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Tame Impala: let they happen

In occasione dell’uscita del nuovo album prevista per febbraio 2020 e anticipata dal singolo “It might be time” ricordiamo qualche pezzo topico della band proveniente dall’Australia che ha creato una connessione mistica tra noi e gli anni 70.

Comincia proprio così il percorso, attraverso un sound psichedelico e dilatato che trascina per le orecchie nel sogno frastornato e schizzato degli anni che molti di noi avrebbero voluto vivere o assaporare.

Nel 2010 esce “Innerspeaker” album di esordio ma non prima messa in onda del gruppo che si era fatto conoscere attraverso diversi Ep.
Uno di questi conteneva la traccia “Desire Be Desire Go” (https://www.youtube.com/watch?v=RjeaW48wkPo) ripresa nella prima raccolta e manifesto vero e proprio di un revival moderno di quelle tracce e quei testi che hanno segnato un’epoca e continuano a squarciare quelle a venire con distorsioni che non saranno mai dimenticate. In questo pseudo-esordio c’è tutto ciò che era stato, sistemato formalmente e fatto combaciare alla perfezione attraverso stampi importanti soprattutto provenienti da Beatles, Pink Floyd, The Doors. Il testo è una spietata presa di coscienza della monotonia della vita in bianco e nero fotocopiata ogni giorno uguale da una segretaria annoiata nell’ufficio di una grande azienda. Almeno questa è la sensazione.

 

“…Everyday
Back and forth, what’s it for?
What’s it for?
Back and forth, everyday
Everyday

Back and forth
What’s it for
I don’t know
I’ll get out, won’t have to
Check my watch

I don’t have the verve to belong to this dead side
Oh, why I ever tried, I don’t know
Oh, dare I face the real world?…”

 

Solo il desiderio e la sua spinta vitale possono macchiare le fotocopie e renderle a colori. Magari un po’ di LSD ha fatto la sua parte.

2012, la psichedelia non si ferma ma acquista un timbro più marcato e personale. Si tratta del secondo album “Lonerism”, un viaggio che ha a che fare con la nostra interiorità, si riallaccia al mito indiano di cui precursori furono i Beatles e si innesta nella realtà contemporanea. Tutto ciò avviene in Francia attraverso l’abuso dei sintetizzatori. Ancora una volta sembra di sognare, a orecchie aperte, mentre “Apocalypse Dream” (https://www.youtube.com/watch?v=KQH2Kq1QXaI) avanza attraverso le cuffiette e opacizza il resto, quello che c’è intorno. Bisogna essere qualcuno ma non se stessi in questo mondo che cambia vorticosamente.

“…Oh it feels so real in my sleep
Never felt so good, so close I do with you
Into the day, the strangest feeling
Do you really live without the fear?…”

Il sonno viene turbato d’improvviso con una svolta decisiva per molti vecchi ascoltatori e avviene col terzo album più elettronico e quasi dance. Nel 2015 esce “Currents” in cui i synth diventano essenziali per squarciare il torpore ed entrare nel mondo contemporaneo e nelle sue vicissitudini che scorrono elettriche. Non è abbandonato del tutto lo stile trip-psichedelico semplicemente diventa una chiave pop e fantastica che s’insinua nella vita per affrontare certi drammi, tra cui quelli amorosi. “Let it happen” (https://youtu.be/pFptt7Cargc), forse un tributo sottile di “Let it be” ma più veloce e frenetica, adatta alla nostra realtà e agli eventi che ci trascinano. Mentre i Beatles ci indicano la strada per la pace e a “lasciar perdere” il rancore instillando in noi una calma rassicurante, i Tame Impala ci scuotono ricordandoci che lo stress della vita metropolitana, l’ansia del tempo che corre e porta via minuti utili alla produttività, possono essere motori a propulsione che se da un lato ci consumano dall’altro ci ricordano quanto siamo vivi.

“…All this running around
I can’t fight it much longer
Something’s trying to get out
And it’s never been closer
If my ticker fails
Make up some other story
And if I never come back
Tell my mother I’m sorry…”

 

Maria Cristiana Grimaldi

La Redazione

Ciao! Sono la Redazione de La Testata – Testa l’informazione. Quando non sono impegnata a correggere e pubblicare articoli mi piace giocare a freccette con gli amici.
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