto trasandato da ceto medio ma non la serialità né tantomeno la logica positivista della soluzione svelata e della scoperta oggettiva della verità finale. Il turbamento probabilmente è un aspetto comune a entrambi ma mentre il primo non si lascia sopraffare e persegue il suo scopo, il secondo, coinvolto più del dovuto, perde la lucidità e la capacità di districare quel groviglio, se mai fosse possibile farlo. Quest’aspetto di non finito e di impossibilità di un accordo tra deduzioni e risoluzione finale è il grande e sistematico complesso della nostra contemporaneità. Gli uomini spesso ignorano che le azioni hanno delle conseguenze. Questa è la condizione dell’uomo occidentale che può modificare e variare il destino di qualcuno in un attimo senza che gli sia consentito accorgersene. In un mondo in cui sembra dominare il principio di indeterminazione il capitalismo muove i suoi fili e genera assassini sempre più avidi attraverso relazioni infinite e invisibili che viaggiano e collegano milioni di persone.

“La logica spietata del profitto o chissà cosa ci
Fa figli dell’Impero Culturale Occidentale.
Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce”.

Il fascino della proprietà privata diventa sempre più accecante generando esseri assuefatti dal profitto e immersi nel benessere, gli assassini di Colombo, unico personaggio outsider nella fascinosa e benestante alta società di Los Angeles.

“Siamo architetti ricchi di Bel Air.
E vecchie dive del noir.
Abbiamo ville. Abbiamo cadillac.
Ed uccidiamo per soldi come te.
Puoi controllare i nostri alibi.
Siamo eleganti e sereni.
Siamo avvocati rispettabili.
E ci inchiniamo al denaro come te”.

La casa di Gonzalo e della madre, “il palazzo degli ori” di Via Merulana sono i luoghi in cui si riversa il male, e i gioielli sono i moventi materiali delle propaggini del male radicato nella società e impossibile da fronteggiare. O forse Colombo con la sua “zazzera” spettinata ci riesce?

 

 

Maria Cristiana Grimaldi

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