Ansia da social

Come ci sentiamo quando usiamo i social?

I social per loro natura avvicinano e uniscono le persone. Hanno un forte potere pervasivo nella vita di ognuno di noi: li usiamo per comunicare, per osservare le vite altrui, o semplicemente per passare del tempo.

I social ci hanno resi liberi, ma allo stesso tempo schiavi. Influenzano il nostro umore, ma anche la nostra salute mentale.

Ad esempio, avete mai avuto quella sgradevole sensazione di star perdendo qualcosa che sta succedendo? Quella sensazione ha un nome, ed è FOMO, Fear Of Missing Out. Si tratta di una paura antica come il mondo, o almeno quanto l’uomo e la società. Ma diventa ancora più reale in relazione ai social: Andrew Przybylski, nel 2013, definiva la FOMO come “la costante apprensione che altri stiano facendo esperienze positive dalle quali ci si sente esclusi, caratterizzata dal desiderio di stare continuamente connessi e informati su cosa stanno facendo gli altri”.

Ma i social cambiano la nostra giornata anche in altri modi: un’altra forma di disturbo sociale causato dall’uso dello smartphone è il Phubbing (phone e snubbing): snobbare qualcuno per il telefono, controllandolo compulsivamente durante conversazioni o situazioni sociali che richiedono la nostra attenzione.

Quello che c’è da dire è che questo comportamento non implica un disinteresse nelle relazioni face to face, ma è frutto di un processo psicologico tanto nuovo quanto primordiale. Si è scoperto, infatti, che il suono delle notifiche rilascia dopamina (sostanza legata al piacere): ogni qualvolta riceviamo una notifica nel nostro cervello si accende un bisogno impellente, quello di cliccare, creando una reazione pavloviana. Una vera e propria addiction.

In quanto dipendenza, crea nelle persone che ne fanno uso una non indifferente dose di frustrazione. Lo stress aumenta e non ci si sente mai appagati fin quando non si riceve la propria “dose”. Ancora di più ci si sente frustrati nel confronto con gli altri: alla base della natura umana, questa attività diventa il carburante di ogni social network che si rispetti.

Infatti, maggior parte del tempo speso online serve all’utente per cercare di raggiungere gli standard offerti dalle celebrità, una sorta di “effetto Instagram” dove ogni aspetto della nostra presenza sui social deve quantomeno avvicinarsi all’essere perfetto. Questo può portare allo scegliere un ristorante più “instagrammabile”, o, nel peggiore dei casi, seguire delle diete mortificanti perché pubblicizzate da influencer e fashion blogger.

Sono non pochi i disturbi sociali, dunque, che nascono o si accrescono sui social network e che portano a problemi quali insonnia, ansia o depressione. Ora potrete pensare che siamo qui a demonizzare i social media: il nostro obiettivo non è questo. Infatti, ne parliamo proprio per sottolineare la necessità di conoscere le trappole per evitarle e prendere solo il meglio da questi strumenti, in modo che il tempo speso online possa soltanto migliorare la qualità della nostra vita.

A tal fine, basta farsi una domanda: “Come mi sento quando uso i social?”.

 

 

Carolina Niglio

Disegno di Giuseppe Armellino

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