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“Il figlio velato” di Jago illumina la Sanità di bellezza

Il 21 dicembre 2019, in pieno clima pre-natalizio, la bellissima, sottovalutata chiesa di San Severo fuori le mura della Sanità di Napoli ha ospitato l’inaugurazione della mostra permanente dell’ultima opera di Jago, lo scultore trentaduenne che ha cambiato il volto contemporaneo della scultura.

Curata da Luca Iavarone (per conoscere meglio Luca, clicca qui) , l’operazione “Figlio velato” ha come fine ultimo quello di rendere la nuova scultura di Jago un simbolo tra i simboli di Napoli.

Le opere di Jacopo Cardillo, nome d’arte Jago, ampiamente conosciute grazie ai social, hanno girato il mondo già da qualche anno, diventando il baluardo attuale della scultura italiana. Al pari di un Michelangelo, un Donatello, un Bernini, l’abilità di questo giovanissimo artista, talento assoluto ed indiscusso, ha incantato il mondo senza distinzione di età, sesso, nazionalità. La commistione tra classicismo ed innovazione, il modo rivoluzionario di operare sui materiali d’utilizzo, il famoso “marmo morbido” che è diventato il suo marchio di fabbrica, hanno riportato e rieducato l’occhio del fruitore d’arte medio allo studio e all’analisi del “come” oltre del “cosa”. La città di Napoli, casa di sculture di altissimo livello artistico, città di cultura e ricchezze storiche d’ogni provenienza e stile, sede dell’incredibile Museo Cappella San Severo che custodisce il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino (1753), si è fatta madre e culla di un ulteriore capolavoro: Il figlio velato, scolpito, appunto, da Jago. Il luogo prescelto come dimora permanente di questa scultura precisissima, incredibile è altrettanto incredibile, ricco di fascino e culture – nonché subculture – ovvero il quartiere Sanità di Napoli. Il figlio velato potrà essere ammirato nell’altra San Severo, quella fuori le mura, quella chiesa meno visitata, meno conosciuta alle masse, forse. Ma ieri, all’inaugurazione, questo non era assolutamente visibile o percepibile. In moltissimi tra giornalisti, curiosi, appassionati d’arte, si sono recati fin lì, da ogni parte di Napoli, per assistere allo svelamento, alla rivelazione. Per parlare con Jago del movente dietro la sua creazione, che così tanto ricorda suo padre – o fratello maggiore – scolpito da Sanmartino. Il “figlio” sotto il velo sembra vero, quasi ci si aspetta un movimento, un respiro, un vagito, la sua figura è infantile ma anche vecchia, gravida. Sembra rappresentare ogni vittima innocente del nostro tempo, ogni creatura incapace alla difesa, ma è anche una piccola speranza, un neonato figlio della collettività, la quale è capace di mettere da parte le differenze superficiali per poterlo crescere insieme in un mondo migliore, a misura di bambino. Lo sforzo del gruppo per prendersi cura di un nuovo nato, di un fiore appena sbocciato, indica anche la voglia e la fertilità del quartiere, del sud italiano capace di nutrire se stesso e le sue terre, pregne di frutti e vite da accogliere e raccogliere. Vita e morte riempiono spirito e sguardo del visitatore, completamente immerso in quest’esperienza sensoriale ed emotiva; la bellezza e la delicatezza del tocco artistico, del messaggio veicolato si fanno possibilità di crescita, di contemplazione del proprio passato e del proprio presente. L’arte come specchio e leva della società richiama a sé l’intelletto e la sensibilità di chi percepisce la necessità di un cambiamento, di una evoluzione che tarda ad arrivare. Jago – tra satira e bellezza pura, purissima – regala all’altro un’arte viva, vibrante, decisa come il suo tocco. Avventurati tra i vicoli e gli odori della Sanità di Napoli, lettore, cammina fino a San Severo fuori le mura con calma, goditi la città, assapora la sua realtà in tutte le salse e amala. La bellezza non è mai troppa, prepara gli occhi prima di entrare. Poi, quando sarai pronto, fai il tuo ingresso nella piccola chiesa e restaci finché vuoi, ammira l’arte in ogni suo dettaglio, capiscila, studiala, imparala a memoria. L’arte è un divenire, un processo, un cammino. Intraprendilo, senza timore. Buona visita!

 

Sveva Di Palma

 

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La Redazione

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